Inseguire il sogno olimpico, e quindi medaglie, record, soddisfazioni personali, equivale a inseguire una vittoria. Per ogni atleta ucraino, però, questa vittoria non è più solo sportiva: sempre con più vigore, dal 2022, la parola peremoha (vittoria) è qualcosa che si aggira come uno spettro e che ormai è dentro alle viscere di ogni cittadino ucraino. Costretti a lasciare il proprio paese in guerra per allenarsi all’estero, lontano dalle famiglie, dai propri cari e dalle proprie case, questi campioni olimpici si sono preparati per portare l’Ucraina a Milano-Cortina 2026 con una determinazione che trascende lo sport, grazie anche alla solidarietà internazionale.
L’Ucraina a Milano-Cortina 2026: quando lo sport è un atto politico
Le Olimpiadi invernali italiane hanno un sapore particolare per la delegazione e la squadra di atleti e atlete ucraine. Milano-Cortina 2026 rappresenta, infatti, una vera e propria sfida a quattro anni dai Giochi invernali di Pechino 2022, che si sono conclusi pochi giorni prima dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022.
L’edizione cinese è stata caratterizzata da rigide misure anti-Covid e da un boicottaggio diplomatico di alcuni paesi occidentali legato al tema della violazione dei diritti umani da parte del paese ospitante (in particolar modo relativo al trattamento riservato alla minoranza uigura). Tuttavia, tali posizioni politiche non hanno compromesso le gare degli atleti e l’evento ha avuto luogo regolarmente e senza intoppi tra il 4 e il 20 febbraio 2022.
Sono stati invece i Giochi paralimpici, svoltisi tra il 4 e il 13 marzo, a dover gestire l’ingerenza politica nello sport: con la nota “operazione militare speciale” lanciata dalla Russia a quattro giorni dalla chiusura dei Giochi, gli atleti russi e bielorussi sono stati subito esclusi dalle competizioni su decisione del Comitato Paralimpico Internazionale. Con questa risposta a Mosca (e a Minsk) si è spezzata così la tradizionale tregua olimpica e il quadro geopolitico mondiale ha subito uno scossone che ha inevitabilmente coinvolto anche il mondo dello sport.
Pertanto oggi, mentre i bombardamenti russi continuano imperterriti a devastare l’Ucraina, le Olimpiadi non prevedono la partecipazione di squadre russe o bielorusse ufficiali, se non in maniera fortemente limitata e subordinata a controlli individuali: alcuni atleti possono infatti qualificarsi e gareggiare sotto status neutrale, ovvero senza presentare simboli nazionali (non partecipano ad esempio alla sfilata inaugurale con la bandiera), e vengono sottoposti a controlli dove sono tenuti a dimostrare che non sostengono l’invasione o non sono legati a forze militari o parastatali dei paesi aggressori.
Nel dicembre 2022, il parlamento ucraino ha sanzionato gli atleti che sostengono la guerra. Con il 22% del totale (12/55), il pattinaggio artistico è stato lo sport con il maggior numero di individui sanzionati.
Per quanto riguarda, infatti, il paese governato dal pugno di ferro di Aljaksandr Lukašenka, silenzioso complice della guerra d’invasione russa dell’Ucraina, quest’anno alle Olimpiadi sono stati iscritti sette atleti bielorussi “neutrali”. Tuttavia, dalle loro biografie e dai post sui social network (usati con molta cautela), emerge il sospetto che tre di queste atlete, molto probabilmente, non siano così neutrali (perlomeno non agli occhi degli ucraini).
In particolare, la pattinatrice artistica Viktorija Safonova, che segue e apprezza la “rivale” russa Kamila Valieva, grande sostenitrice di Vladimir Putin. Da quando Valieva è stata al centro di uno scandalo doping durante le Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino, il Cremlino ha pubblicamente sostenuto l’atleta, la quale ha confermato di aver votato per il presidente russo alle elezioni del 2024 e non nasconde il suo sostegno al regime putiniano.
Quattro anni dopo il suo messaggio “No War” a Pechino 2022, lo skeletonista e portabandiera ucraino Vladyslav Heraskevyč, in un’intervista a DW, afferma che il mondo sta dimenticando l’Ucraina.
Sebbene per molti sia difficile separare nettamente lo sport dalla politica, consentire agli atleti in questione di gareggiare sotto bandiera neutrale è un modo pensato per proteggere i diritti individuali senza legittimare politicamente quei governi, rei di violare i diritti umani e liberi di perpetrare crimini di guerra nel mondo.
Un esilio necessario
Quanto un paese può resistere, quanto può continuare a essere competitivo a livello internazionale, se a casa propria deve far fronte a una guerra ibrida e armata di cui non si scorge la fine all’orizzonte?
Per molti atleti ucraini, queste potrebbero essere le ultime Olimpiadi della carriera. Non solo l’età degli atleti avanza, ma le condizioni di allenamento in patria sono proibitive, il futuro è incerto e anche nel mondo dello sport si vive giorno per giorno. Forse, è proprio per questo che ogni gara, ogni discesa, ogni salto, ogni partita, avrà un peso emotivo amplificato per chi viene dall’Ucraina.
Da quasi quattro anni, la guerra ha trasformato radicalmente le abitudini dei civili in Ucraina, tra cui anche quella di atleti e atlete che gareggiano a livello mondiale. Le moderne strutture sportive di Kyiv, Charkiv, Dnipro e altre città sono state danneggiate, rese inagibili o convertite in centri di accoglienza per sfollati nel migliore dei casi.
Il palazzo dello sport “Lokomotiv” di Charkiv e il palazzetto del ghiaccio di Cherson, importanti strutture per hockey, pattinaggio artistico e short track sono andate distrutte rispettivamente nel settembre 2022 e nell’aprile 2025 a causa dei bombardamenti.
Gli impianti sciistici dei Carpazi, nelle regioni a ovest del paese, e quindi ben lontane dalla linea del fronte, un tempo cuore dell’allenamento invernale nazionale, se non chiusi per motivi di sicurezza, operano a capacità ridotta.
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Per continuare a competere ai massimi livelli, atleti e atlete hanno dunque dovuto fare una scelta dolorosa: lasciare il paese.
Oggi la squadra olimpica ucraina è dispersa in tutta Europa. I biathleti si allenano principalmente in Germania e Austria, dove hanno accesso a impianti di livello mondiale. Tra loro anche Dmytro Pidručnyj, il primo ucraino campione del mondo di biathlon maschile (2019), capitano della squadra maschile ucraina, che dopo Pechino è stato chiamato alle armi ed è entrato a servire il paese nel corpo della Guardia Nazionale dell’Ucraina.
Chi pratica il pattinaggio artistico ha scelto come base centri specializzati in Polonia e Francia. Per quanto riguarda le mete prescelte, invece, dagli sciatori, impossibilitati a utilizzare le piste nazionali, sono state i paesi alpini, come Svizzera e Italia.
Gli atleti e le atlete dall’Ucraina vivono tutti in alloggi temporanei, lontani dal fronte e dai continui bombardamenti russi che colpiscono le loro città natali, ma lontano anche dai loro amici e dalle loro famiglie, con l’incognita di un possibile ritorno a casa.
La rete di solidarietà internazionale
Di fronte a tale emergenza, la comunità sportiva internazionale ha risposto sin da subito con programmi di supporto senza precedenti, oltre che schierandosi politicamente contro l’aggressione russa. Diversi paesi europei hanno aperto le proprie strutture agli sportivi ucraini, dimostrando grande empatia per la situazione in cui si trovano ad allenarsi e a gareggiare.
Il Comitato Olimpico Internazionale ha stanziato fondi speciali per garantire che la preparazione olimpica ucraina non si interrompesse. Borse di studio, accesso a impianti, supporto logistico e psicologico: un’intera infrastruttura è stata costruita per permettere a questi atleti di continuare a competere ai massimi livelli.
Oltre le medaglie
Per l’Ucraina, partecipare alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha un significato che trascende le medaglie. Ogni atleta che scenderà in pista sarà un ambasciatore silenzioso di un paese che ha scelto di non piegarsi, che continua a resistere, a sognare e a competere nonostante tutto.
Lo sport non è quindi solo un atto politico, è diventato una forma di resistenza culturale. Mentre la guerra cerca di cancellare l’identità ucraina, gli atleti e le atlete la riaffermano ogni giorno con la loro presenza: gareggiare per loro è urlare al mondo che esistono, sono vivi e non molleranno.
Qualunque sarà il risultato in termini di medaglie, l’Ucraina si porterà a casa comunque una piccola vittoria!