Intervista a Kirill Serebrennikov: “Mi hanno comunicato che in Russia sono superfluo”

Nell’ambito della 37esima edizione del Trieste Film Festival, abbiamo intervistato il regista russo, dal 2022 emigrato a Berlino, Kirill Serebrennikov, che ha presentato in anteprima il suo ultimo film, La scomparsa di Josef Mengele.

La scomparsa di Josef Mengele spinge a riflettere sul tema della responsabilità individuale e di quella collettiva. È Mengele stesso nel film (interpretato da August Diehl) a ricordare quanti altri criminali nazisti non sono stati perseguiti e a sottolineare che il popolo tedesco non si fosse opposto al regime nazista. C’è un legame con la contemporaneità?

Questo è un tema che richiederebbe un discorso a parte. Non ha alcun significato per me l’idea della responsabilità collettiva; personalmente, mi è chiaro solo che cosa vuol dire rispondere per se stessi. Ogni persona deve rispondere di ciò che fa e ha fatto. E, in questo senso, il film parla di una persona concreta, specifica. 

Nei primi anni di guerra della Russia contro l’Ucraina, c’era chi diceva, soprattutto in Europa, che tutti i russi erano colpevoli di quanto avveniva in quanto cittadini di quel paese. Queste voci giravano mentre molti dei miei amici si trovavano in prigione, mentre molti dei miei amici e io stesso eravamo emigrati, perché in disaccordo con ciò che lì stava avvenendo.

Questo addossare la colpa a tutti i russi solo sulla base del loro passaporto non è che un’altra faccia del fascismo, del nazismo. 

A differenza di Eichmann che è stato catturato, condannato e che viene considerato la “banalità del male”, Mengele ha vissuto tutta la vita in libertà. Come possiamo considerare la sua figura?

Mengele, a differenza di Eichmann che Hannah Arendt ha definito “l’incarnazione della banalità del male”, è diventato una star e senza meritarselo affatto. È stato se mai merito dei mass media e del cinema: ci sono almeno cinque film su di lui o che lui ha ispirato. 

A volte le persone che fanno cose immonde diventano figure attraenti, diventano delle star. Sono senz’altro dei cattivi, dei criminali, ma risultano così interessanti che vogliamo saperne di più. Non vogliamo sapere di scienziati, scrittori o artisti, e invece vogliamo sapere della vita dei cattivi. E in questo senso viene da chiedersi: ma non è che c’è qualcosa di sbagliato in noi?

Nel privato Mengele veniva descritto come una persona gentile e così venivano descritti dopotutto molti nazisti. Le interessa questa ambiguità nella sua figura?

Dobbiamo ricordarci che queste persone facevano quello che facevano rispettando la legge. In Germania la legge prevedeva che gli ebrei portassero la stella gialla cucita addosso. Un’altra legge sancì la cosiddetta soluzione finale della questione ebraica. Un’altra legge ancora imponeva di bruciare i libri di determinati autori. 

Tutto ciò avviene anche oggi: in Iran, ad esempio, i rappresentanti della comunità LGBT vengono impiccati; in Russia, invece della stella gialla, esiste l’etichetta di “agente straniero”, che va a limitare i diritti della persona a cui viene imposta. Queste azioni di odio nei confronti dell’essere umano rispettano la legge. Pertanto, Mengele non avrebbe commesso niente di illegale. Così gli ordinava il suo paese. Lui lavorava per il bene del suo paese. È questo che dice nel suo monologo nel film. E sta qui tutto l’orrore.

Kirill Serebrennikov
Kirill Serebrennikov al Trieste Film Festival 2026 (Meridiano 13/Martina Napolitano)
Parlando invece della sua carriera, quando sono iniziati i problemi con le autorità russe? Il processo che ha subìto è stato il culmine di qualcosa di iniziato in precedenza [Kirill Serebrennikov è stato condannato a tre anni per appropriazione indebita di denaro pubblico nel 2020, ndr]?

Quel caso giudiziario è stato il risultato di un processo. Attraverso questa condanna le autorità mi hanno comunicato che ero una “persona non grata”, sia come cittadino che come artista.

Mi hanno comunicato che in Russia una persona come me, che fa questo tipo di spettacoli e di film, non occorre. È del tutto superflua. 

In Russia al momento un’enorme quantità di persone di talento si trova in carcere. Tra questi, c’è la regista Ženja Berkovič, ad esempio. Tiene contatti con chi è in prigione, cerca di aiutarli in qualche modo?

In Russia oggi c’è davvero un numero record di prigionieri politici nelle carceri, un numero mai visto dai tempi di Stalin. Queste persone sono state imprigionate e condannate ad anni di reclusione anche superiori rispetto a chi commette omicidio e stupro. Sono state condannate per un post, per una parola, per una barzelletta. 

Di recente una ragazzina di 14-15 anni [17, ndr] che a scuola ha appeso delle fotografie che ritraggono dei soldati russi che combattono dalla parte ucraina è stata condannata a quattro anni di carcere. Ženja Berkovič è in carcere per aver scritto versi contro la guerra. 

Io, per quanto possibile, mi tengo in contatto con chi è imprigionato e faccio loro sentire che li ricordo, che li aspetto fuori di lì. 

La cantante Naoko, che hanno cercato di condannare per aver cantato in strada canzoni scritte da “agenti stranieri”, è riuscita a lasciare il paese, l’hanno cacciata e ha appena preso parte a un concerto che ho organizzato a Berlino. 

Leggi tutti i nostri articoli dedicati al cinema oltre il meridiano 13

Per citare Bulgakov, secondo lei “i manoscritti bruciano”? L’arte sopravvive alla censura?

Questa frase famosa viene pronunciata da Voland, che secondo molti è una raffigurazione di Stalin. Per dirlo tra noi, per quanto possa fare strano: i manoscritti bruciano, eccome se bruciano. C’è giusto uno scrittore russo che ha vissuto e ha scritto in Italia e che risponde al nome di Nikolaj Gogol’ che può dire molte cose a tal riguardo, parlando del secondo volume delle sue Anime morte. Quindi bruciano, eccome se bruciano.

Tuttavia, questo non significa che non bisogna lavorare. Non significa che l’umanità debba smettere di pensare, di sentire. Non significa che gli artisti debbano smettere di esprimere i propri pensieri e sentimenti attraverso il cinema, la letteratura, la poesia. Non bisogna aver paura di nessun fuoco. Bisogna fare ciò che per se è importante.

C’è qualcosa di personale ne La scomparsa di Josef Mengele?

Non voglio parlare di questo film da un punto di vista personale. Non verrei capito nella maniera giusta. Quello che posso dire è che non avrei mai potuto girare questo film senza prima comprendere in che modo esso mi riguarda e riguarda il mondo che ci circonda. Trasformare un libro in un film così semplicemente è impossibile, io non ci riesco almeno. Quando ho trovato la mia chiave personale, ecco che ci sono riuscito. 

Quali sono i suoi prossimi lavori?

Ho girato questo film in tedesco e ora sto girando in francese. Benché bisogna dire che anche Mengele è un film francese, in quanto ispirato da un produttore francese, Charles Gillibert. Ora sto lavorando a un film in francese con attori francesi, su sceneggiatura originale. È un film molto strano, direi simile a niente di quello che ho girato finora. Questa è l’unica cosa che posso dire. Al momento siamo in fase di montaggio audio e video. Si intitola Après. C’è da dire che Limonov (2024) è un film italiano girato in inglese, Mengele è un film francese girato in tedesco: sono uno specialista di collaborazioni strane. 

Condividi l'articolo!
Martina Napolitano
Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica, è docente di lingua russa e traduzione presso l’Università di Trieste, si occupa in particolare di cultura tardo-sovietica e contemporanea di lingua russa. È traduttrice, curatrice di collana presso la casa editrice Bottega Errante ed è la presidente di Meridiano 13 APS.