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Il Sibpank, la scena punk made in (Soviet) Siberia

Benché siano stati dedicati (anche recentemente) moltissimi studi e ricerche alla cosiddetta cultura underground di epoca sovietica, in genere, tuttavia, l’attenzione si è rivolta principalmente alle attività che avevano luogo nel podpol’e (il ‘sottosuolo’) delle “due capitali russe” (Leningrado e Mosca), quello che in maniera più lampante si mostrava ricco, vivace ed eterogeneo. Tuttavia, un underground più e meno attivo si sviluppò anche altrove nel vasto territorio sovietico. Oltre a importanti città portuali come Odessa e la regione baltica che vantavano un collegamento più naturale e diretto con il mondo esterno, anche la Siberia aveva un suo podpol’e prolifico e fu proprio qui che negli anni Ottanta emerse il fortunato fenomeno musicale del Sibpank, il punk siberiano.

Il testo che segue è un parziale adattamento, nonché una traduzione in italiano, dell’articolo “On and Beyond Egor Letov. Rock and Punk Music from (Soviet) Siberia” uscito sull’ultimo numero della rivista accademica “Studi Slavistici”, firmato da Martina Napolitano e Vladimir Zherebov. Il testo integrale è disponibile qui.

Un samizdat molto musicale

Primi esempi di samizdat (l’autopubblicazione clandestina) autenticamente siberiani risalgono agli anni Quaranta, quando un gruppo di lituani deportati dal regime di Stalin riuscì a realizzare ben sette numeri di una rivista letteraria dal titolo particolarmente evocativo, “Nostalgia per la patria”. Come altrove in Unione Sovietica, il fenomeno del samizdat si diffuse in ogni caso anche qui soprattutto durante il cosiddetto disgelo chruščioviano. Nei primi anni Sessanta, ad esempio, si contavano già una dozzina di circoli letterari non ufficiali nella sola Novosibirsk e negli anni Settanta e Ottanta le pubblicazioni in samizdat erano ormai numerosissime, ben strutturate e diverse per stile, formato e argomento. Su queste pagine, e a rischio di venire perseguitati dalle autorità, espulsi dalle università e licenziati dai posti di lavoro, si fecero le ossa molti dei futuri intellettuali siberiani, come lo scrittore Evgenij Popov.

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Un centro particolarmente vivace fu Akademgorodok (letteralmente ‘cittadella accademica’), fondata nel 1957 alla periferia di Novosibirsk. Si trattava di fatto di un’oasi per studenti, ricercatori e professori nel bel mezzo della Siberia: qui avevano sede una grande varietà di circoli artistici e letterari, così come le “redazioni” delle loro riviste e opuscoli rigorosamente samizdat. Tra la fine degli anni Sessanta e il 1984, un gruppo di studenti creò addirittura una versione della Sibirskaja Ėnciklopedija (‘Enciclopedia siberiana’), dedicata però esclusivamente allo studio della musica rock (Rok-Ėnciklopedija), oggi disponibile online.

Era infatti soprattutto la musica a caratterizzare l’underground siberiano e Akademgorodok non faceva eccezione. Tra il 7 e il 12 marzo 1968, il club “Pod integralom” (Sotto l’integrale) organizzò in questa cittadella universitaria il primo festival della bardovskaja pesnja (canzone dei bardi), al quale parteciparono artisti provenienti da Mosca, Leningrado, Sverdlovsk (Ekaterinburg oggi), Krasnojarsk, Minsk, Kazan’ e Sebastopoli. Il noto bardo Aleksandr Galič si esibì su questo palco per la prima e ultima volta in Unione Sovietica.

Alla musica erano dedicate intere riviste del mondo samizdat siberiano: tra gli anni Cinquanta e Sessanta, a Tomsk uscirono 27 numeri di “Iz bloknota gitarista” (Dal bloc-notes di un chitarrista) che includeva anche materiali provenienti dall’estero; quando nel 1974 la rivista leningradese “Kvadrat” (dedicata al jazz) fu costretta a chiudere, rinacque a Novosibirsk, dove sopravvisse fino al 1987; nel 1984 intanto era apparso il primo giornale di musica rock-n-roll e hippie “ID” che, bloccato dal KGB l’anno dopo, si riformò nella redazione di “Stebel’” (Stelo, ma con una voluta allusione a stëb, la ‘presa in giro’); a Tjumen’ la rivista rock “Problemy Otolaringologii” (Problemi di otorinolaringoiatria) fondata dal poeta Miroslav Nemirov contava ben un centinaio di pagine e conteneva articoli su programmi della BBC e sui Police; a Ulan-Ude nel 1986 la band Amal’gama lanciava la rivista rock “Vantuz” (Sturalavandino), mentre a Novosibirsk il rock club cittadino lanciava gli almanacchi “Blin” (Che cavolo!) e “Rok-Vestnik” (Messaggero rock), poi ribattezzato “Tusovka” (Festa) e divenuto una rivista simbolo del samizdat non solo siberiano, ma sovietico in generale per ricchezza di contenuti e grafiche.

Nel frattempo nel 1988 a Tjumen’ si tenne il “primo festival di musica alternativa e di sinistra radicale”, cui parteciparono gruppi famosi come Instrukcija po vyživaniju (Istruzioni di sopravvivenza), Kooperativ Ništjak, Putti, Graždanskaja Oborona (Difesa civile), ma anche l’iconica poetessa e cantante Janka Djagileva. I concerti furono registrati e trasmessi dalla televisione locale. A Novosibirsk lo stesso anno nasceva invece il primo punk club.

Al momento del crollo dell’Urss, la scena musicale siberiana si presentava come eterogenea e matura, e molte band e personalità, in particolare Egor Letov, si erano già guadagnate un enorme successo in tutto il paese.

Egor Letov e il Sibpank

Igor’ ‘Egor’ Letov (1964-2008) è stato forse la figura più significativa della scena underground siberiana, da alcuni definito come il “padre del punk siberiano”, sebbene la definizione di punk non vada intesa in senso stretto o espressamente “occidentale”. I suoi due progetti più famosi e influenti sul piano sia locale che nazionale furono Graždanskaja Oborona e Kommunizm.

Al centro dell’attività musicale e compositiva di Letov c’era un principio estetico molto “fai da te”, che non venne abbandonato nemmeno una volta raggiunto l’apice del successo: il musicista non mostrò mai interesse verso quella che era tradizionalmente considerata una registrazione “di qualità”: al contrario, nel 1988 fondò la propria GrOb Records (grob, oltre che abbreviazione di Graždanskaja Oborona, indica letteralmente la ‘bara’ o, per estensione, la ‘tomba’), un personale angolo creativo ospitato nel suo piccolo appartamento di Omsk, dotato di apparecchiature recuperate e modificate.

Quando le autorità sovietiche, alla fine degli anni Ottanta, cominciano ad accettare l’esistenza della musica rock e a permetterne concerti e registrazioni (si pensi al caso dei Kino, che si esibirono nel 1989 in uno stadio sold out come quello della Dinamo di Minsk), nella sua città natale siberiana Letov continuava a portare avanti testardamente il suo approccio personale completamente DIY e a radunare intorno a sé una comunità di persone che la pensavano come lui, diretti rappresentanti di quello che è stato poi definito Sibpank, il punk siberiano: tra loro, Oleg “Manager” Sudakov, Čërnyj Lukič, Konstantin “Kuzja UO” Rjabinov, Pik Klakson, Dmitrij Selivanov. Anche per questo motivo il fenomeno del Sibpank non va percepito come un mero genere musicale, ma denota piuttosto un’intera gamma di approcci all’atto di composizione artistica che si distaccavano dall’estetica dominante e andavano oltre i confini della musica, aprendosi a forme di arte sincretica.

Anche se molti degli album pubblicati dai Graždanskaja Oborona possono essere facilmente descritti come low-fi garage rock (a causa della qualità molto scarsa della registrazione), Letov stesso dichiarava che l’effetto era assolutamente intenzionale. Un aspetto che sottolinea anche Yngvar Steinholt, tra i maggiori esperti mondiali del rock e del punk siberiano: “è errato ritenere che la musica rock russa degli anni Ottanta suoni diversamente perché i musicisti sapevano poco dei generi, degli stili e delle abitudini occidentali. Non è assolutamente così. In genere, la generazione rock russa degli anni Ottanta era molto ben informata e consapevole del panorama stilistico del rock, forse anche più di quanto lo fossero gli amanti del rock occidentali. Se il rock russo suona diversamente è in parte a causa delle apparecchiature e dei metodi di registrazione, ma soprattutto perché le band russe interpretavano il rock come uno strumento utile a esprimere la propria esperienza nella propria lingua” (dall’articolo Siberian Punk Shall Emerge Here: Egor Letov and Grazhdanskaia Oborona, “Popular Music”, 2012, p. 404).

I brani dei Graždanskaja Oborona si basano generalmente su una melodia semplice e intuitiva, con enfasi sulle parti di voce e basso. A differenza di molti esempi rock occidentali, la chitarra sembra sempre essere relegata in secondo piano nei pezzi. Rispettando l’eterogeneità dei brani, Letov si concentra molto sul messaggio (in genere di protesta e nichilista, ricco di intertestualità), sottolineando alcune sezioni di testo attraverso una vocalizzazione particolare (anche vagamente stonata).

Quando negli anni Novanta la band si sciolse e si riformò sotto il nome volutamente osceno Egor i Opizdenevšie (Egor e i Fottuti), ci fu un leggero cambiamento in termini di estetica e temi. Comparvero soggetti atipici, pressoché romantici e mistici, legati anche alla scomparsa tragica della cantante Janka Djagileva nel 1991, cui Letov era stato legato sentimentalmente. Benché dai testi venga meno il classico spirito riottoso di protesta sociale, lo stile di scrittura di Letov però non cambia: si tratta di una poesia grezza, non rifinita, arricchita di citazioni e stilizzazioni con allusioni alla letteratura, al cinema, ai proverbi popolari, così come agli opuscoli di propaganda sovietica.

L’esperienza del collettivo Kommunizm, vivo tra 1988 e 1990, fu invece diversa e può essere descritta come un fenomeno artistico postmodernista. Kommunizm produsse alcuni album (parte dei quali non destinati al pubblico), sebbene non fosse pensato come un progetto puramente musicale. Ciò che i membri realizzavano era una sorta di opera concettualista su nastro: ogni album combinava musica originale, colonne sonore di cartoni animati e film sovietici, canzoni popolari (non solo russe o sovietiche), registrazioni di conversazioni, rumori e molti altri elementi, tutti strettamente connessi attraverso un tema trasversale.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, con il riconoscimento e la legalizzazione della musica rock, l’underground cambiò profondamente fino a sparire. Il capitalismo selvaggio degli anni Novanta cui Letov assisteva, lo lasciò estremamente deluso. Insieme ad altri artisti dalle idee politicamente radicali, nel 1993 Egor Letov, Eduard Limonov e Aleksandr Dugin fondarono il partito nazional-bolscevico. Il coinvolgimento di Letov in questa iniziativa politica va tuttalpiù interpretato come una prosecuzione della sua impellente ricerca di un posto tutto per sé nell’ambito della controcultura, anche dopo che la controcultura, nella sua versione tardo-sovietica, aveva cessato di esistere. Letov non cessò mai insomma di essere un bastiancontrario fino all’ultimo. In questo periodo aveva intanto ridato vita ai Graždanskaja Oborona: il gruppo si esibì e registrò fino alla morte improvvisa di Letov avvenuta nel 2008.

Janka Djagileva

Un’altra figura di spicco che fu strettamente coinvolta, per un periodo, nella GrOb Records di Letov e sulla cui carriera artistica Letov ebbe un ruolo decisivo, è Jana ‘Janka’ Djagileva (1966-1991). Sebbene la sua figura venga spesso associata al punk siberiano, sia per il suo legame musicale e personale con Egor Letov, sia per la vicinanza della sua musica al suono distintivo dei Graždanskaja Oborona, la produzione artistica di Djagileva ha un timbro diverso e occupa un ruolo speciale nella storia dell’underground siberiano.

Janka, la cui vita si è conclusa tragicamente all’età di 24 anni, mosse i primi passi come cantautrice a Novosibirsk suonando soprattutto la chitarra acustica, strumento simbolo del rock underground russo. Nella sua breve carriera, riuscì a comporre solo alcune canzoni e poesie, ma esistono registrazioni di versioni diverse di alcuni brani.

La sua morte, le cui circostanze rimangono tuttora poco chiare, venne percepita da molti come qualcosa di prevedibile e inevitabile, in qualche modo suggerita dai suoi testi, spesso pieni di immagini sinistre e di riferimenti alla morte, al suicidio, alla depressione. Si tratta di brani in ogni caso ricchissimi in termini di immaginario poetico, dove si mescola spesso la cultura ufficiale sovietica con la cultura underground siberiana e la tradizione popolare, folklorica russa. Le sue performance sono state paragonate a quelle dell’antica figura tradizionale russa della voplenica, una sorta di prèfica della Russia rurale.

La “poesia musicata” di Djagileva non era destinata a un vasto pubblico e non contiene accenni di protesta sociale chiaramente definiti. Incarna in versi la sensazione naturale e dolorosa provata da una personalità profondamente sensibile di fronte a una realtà dagli aspetti inaccettabili. I suoi brani rivisitano in qualche maniera, probabilmente involontaria, la tradizione poetica russa e la poesia femminile in particolare. Non è un caso che Janka sviluppi spesso temi come la violenza sessuale, l’aborto, le aspettative della società.

Certamente, la scena underground siberiana non si limitò al fenomeno del punk siberiano, né a quella sua versione che è stata talvolta definita ‘suicida’ (oltre alla morte di Janka nel 1991, Dmitrij Selivanov si suicidò nel 1989). Sempre in Siberia nacquero infatti collettivi art-rock più tradizionali, come i Kalinov Most di Dmitrij Revjakin, formatisi nel 1986 a Novosibirsk, la cui musica era (anche) influenzata dai Doors e dal primo rock progressivo occidentale.

La scena musicale underground siberiana può venire immaginata come una rete di gruppi di artisti più o meno interconnessi: da un lato, c’era il “circolo” di Egor Letov, che comprendeva musicisti e gruppi che in un modo o nell’altro erano coinvolti nella sua GrOb Records (tra questi, per esempio, Čërnyj Lukič o Manager, che furono influenzati dall’approccio di Letov nella composizione e nello stile di vita); dall’altro lato, c’erano gruppi rock più “tradizionali” come i Kalinov Most; infine, alcuni artisti indipendenti andarono per la loro strada, come i Djadja Go di Barnaul.

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Martina Napolitano
Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica, è docente di lingua russa e traduzione presso l’Università di Trieste, si occupa in particolare di cultura tardo-sovietica e contemporanea di lingua russa. È traduttrice, curatrice di collana presso la casa editrice Bottega Errante ed è la presidente di Meridiano 13 APS.