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Veduta esterna del Bagno Nettuno a Băile Herculane, Romania, ottobre 2022 (Wikimedia Commons)
Sulle propaggini sud-occidentali del Parco nazionale della valle di Cernei-Domogled, nella regione storica del Banato, in Romania, sorge la città termale di Băile Herculane. L’abitato è raggiungibile in una quarantina di minuti di auto da Dobreta-Turnu Severin attraverso una strada piuttosto scenica che costeggia un Danubio impetuoso, che in quel tratto segna il confine naturale tra Romania e Serbia.
Poco dopo essersi lasciati alle spalle la più grande diga e centrale idroelettrica tuttora esistente lungo il Danubio, il Porțile de Fier I, un progetto romeno-jugoslavo che vide la luce nel 1972 – nonché un gigantesco spomenikche, dall’altro lato della riva, ricorda ancora oggi ai romeni chi fosse il padre della Jugoslavia socialista – la strada europea E70 punta decisamente verso nord.
Qui si abbandona il Danubio per seguire un suo affluente di sinistra, il fiume Cerna, e si lascia il distretto di Mehedinți per entrare in quello di Caraș-Severin.
Parco commemorativo Tito a Novi Sip, in Serbia, visto dalla sponda romena del Danubio (Meridiano 13/Nicola Zordan)
Il Cerna scorre in una valle tettonica profonda, originata non tanto dall’erosione del fiume, intervenuta in un secondo momento, quanto dall’abbassamento del terreno causato dal movimento di due faglie parallele l’una all’altra. Risalendo la valle così costituita e attraversando gole più o meno strette, che interagiscono armoniosamente con i flutti smeraldo-azzurrini del Cerna, si raggiunge infine il cartello che segnala l’approssimarsi della nostra destinazione: Băile Herculane, città gemellata con Montegrotto Terme dal 2004.
Non serve essere un detective per intuire tanto nel nome che nel gemellaggio la vocazione cittadina. D’altronde, avanzando lungo la strada principale, le numerose insegne non lasciano spazio a troppi fraintendimenti. Ma è solo arrivando in prossimità del Bagno Nettuno, le terme imperiali austriache, che si realizza tutto d’un tratto che Băile Herculane non divenne una meta termale solo in epoca recente.
Ad Aquas Herculis
Băile Herculane viene nominata per la prima volta in una tavoletta votiva del 153. A quel tempo il luogo dove sorge l’odierna città termale era parte di una delle province più periferiche dell’Impero romano: la Dacia. I romani, sconfitto Decebalo nel 106 – l’ultimo re dei daci, morto suicida pur di non cadere in mano nemica – importarono i loro usi e costumi, incluso il culto delle terme.
Le fondamenta del complesso termale di Băile Herculane furono poste proprio allora dall’imperatore Traiano, rendendo la cittadina romena una delle stazioni termali più antiche d’Europa.
Scultura su roccia di Decebalo, l’ultimo re dei daci, commissionata nel 1994 da Iosif Constantin Drăgan e portata a compimento da un gruppo di scalpellini e artisti guidati dallo scultore Florin Cotarcea nel 2004 nei pressi delle Porte di ferro del Danubio (Meridiano 13/Nicola Zordan).
L’origine stessa del nome risale all’epoca romana: Ad Aquas Herculis Sacras Ad Mediam, presso le acque sacre di Ercole Ad Mediam. Ad Mediam era il nome dell’insediamento romano nei pressi dell’odierna Băile Herculane, mentre il riferimento ad Ercole era tipico delle stazioni termali romane (si pensi alle terme di Ercolano) in quanto l’eroe, figlio di Zeus e Alcmena, nella tradizione romana era considerato protettore delle acque termali e simbolo di forza e rigenerazione fisica e spirituale.
Leggenda vuole che lo stesso Ercole trovò riposo tra i flutti di questa valle, legando per sempre il suo nome alla cittadina.
Statua di Ercole nell’omonima piazza a Băile Herculane, fusa in bronzo nel 1847 dai maestri Ramelmayer e Glantz di Vienna e donata dall’arciduca Carlo d’Austria agli ufficiali e ai soldati di stanza lungo il confine (Wikimedia Commons/Palickap)
L’imponente sviluppo di infrastrutture monumentali e il rinvenimento di dediche votive di alto rango suggeriscono che il sito non fosse noto a livello meramente locale, bensì costituisse un importante polo di attrazione per la stessa élite romana, disposta ad intraprendere lunghissimi viaggi pur di godere del potere curativo delle acque del fiume Cerna. In seguito al ritiro delle strutture amministrative e delle truppe romane dalla Dacia, avvenuto sotto l’imperatore Aureliano tra il 271 ed il 275, il complesso termale conobbe una fase di marcato declino rispetto allo splendore del secolo precedente. Tuttavia il ritiro dei romani, come testimonia la storia successiva, non corrispose alla scomparsa di Băile Herculane dalla mappa dei poli termali d’eccellenza a livello europeo.
“La villeggiatura più bella del continente”
Nuovo impero, nuovo confine. Compiendo un vertiginoso balzo in avanti di quindici secoli Băile Herculane si trova stabilmente integrata all’interno dell’Impero austriaco. Di nuovo, curiosamente, in posizione di confine.
La guerra austro-turca del 1916-1918 sancì la conquista del Banato ai danni dell’Impero ottomano, portando la monarchia a stabilire una nuova regione amministrativa e militare: il Banato di Temeswar (Timișoara), comprendente territori appartenenti alle odierne Serbia, Romania e Ungheria. La provincia rimase sotto amministrazione militare sino al 1751, per via della sua importanza strategica nel contenere il vinto ma pur sempre temibile vicino ottomano.
La sua posizione ai margini dell’Impero non la isolò, tuttavia, dal centro. Ancora una volta Băile Herculane divennne meta di un’attenzione tutta particolare da parte della corte viennese, affascinata dalla sua storia millenaria e attratta dalle acque termali dalla fama prodigiosa. Fu così che, nel 1736, fu dato il via ad una poderosa modernizzazione degli impianti termali esistenti, migliorando le vie d’accesso cittadine e collegandole alla rete ferroviaria dell’Impero.
Essendo la cittadina sotto amministrazione militare furono le stesse guardie di frontiera ad essere inizialmente incaricate dei lavori, ricorrendo ad un barocco austriaco pressoché unico in Europa. Risale proprio a questo periodo la realizzazione di alcuni degli edifici più iconici della città, tra i quali spiccano il Bagno Nettuno, le Terme di Diana, il Casinò, piazza Ercole, nonché numerosi complessi architettonici e statue mirabili.
Così come lo conosciamo oggi il Bagno Nettuno è però frutto di una demolizione e ricostruzione più recente, dovute alla necessità di realizzare un nuovo complesso monumentale che fosse più moderno, funzionale e rappresentativo.
La costruzione fu completata nel 1886 su progetto dell’architetto ungherese Alpár Ignat, a seguito di un concorso nazionale di architettura indetto dal ministero delle Finanze austriaco. Al centro dell’atrio affrescato sorge una finissima fontana in ceramica realizzata da artigiani ungheresi. Una volta ultimato, il complesso termale era dotato di una settantina vasche per trattamenti, due saune, due sale per inalazioni e una sala d’attesa, per una capienza complessiva di un centinaio di persone in totale.
Nel corso del lungo dominio austro-ungarico il complesso termale di Băile Herculane ospitò numerose figure di primissimo rilievo internazionale, tra le quali spiccano gli imperatori Giuseppe I, Giuseppe II e Francesco I d’Austria. Nel 1852, l’imperatore Francesco Giuseppe definì Băile Herculane “la più affascinante stazione termale del continente”, mentre l’imperatrice Elisabetta, meglio nota come Sissi, le dedicò diverse pagine del suo diario privato, descrivendola come un luogo dal fascino unico e suggestivo.
Cemento e terme
A seguito della Seconda guerra mondiale la Romania entrò a far parte del blocco sovietico. Di conseguenza il polo termale di Băile Herculane venne radicalmente ripensato per essere compatibile con la nuova ideologia al potere: le cure termali non potevano più essere appannaggio unicamente di una ristretta élite privilegiata, ma dovevano invece essere a disposizione dell’intera popolazione lavoratrice. La località venne statalizzata e l’accesso alle strutture termali fu aperto alla cittadinanza, specialmente su prescrizione medica, per soggiorni sovvenzionati dallo stato o per vacanze gestite dalle organizzazioni sindacali.
Per far fronte al nuovo, imponente flusso di visitatori, la Repubblica socialista di Romania avviò importanti opere pubbliche per la costruzione di spazi ricettivi consoni alle rinnovate esigenze statali. A tal fine videro la luce svariate strutture in cemento tra gli otto e i dodici piani, in tipico stile brutalista, che tutt’oggi caratterizzano l’orizzonte urbano.
Tra questi alberghi il Roman vale sicuramente una menzione particolare. Finito di costruire a fine anni Settanta, con i suoi moduli ripetitivi, il ricorso al cemento a vista, la ritmicità delle aperture, i contrasti marcati tra pieni e vuoti e soprattutto la compattezza dell’articolato, in grado di imporsi con decisione sul paesaggio naturale circostante, rappresenta uno dei molteplici esempi di brutalismo socialista in Romania.
Ma al di là degli aspetti architettonici, la particolarità dell’hotel non è solo il fatto di insistere sulla vena di acqua termale principale di Băile Herculane, aspetto ne che garantisce l’accesso diretto, quanto di avere integrato al piano terreno dell’edificio i resti delle terme imperiali di Traiano del II secolo. Quelle vere: non si tratta infatti di una ricostruzione in stile, ma di autentici resti romani, ivi incluse antiche vasche termali di epoca imperiale.
Băile Herculane oggi, tra incuria e prospettive di rilancio
La caduta del regime di Nicolae Ceaușescu segnò l’inizio di una fase critica per il complesso termale di Băile Herculane. Le strutture furono privatizzate in modo spesso caotico, senza una strategia chiara di tutela o valorizzazione. Molti edifici storici – soprattutto quelli di epoca asburgica – finirono in uno stato di abbandono avanzato. Il Casinò, un tempo simbolo di mondanità e lusso, è diventato negli anni un relitto architettonico, oggetto di speculazioni e interventi incompleti.
Facciata esterna e corridoio interno del Bagno Nettuno (Wikimedia Commons)
Il Bagno Nettuno, fiore all’occhiello del complesso termale asburgico, versa in uno stato di abbandono e trascuratezza tali da essergli valso il triste onore di comparire tra le sette eredità culturali più a rischio in Europa del 2022: tetti sfondati, cedimenti strutturali e crescita incontrollata della vegetazione rischiano di far scomparire per sempre un pezzo di storia romena ed europea.
Il Bagno Nettuno in una stampa fotocromatica tra il 1890 e 1900 e nel 2022 (Wikimedia Commons).
Ma non tutto è perduto. Nel 2017 ha visto la luce l’Herculane project, un’organizzazione dal basso che mira a mettere in sicurezza e restaurare gli edifici storici della città coinvolgendo volontari, architetti e istituzioni. Con i fondi raccolti da donazioni private un gruppo di giovani architetti è così riuscito ad arrestare i cedimenti più insidiosi, ma gli interventi sono costosi e serve un maggiore impegno statale.
Fortunatamente negli ultimi anni sono stati destinati alla città anche fondi di coesione europei destinati allo sviluppo del turismo. Si tratta di liquidità messa a disposizione dell’amministrazione comunale per il rifacimento delle infrastrutture cittadine, la creazione di nuove opportunità lavorative e la pubblicizzazione della meta termale in Romania e all’estero. Nella speranza che tornare a far parte del circuito turistico internazionale possa salvare il Bagno Nettuno dalla scomparsa cui sembra destinato e far rifiorire Băile Herculane, per l’ennesima volta.
Mosso da un sincero interesse per la storia e la cultura della penisola balcanica, si è laureato in Studi Internazionali all’Università di Trento, per poi specializzarsi in Studi sull’Europa dell’Est all’Università di Bologna. Ha vissuto in Romania, Croazia e Bosnia ed Erzegovina, studiando e impegnandosi in attività di volontariato. Tra il 2021 e il 2022 ha scritto per Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Attualmente risiede in Macedonia del Nord, dove lavora presso l’ufficio di ALDA Skopje.