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A soli 39 anni, il 20 febbraio 2026, è scomparso il genio poliedrico di Nikolaj Komjagin, frontman degli Shortparis, uno dei gruppi che più hanno segnato la scena musicale russa (e non solo) negli ultimi dieci anni. Il musicista si è sentito male a seguito di un allenamento, secondo quanto riportato dalla giornalista Ksenija Sobčak.
Il successo degli Shortparis
Il primo album degli Shortparis (l’accento va sull’ultima sillaba, Shortparìs) è uscito nel 2013 e in pochissimo tempo il gruppo ha saputo ammaliare il pubblico russo e internazionale con la propria musica sperimentale (inconfondibile l’uso della voce, chirurgico il ruolo strutturale della batteria), con gli iconici videoclip (rigorosamente realizzati dalla band stessa) e, soprattutto, con la mistica energia delle loro performance, “magia pura” a detta del critico Anton Dolin.
La loro musica è stata scelta dal regista Kirill Serebrennikov come colonna sonora in alcune scene di suoi film: per Leto (2018) gli Shortparis hanno realizzato una cover di All the Young Dudes di David Bowie, mentre ne La moglie di Čajkovskij si possono ascoltare due loro canzoni.
Il frontman Komjagin è stato inoltre attore, interpretando ad esempio il poeta Vladimir Majakovskij nella serie tv Karamora (2022) e cantando testi di Voznesenskij e Vysockij al (fu) teatro Gogol’-Centr.
Oltre la New wave: un linguaggio esopico aperto alle interpretazioni
Spesso definiti come una band rappresentativa della New wave russa, gli Shortparis incarnano in realtà un fenomeno artistico che va oltre la mera componente musicale. L’estetica performativa del gruppo invita deliberatamente alla libera interpretazione, a una fruizione non passiva dell’elemento musicale e visivo, non offrendo un messaggio preconfezionato al pubblico (i videoclip ne sono un esempio lampante, anche per chi non comprende il russo).
Come ricorda il promoter musicale Stepan Kazar’jan, all’interno del contesto russo, sempre più soffocante nei confronti degli artisti, “il gruppo Shortparis si è tenuto a lungo in equilibrio grazie al proprio linguaggio esopico”, finché tuttavia anche i loro concerti non sono stati vietati nel paese. Ciononostante, la band ha scelto di non lasciare la Russia, esibendosi saltuariamente in Europa (a Belgrado e a Riga, ad esempio) e più spesso in Cina, dove la loro musica gode di grande successo.
Molto distanti dall’approccio politicamente impegnato (in testi e dichiarazioni) di alcuni artisti-attivisti, il linguaggio degli Shortparis è quello della loro arte, che volutamente complica le letture e sfida le semplificazioni. Kazar’jan afferma che “provocare le persone dal pensiero primitivo” sia un’autentica intenzione artistica, volta a “far aprire gli occhi alla gente e far capire che il mondo attorno è assai più complicato”.
Vi proponiamo di seguito tre canzoni, e relativi videoclip, per immergervi nel mondo caleidoscopico degli Shortparis, il cui futuro è ora incerto in seguito all’inaspettata scomparsa del frontman e “ideologo” (come spesso viene definito) Nikolaj Komjagin.
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Strašno (Fa paura, 2019)
Il video che accompagna questa canzone è forse quello che più ha portato visibilità e successo al gruppo. Sono tanti i dettagli che lo rendono memorabile: l’ambientazione scolastica che rimanda agli svariati casi di sparatorie a scuola (in Russia come altrove), la particolarissima scelta dei costumi o la studiata coreografia (che è, dopotutto, la cifra dei video degli Shortparis).
Forse però sono soprattutto due aspetti a rimanere impressi in Strašno: la scelta dei sottotitoli in caratteri arabi che accompagnano tutto il video. e la scena conclusiva, dove sulla bandiera russa compare a grandi caratteri il titolo del brano (sempre in arabo).
Come hanno commentato gli stessi artisti, “ci hanno chiamati islamisti e nazisti a un sol tempo, ma tutta questa confusione concettuale non ha che evidenziato ancor di più il tema su cui stavamo lavorando”. “Mano a mano si svelano trigger, spiacevoli associazioni mentali, tabù sociali, paure: la scrittura araba, anche se usata per scrivere la parola ‘amicizia’ o ‘amore’, viene inevitabilmente collegata al terrorismo, le teste rasate al neonazismo, e così via. Però, dopo questo gioco di significati, in fin dei conti resta una cosa: una condizione di angoscia non espressa, ma crescente, comune a tutti”.
Interessante, nel testo della canzone, una citazione non particolarmente nascosta a un brano del “padre” del punk siberiano Egor Letov, My – lëd (Noi siamo il ghiaccio, 1986): “Il ghiaccio non salverà / Il maggiore sta arrivando” (nel testo di Letov, “Noi siamo il ghiaccio sotto i piedi del maggiore”).
E, a proposito di Siberia, va detto che anche Nikolaj Komjagin era originario di questa regione, nello specifico della città di Novokuzneck (a cui ha dedicato un’omonima canzone), un elemento biografico non secondario, considerato che sempre più artisti stanno “decentrando” l’atavica forza centripeta delle storiche capitali russe.
Jablonnyj sad (Il giardino delle mele, 2021/2022)
Si tratta della canzone che dà il nome al quarto album della band, uscito nel 2021. Tuttavia, all’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina del febbraio successivo, gli Shortparis hanno deciso di realizzare una nuova versione del brano e di girare un video musicale, proponendo un featuring nient’affatto casuale: con gli Shortparis, canta il coro dei veterani della Seconda guerra mondiale “F.M. Kozlov” (e al pianoforte vi è il direttore artistico).
Benché venga da chiedersi come questi coristi abbiano interpretato il senso della canzone a cui hanno preso parte, per molti Jablonnyj sad di fatto esprime la posizione degli Shortparis in merito alla guerra e all’invasione. Il video si conclude con una sorta di cerimonia funebre, durante la quale i musicisti e coristi gettano mele nella fossa.
Dorme il grande paese
Eterna pare la sera
Sulla cattedrale del Cremlino
Si alza il vento [al ritornello successivo, sarà la cenere ad alzarsi]
Il pesce cerca le reti
Il corpo cerca eventi
La pallottola si è fatta più intelligente
Negli spargimenti di sangue
Govorit Moskva (Parla Mosca, 2021)
Infine, proponiamo la visione dell’ipnotizzante coreografia (si potrebbe quasi parlare di teatro-danza) del video che accompagna questo brano, inserito sempre nell’album Jablonnyj sad. Il titolo rimanda alla nota frase con cui il conduttore radiofonico sovietico Jurij Levitan apriva le trasmissioni durante la Seconda guerra mondiale.
Il video degli Shortparis inizia con una citazione di André Breton sul surrealismo, movimento artistico che, come ha ricordato recentemente anche Naomi Klein, può insegnarci molto di fronte ai fascismi odierni. E dopotutto il testo sembra suggerire proprio questo:
Dottoressa di ricerca in Slavistica, è docente di lingua russa e traduzione presso l’Università di Trieste, si occupa in particolare di cultura tardo-sovietica e contemporanea di lingua russa. È traduttrice, curatrice di collana presso la casa editrice Bottega Errante ed è la presidente di Meridiano 13 APS.