Le voci giravano da tempo, ma che si concretizzassero, traducendosi in un blocco dei servizi di messaggistica – quali il popolarissimo Telegram – e di alcuni sistemi di pagamento e nell’oscuramento della rete in maniera sistematica, non era così scontato.
Dal primo aprile, dopo settimane di avvisaglie registrate nelle più svariate regioni russe (inaccessibilità al web, rallentamenti e malfunzionamenti delle app), nella Federazione Russa i limiti imposti dalle autorità all’utilizzo della rete internet sono diventati una dura realtà per tutti i cittadini. Tanto che persino i sostenitori di Putin e della sua scellerata politica di aggressione in Ucraina hanno espresso preoccupazione e disaccordo, vedendosi cancellata la propria carriera di blogger su Telegram e YouTube.
Per la prima volta dal 2019 i sondaggi (che in Russia sono da prendere sempre cum grano salis, vista la situazione politico-sociale vissuta dai cittadini) registrano un netto calo del consenso per il presidente. E la causa è da ricercare nella decisione da parte del governo russo di investire forze e risorse, in un momento come quello attuale, nella censura dello spazio virtuale delle comunicazioni e dell’informazione.
Dai siti web, a Telegram, all’oscuramento di internet da telefono e a casa
Com’è noto, dal 2008 in Russia esiste un servizio federale preposto alla supervisione della rete, il Roskomnadzor, un organo che dal 2014 ha preso a bloccare sistematicamente siti web che violino le vaghe maglie di ciò che viene considerato “estremista”. Ad oggi, il numero di siti inaccessibili dal territorio russo è pari a 4,7 milioni; di questi, oltre 1,2 milioni sono stati inseriti nel registro dei siti proibiti gestito da questo servizio federale soltanto nel 2025.
L’incremento dell’attività del Roskomnadzor si è accompagnato negli ultimi mesi al blocco crescente dei servizi di messaggistica più usati dai russi (Whatsapp, Instagram, Facebook, X, Signal, Viber, ora anche Telegram), nonché all’oscuramento temporaneo della rete mobile ufficialmente come misura di protezione dai droni ucraini, che così sarebbero sviati dall’assenza di rete. Tale oscuramento tuttavia è stato registrato anche in regioni molto distanti dal fronte e mai interessate dall’avvicinamento di droni ucraini.
In alcune località, Mosca compresa, inoltre, si sono registrati altri test da parte delle autorità: da alcune reti internet domestiche, ad esempio, per diverse ore sono risultati accessibili solo i siti web governativi o controllati dalle autorità – come i siti ministeriali, quello della banca centrale o il servizio di messaggistica promosso dal governo russo “Max”.
A tutto ciò, il primo aprile si è aggiunto, dunque, il blocco della popolarissima app Telegram, cruciale sia per accedere a informazioni indipendenti e ai canali del dissenso, che per la controparte rappresentata dai sostenitori del regime russo. Già dall’agosto del 2025 le chiamate a mezzo Telegram erano state bloccate e da ottobre gli utenti avevano registrato dei malfunzionamenti nell’uso dell’app. Della decisione di bloccare del tutto il servizio aveva iniziato a girare voce a fine febbraio.
Lotta aperta alle VPN
Oltre a Telegram, i possessori di iPhone si sono scontrati con l’impossibilità di usare il proprio account Apple ID, necessario per il download di app. Già nelle settimane scorse alcuni operatori di telefonia mobile come MTS e Beeline avevano avvisato i propri utenti, invitandoli a caricare denaro in abbondanza sui propri account Apple ID direttamente dal proprio credito telefonico in previsione del blocco del primo aprile.
La decisione delle autorità rispetto agli Apple ID non intende banalmente “punire” i possessori di iPhone, ma ha una ragione ben più preoccupante: in previsione del blocco di Telegram, le autorità erano consapevoli che i cittadini si sarebbero rivolti ai servizi di VPN per aggirare il problema. Impedire l’accesso all’Apple ID per il download di una VPN va così a rinforzare la chiusura forzata di Telegram.
La lotta all’uso delle VPN (che ad oggi in Russia restano legali ed estremamente popolari, vista la crescente censura dei mezzi di comunicazione e informazione) rientra infatti nei compiti assegnati al ministero dello Sviluppo digitale, che starebbe anche valutando la possibilità di farne riconoscere l’utilizzo addirittura come illecito amministrativo.
Nella mattinata del 4 aprile decine di persone si sono recate all’ufficio dell’amministrazione presidenziale per presentare un reclamo ufficiale contro il blocco dei servizi di messaggistica e l’oscuramento delle reti mobili.
Infine, va aggiunto che nei negozi si registrano problemi diffusi ai sistemi di pagamento contactless e per mezzo dei Wallet sui telefoni: gli esperti imputano questi malfunzionamenti proprio alle restrizioni imposte dalle autorità sulle reti internet, restrizioni che finiscono per ostacolare anche le connessioni finanziarie interne al paese.