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Vukovar tra latino e cirillico: l’antagonismo passa anche dalle controversie linguistiche

La città di Vukovar, uno dei luoghi simbolo delle guerre jugoslave, è diventata più recentemente teatro di uno scontro che riguarda l’uso di cartelli stradali bilingue, in alfabeto cirillico e latino.

Chi ha vissuto o viaggiato per i Balcani occidentali ha sicuramente notato, passando da un paese all’altro, che l’alfabeto in cui sono scritti segnali stradali e insegne cambia: in Serbia, o meglio, nelle zone a maggioranza serba, compaiono numerose scritte in cirillico, mentre altrove è l’alfabeto latino quello prevalentemente utilizzato. Quello che forse salta meno all’occhio, però, è che la lingua che viene scritta usando due alfabeti diversi e in realtà pressoché la stessa: oltre all’alfabeto utilizzato, solo poche differenze (principalmente di pronuncia e vocabolario) caratterizzano le versioni serba, croata, bosniaca o montenegrina della lingua che prima della fine della Jugoslavia veniva chiamata da tutti serbo-croato.

Sicuramente le distinzioni sono sempre esistite ed è giusto sottolinearle e rispettarle: l’alfabeto cirillico è tradizionalmente associato alla cultura serba ortodossa, mentre quello latino alla Croazia cattolica. Quello che non dovrebbe succedere, però, è che i due alfabeti vengano strumentalizzati a fini politici, cosa che invece accade. In una regione in cui le ferite dei recenti conflitti sono ancora ben lontane dal rimarginarsi, infatti, anche tali questioni linguistiche apparentemente marginali possono alimentare lo scontro politico. 

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Più di semplici alfabeti

Finché la convivenza interetnica in Jugoslavia è stata pacifica, anche la coesistenza dei due alfabeti ha creato relativamente pochi problemi: i caratteri cirillici o latini erano considerati segni grafici diversi con cui scrivere una lingua comune. È a partire dagli anni Ottanta che, con il deteriorarsi delle relazioni tra serbi e croati, anche l’utilizzo di alfabeti diversi è entrato a far parte dello scontro tra le due fazioni. In particolare per la popolazione serba, che lamentava un uso sempre più massiccio del latino nelle comunicazioni ufficiali a scapito del cirillico, la salvaguardia del proprio alfabeto diventa sinonimo di difesa dei propri valori e della propria identità nazionale.

C’era poi, come espresso nel noto Memorandum dell’Accademia serba delle Arti e delle Scienze del 1986, un grande timore che l’uso dell’alfabeto cirillico fosse seriamente minacciato nelle aree della Croazia a maggioranza serba e che, di conseguenza, ci fosse un vero e proprio tentativo di assimilazione delle minoranze da parte della popolazione croata. Anche l’atteggiamento croato, negli stessi anni, era ben lontano dall’essere conciliante. La prima Costituzione croata del 1990 sancisce in modo inequivocabile che la lingua croata si scrive unicamente nell’alfabeto latino, privando così i serbi dello status di nazione costituente. Gli alfabeti diventano così un forte simbolo di identità nazionale e un motivo di antagonismo interetnico. È quindi evidente che il ruolo della lingua nel conflitto serbo-croato dei primi anni Novanta non è affatto secondario, ma è anzi un rilevante terreno di scontro nei mesi che precedono l’inizio del conflitto armato che porterà all’indipendenza della Croazia.

Vukovar nikad neće biti Вуковар

Uno dei luoghi in cui la gravità dell’utilizzo politicizzato degli alfabeti latino e cirillico si è reso evidente è Vukovar, città della Croazia orientale al confine con la Serbia. Prima dello scoppio della guerra, Vukovar era una città con una composizione etnica eterogenea, dove serbi e croati hanno vivevano fianco a fianco. Proprio questa eterogeneità, però, è stata uno dei motivi per cui la città è divenuta uno dei teatri principali della guerra del 1991. Ad agosto di quell’anno, Vukovar è stata assediata dalle forze serbe, che sono riuscite a sottometterla nel giro di tre mesi. Il bilancio dell’assedio è impietoso: la maggior parte della città è stata distrutta e gran parte della popolazione non serba è stata espulsa.

Dopo la fine della guerra, Vukovar è stata parte dell’autoproclamata Repubblica Serba di Krajina fino al 1996 e pacificamente reintegrata nel territorio croato solo nel 1998. Da allora, la popolazione croata ha continuato a crescere stabilmente, fino ad arrivare a essere la maggioranza. Già vent’anni dopo la guerra, stando al censimento del 2011, solo poco più di un terzo della popolazione di Vukovar era di etnia serba. A ogni modo, il fatto che la popolazione serba superasse il 33% rendeva obbligatoria l’introduzione di segnali bilingue, o meglio bialfabetici, nella città. Infatti, secondo quanto stabilito dalla Legge costituzionale per la protezione delle minoranze nazionali del 2002, emanata dalla Croazia per allinearsi ai valori europei in vista del suo ingresso nell’Ue, ogni minoranza nazionale ha diritto a usare la propria lingua e il proprio alfabeto, sia nella sfera privata sia in quella pubblica, qualora raggiunga un terzo della popolazione. Questa legge, però, scritta più che altro per compiacere i dettami delle istituzioni europee, è stata accolta con scarsissimo favore dall’opinione pubblica.

Murales a Vukovar (Giorgia Spadoni/Meridiano 13)

A riprova di ciò, nel 2013, quando si è manifestata l’effettiva possibilità di installare cartelli stradali in alfabeto cirillico latino a Vukovar, decine di migliaia di croati – di cui molti veterani di guerra – sono scesi in piazza a protestare contro la manovra. La motivazione principale di questa mobilitazione era che Vukovar è un simbolo della resistenza e dell’indipendenza croata, e che dovrebbe essere trattata come tale, evitando quindi l’introduzione di scritte nell’alfabeto usato da coloro che sono ancora percepiti come aggressori. In assenza di una risposta delle istituzioni, che hanno comunque fatto installare i cartelli bilingue a Vukovar, i veterani di guerra e le frange più estremiste della popolazione si sono mobilitate, rimuovendoli o vandalizzandoli. La situazione non era però sentita soltanto da queste categorie di persone, anzi: la campagna Vukovar nikad neće biti Вуковар (Vukovar non sarà mai Вуковар – il nome della città in cirillico) ha avuto grande successo in tutta la Croazia. Verso la fine del 2013 sono state raccolte circa 560mila firme, sufficienti per proporre un referendum per l’abolizione delle scritte bilingue a Vukovar, che però è stato giudicato anticostituzionale l’anno successivo.

Nel 2015, il comune di Vukovar ha comunque deciso di eliminare l’uso del cirillico, che sarebbe stato reintrodotto solo quando la parte serba della popolazione avesse dimostrato un adeguato livello di comprensione, tolleranza e solidarietà. L’uso dell’alfabeto cirillico è stato poi riabilitato ancora una volta solo nel 2019 da una decisione della Corte costituzionale, salvo poi essere abolito di nuovo l’anno successivo con una decisione speculare a quella del 2015. Finalmente, solo nel dicembre 2022, si è trovato un modo per archiviare la questione.

Il censimento del 2021 aveva infatti reso noto che la popolazione serba a Vukovar era scesa al di sotto di un terzo del totale e che quindi non c’era più necessità alcuna di introdurre i cartelli bilingue nella città. La questione è stata così chiusa, per il semplice fatto che, a fronte di una riduzione della popolazione serba, non è più necessario applicare la Legge per la protezione delle minoranze. La situazione, però, è ben lontana dall’essere risolta. L’antagonismo rimane e, in aggiunta, la separazione tra due popolazioni che hanno convissuto in questa città di confine è sempre più evidente. Se, da un lato, il fatto che popolazione croata sta diventando sempre più omogenea ha permesso di risolvere la questione dei cartelli bilingue a Vukovar, sicuramente l’assenza dei serbi dalla città non lascia presagire nulla di buono se si prende come obiettivo a lungo termine quello della riconciliazione politica tra serbi e croati.


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Giulia Lisdero
Giulia Lisdero

Laureata in Studi Interdisciplinari e Ricerca sull’Europa Orientale, ha vissuto un po’ ovunque nei Balcani occidentali. Si interessa di tutto quello che è successo e succede al di là del muro di Berlino. Lentamente, sta imparando il serbo-croato.