Fiume o morte!, opera cinematografica nata da una cooperazione italo-sloveno-croata e con il giovane Igor Bezinović in cabina di regia, è stata premiata recentemente come miglior documentario allo European Film Awards di Berlino. Un commento-recensione di Boško Habuš*.
Se una buona fetta degli italiani possiede un’infarinatura frammentaria sulla figura di Gabriele D’Annunzio limitata ai suoi contributi di letterato e poco altro entro il contesto peninsulare, una gran porzione della popolazione croata ne ignora proprio l’esistenza, pur avendo quest’ultimo lasciato fugaci, ma funeste impronte nelle vicissitudini della città di Fiume/Rijeka, delineandone con il suo esperimento militar-narcisista dell’immediato primo dopoguerra una non trascurabile parte del destino.
Dalla struttura e presentazione sorprendentemente erratiche, Fiume o morte! di Bezinović aveva fatto registrare il tutto esaurito a Fiume alle proiezioni per buona parte dello scorso anno.
Lascia innanzitutto pochissimi scampoli a dubbi e interpretazioni fantasiose che spesso infestano disamine riguardanti le sensibili vicende dell’Adriatico orientale e, avvalendosi di fonti storiche confutate e di materiale fotografico autentico in grande abbondanza, è già da considerarsi un’opera che travalica dimensioni puramente artistiche.
Pur non possedendo la classica narrazione di un documentario storico, ma servendosi audacemente e senza compromessi di forme parodiche e iperboliche, questa demistificazione e rivisitazione attualizzata della pseudoimpresa dannunziana, agisce anche da denuncia nei confronti di odierne esaltazioni del macabro umano, dell’effimero, distruttivo individualismo autoreferenziale.
Bezinović, con tutti coloro che compaiono nel film, riesce a ripercorrere con fine, ma incorruttibile umorismo ed estrema scioltezza, l’avvicendarsi di idee e avvenimenti e a diversificare le voci dei partecipanti, fornendo senza mezzi termini chiavi di lettura immediate e comprensibili anche a quelli meno attenti alle vicende fiumane, alternando gli idiomi che ne hanno fatto la storia.
Quelli un attimino meno distratti noteranno invece come certe modalità di imposizione socio-politica non siano affatto scemate, ma siano perfettamente in linea col nostro presente, in cui siamo testimoni attoniti del trionfo d’irrazionalità suprematiste e becera irruenza, con tutto il carrozzone al seguito.
Fiume o morte! sul palco degli European Film Awards
La dedica sul palco berlinese del neopremiato Igor Bezinović è poliglotta, come la storia stratificata di Fiume/Rijeka insegna.
È una lezione politica di stile a quelli che vorrebbero l’arte depoliticizzata e desocializzata.
Essa è spontanea, schietta e precisa, avendo tutte le sembianze di un appello alle nostre coscienze spettatrici e pigre di fronte all’accumularsi sempre più incalzante di idee militariste malsane (mi sembra superfluo sottolineare i bagni di sangue che ne sono matematicamente seguiti) e di deliri d’onnipotenza e impunità, il cui unico aspetto positivo è quello di non sforzarsi più di occultare le proprie intenzioni per l’inconsolabile dispiacere dei benpensanti arrampicatori sugli specchi o di generazioni vissute nel limbo di un benessere passeggero.
Un appello alla vera impresa dei nostri giorni, non nei confronti di una città, ma per una società che, assuefatta e centrifugata da shopping, scrolling e altre ingannevoli distrazioni, più tace e più acconsente alla svalutazione di quel poco che ancora la sfiora di senso e significato.
Un’impresa questa, dunque, necessaria, urgente e profondamente umana: non tollerare più ciò che è intrinsecamente intollerante, non fuggire o astenersi dalla responsabilità sociale.
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*Classe 1983, sanguemisto di cultura balcano-mediterranea, contagiato dal dolce morbo del bilinguismo, attratto dalla passione per interminabili utopie e curiosità metafisiche di orizzonti linguistici, letterarari, musicali e geopolitici. Nostalgico impenitente del contatto umano, dei campetti e dello sport che fu. Legge, scrive e traduce per comprendersi e comprendere.