Il Gran Premio di Azerbaigian compie dieci anni, tra motori e sportwashing

Il prossimo 26 settembre a Baku si svolgerà una gara di Formula 1 per la decima volta dal 2016. In questo decennio, il Gran Premio di Azerbaigian è ormai diventato un appuntamento classico del circus motoristico più famoso del mondo e un modello di sportwashing riuscito alla perfezione.

Quest’anno il Gran Premio di Azerbaigian si terrà eccezionalmente di sabato per lasciare spazio alla domenica alla celebrazione del Giorno della Memoria, la festività dedicata ai soldati caduti nella Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh (un punto su cui torniamo sotto).

La genesi del Gran Premio di Azerbaigian

Le autorità azere concepirono l’idea di organizzare una gara di Formula 1 nei primi anni Dieci del Duemila. Il paese aveva risorse da investire grazie agli introiti derivanti dalla vendita di gas e petrolio e l’interesse a “ritagliarsi un posto sulla mappa” per cancellare la reputazione di essere “l’ennesima ex repubblica sovietica”, governata da uno dei regimi più autoritari del pianeta.

Una disamina sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian, tragica nel 2016 come nel 2026.

Proprio per questo negli anni a venire avrebbe ospitato una serie di grandi eventi internazionali, sportivi e non solo. Tra gli altri, Eurovision nel 2012, i Giochi europei nel 2015, la finale di Europa League nel 2019, ma anche la 29ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP29) nel 2024 con il fiore all’occhiello del Gran Premio annuale (salvo una pausa per la pandemia nel 2020). Nella stessa logica rientravano le sponsorizzazioni dell’Atlético Madrid dell’ente del turismo azero e quella degli Europei di calcio 2016 dell’azienda energetica nazionale Socar.

Baku trovò subito sponde da parte della Formula 1, visto che l’allora patron Bernie Ecclestone (l’azienda statunitense Liberty Media sarebbe subentrata alla fine del 2016) aspirava ad aprirsi a nuovi paesi, soprattutto se questi avevano grandi risorse da investire per organizzare le gare (dal Bahrain alla Russia, gli esempi in tal senso non mancavano).

Ecco quindi che le trattative procedettero rapidamente per concludersi già nel 2014, quando venne annunciato che Baku avrebbe accolto la sua gara inaugurale nel 2016. Prima ancora che il layout venisse definito, gli azeri dichiararono che sarebbe passato dalla centralissima piazza della Libertà (Azadlıq Meydanı) e dai principali monumenti della capitale (sul modello di quanto avveniva a Singapore, in calendario dal 2008).

Il progetto venne affidato con queste istruzioni all’ingegnere tedesco Hermann Tilke, la mano che aveva disegnato molte delle piste moderne costruite dalla fine degli anni Novanta, definite dagli appassionati disprezzantemente tilkodromi per le loro caratteristiche simili e la mancanza di quel carattere tipico dei circuiti storici del calendario.

Baku, però, rappresenta indubbiamente un’eccezione in tal senso, e fin dai primi rendering si preannunciava come un tracciato pazzo. Da una parte aveva le caratteristiche tipiche di un gran premio cittadino: poche vie di fuga e tratti angusti tra i guardrail. Dall’altra, consentiva di raggiungere altissime velocità, sia sul rettilineo infinito che si concludeva in piazza della Libertà (sede dei box e del traguardo) che sui saliscendi intorno alle mura della città vecchia.

Le polemiche...

L’avvicinarsi dell’appuntamento con la Formula 1, fissato al 19 giugno 2016, scatenò polemiche sulla stampa locale e internazionale.

Tra le prime, quelle che si ripetono annualmente legate ai lavori nelle settimane che precedono la gara. Costruire la pista su alcuni dei viali principali di una città grande e trafficata come Baku porta inevitabilmente a ingorghi e disagi per i suoi abitanti. Inoltre, per far passare il tracciato ai piedi delle mura (la famosa sezione del castello), si dovette asfaltare una via lastricata del centro storico.

Gran premio di Azerbaigian: lavori in corso a Baku.
Le strade della città trasformate in cantiere per l’edizione 2026 della gara (Meridiano 13/Francesco Brusa)

Tra le seconde, l’evento ebbe l’effetto di portare l’attenzione sulle già menzionate sistematiche violazioni dei diritti umani e sulla corruzione in Azerbaigian. Nell’aprile 2016, infatti, quando mancavano due mesi alla prima gara, vennero pubblicati i Panama Papers in cui emergeva che la famiglia del presidente Ilham Aliyev aveva utilizzato una rete di società offshore per detenere partecipazioni in attività economiche e immobili all’estero.

Le polemiche vennero sprezzatamente rispedite al mittente dallo stesso Ecclestone alla vigilia del Gran Premio in risposta alle richieste di prendere posizione su tali questioni:

“Non appena mi si dice che cosa sono i diritti umani, si può poi discutere di come, perché e quando si applicano. Qualcuno sa che cosa sono i diritti umani?”

Non mancavano, infine, preoccupazioni legate alla sicurezza della nuova pista, in particolare per le alte velocità che si raggiungevano in un circuito angusto.

...silenziate dal rombo dei motori

Non appena le monoposto iniziarono a girare per le strade di Baku, quasi tutte le polemiche vennero cancellate dallo spettacolo sportivo.

Poca attenzione suscitò la controversia emersa nel 2017 grazie a un’indagine giornalistica basata sui Panama Papers sul fatto che la gestione dell’evento fosse stata affidata con modalità torbide al figlio del ministro dello Sport. Si parlò ancor di meno della guerra scatenata da Baku nel 2020 per riprendere il controllo del Nagorno-Karabakh e della pulizia etnica della popolazione armena della regione nel 2023 causata da una nuova offensiva azera. Ancora meno interessano le lunghe pene detentive a cui vengono condannati politici, attivisti e giornalisti non allineati al regime di Aliyev.

Indubbiamente, gli eventi sportivi sulle vie di Baku hanno avuto gioco facile a mettere in secondo piano tutto il resto e molti sono già entrati nella storia della Formula 1.

Tutti gli appassionati si ricordano, infatti, la gara del 2017, con la ruotata vendicativa della Ferrari di Sebastian Vettel alla Mercedes di Lewis Hamilton e l’impronosticabile vittoria di Daniel Ricciardo. Ugualmente memorabile, l’incidente fratricida tra la Red Bull dell’australiano e quella del compagno di squadra Max Verstappen nel 2018. E ancora, l’incidente di Charles Leclerc nella sezione del castello con annesso il celeberrimo team radio: “sono stupido” nel 2019 e, infine, l’incredibile errore di Hamilton alla ripartenza del 2021 che lo relegò all’ultimo posto e gli costò, a conti fatti, il mondiale.

L’incidente di Leclerc nel 2019 e il messaggio radio diventato un meme

Dopo dieci anni si può dire che il Gran Premio di Azerbaigian è riuscito a raggiungere l’intento dei suoi organizzatori, diventando una vetrina scintillante per nascondere le tante problematiche del paese. E non solo: il modello è stato imitato; le piste di Las Vegas e Madrid richiamano infatti quella della capitale azera. Insomma, Baku ha fatto scuola come in pochi si sarebbero potuti aspettare un decennio fa.

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Aleksej Tilman
Aleksej Tilman

Nato a Milano, attualmente abita a Vienna, dopo aver vissuto ad Astana, Bruxelles e Tbilisi, lavorando per l’Osce e il Parlamento Europeo. Ha risieduto due anni nella capitale della Georgia, specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell’area caucasica all’Università Ivane Javakhishvili. Oltre che per Meridiano 13, scrive e ha scritto della regione per Valigia Blu, il manifesto, New Eastern Europe, East Journal e altre testate.