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Sono arrivati. E l’ondata non era nemmeno così difficile da prevedere. Alternative für Deutschland (AfD) è diventato il partito di maggioranza relativa a livello regionale prima in Sachsen-Anhalt poi in Mecklenburg-Vorpommern, Länder, che si trovano nella ex Repubblica Democratica Tedesca. Una formazione populista e di estrema destra che ha un rapporto ambivalente con il passato e in particolare con il periodo della DDR.
Motorini e inni
I vertici di AfD, molti dei quali cresciuti nella Repubblica Democratica Tedesca, utilizzano spesso simboli della Germania Est. Ad esempio, Björn Höcke, di professione docente, curiosamente cresciuto a Lünen in Nordrhein-Westfalen ma eletto in Turingia, si presenta frequentemente ai comizi e agli eventi in sella a un motorino Simson modello Schwalbe, un ciclomotore prodotto dall’omonima casa di produzione con sede a Suhl. Un uso, quello di un’icona della DDR, che ha causato le ire della famiglia fondatrice, i Simson, che dovettero fuggire dalla Germania e vendere l’attività per le persecuzioni del regime nazista.
Tino Chrupalla co-presidente del partito insieme ad Alice Weidel, il 15 luglio 2026 durante un comizio a Dessau-Rosslau ha cantato con uno dei candidati di punta, Ulrich Siegmund, un pezzo di Auferstanden aus Ruinen, l’inno della Repubblica Democratica Tedesca. Un momento propiziato dall’ospite, il comico Uwe Steimle, che alla richiesta di cantare l’inno nazionale tedesco aveva iniziato a intonare quello dell’“altra” Germania. Dopo aver inizialmente tentato di intervenire, i due si sono uniti al coro come molti presenti.
DDR, tra dittatura e Ostalgie
Alternative für Deutschland considera l’esperienza della Repubblica Democratica Tedesca in maniera ambivalente. Da un lato i leader di AfD comparano l’attuale Germania riunificata al regime guidato da Walter Ulbricht prima ed Erich Honecker dopo, definita come “Stasi 2.0” per la presunta mancanza di libertà di espressione, dall’altro però rievocano quel periodo come quella della sicurezza sociale e materiale (lavoro, agevolazioni), attingendo in pieno all’immaginario della Ostalgie con slogan come Zurück zu altererem sicheren Deutschland, “ritorno alla più vecchia e sicura Germania” e sfruttando le conseguenze delle politiche post-Riunificazione che hanno cambiato profondamente la vita degli ex cittadini della Germania Est.
Il mito della “vera” Germania
Il nuovo partito di maggioranza relativa in Sachsen-Anhalt e Mecklemburg-Vorpommern alimenta anche un altro mito, quello della ex DDR e dei suoi ex cittadini, ovvero quello di essere la “vera” Germania. Un’idea che si basa sulla lettura strumentale di alcune caratteristiche delle zone che facevano parte della Germania Est.
Ad esempio, quella parte del paese sarebbe quella con una maggiore omogeneità anche per la minore presenza di stranieri, dovuta alla politica migratoria della DDR. Inoltre, secondo chi propone questa visione, come AfD, le zone che una volta facevano parte della DDR sarebbero state quelle meno intaccate dai valori del consumismo e della globalizzazione. In più, sempre secondo AfD, in quella zona del paese ci sarebbero i “vecchi” valori come l’aiuto, la solidarietà.
La strumentalizzazione della Friedliche Revolution
Nella campagna elettorale la AfD si è proposta spesso in continuità con i movimenti che nell’autunno del 1989 contribuirono alla caduta del regime della Repubblica Democratica Tedesca, nel periodo chiamato Die Wende (“La svolta”). Alternative für Deutschland ha usato slogan come, ad esempio, Vollende die Wende (“Completa la svolta”).
Un uso strumentale con il quale si compara ancora una volta l’attuale sistema politico della Repubblica Federale con quello della DDR e che ha fatto infuriare chi quei giorni del 1989 in piazza contro il regime della DDR c’era davvero. Anche perché tra i sostenitori e i membri c’è chi, come Frank-Ronald Bischoff, classe 1948, neoeletto al Landtag della Turingia, ha avuto legami con il regime della Repubblica Democratica Tedesca (Bischoff fu per 12 anni un dipendente del ministero per la Sicurezza dello Stato).
In generale, Alternative für Deutschland usa il passato nella Germania Est manipolandolo a proprio piacimento, cogliendo gli aspetti più congeniali alla ricerca del consenso all’interno di un contesto dove crescono la disillusione, la rabbia e la protesta verso un governo percepito (e non da ora) lontano dalle istanze e dalle sensibilità di quella parte della Repubblica Federale.
Classe 1984, nato a Sesto San Giovanni quando era ancora la Stalingrado d’Italia. Germanocentrico, ama la Spagna, il Sudamerica e la Mitteleuropa. Collabora con Avvenire e coordina la rivista Cafè Rimet. È autore dei volumi “C’era una volta l’Est. Storie di calcio dalla Germania orientale”, “Rivoluzionari in campo” e coautore di “Non solo Puskas” e “Quattro a tre”.