Birlik, l’unità che resiste: una scuola tatara di Crimea a Kyiv

Dalla Crimea occupata, passando per Cherson e sino alla periferia di Kyiv, la comunità tatara continua a difendere lingua e identità, questa volta attraverso l’istruzione. La scuola tatara di Crimea “Birlik” è diventata il cuore di questa resistenza culturale, tra esilio, guerra e rischio di assimilazione.

C’è una cittadina, nella regione di Cherson, che la gente del posto ha sempre chiamato “Novotatarivka”, la città dei tatari. Il nome ufficiale è Novooleksiivka, ma il soprannome racconta bene la sua storia: più della metà dei circa diecimila abitanti erano tatari di Crimea, la più grande concentrazione della comunità nel territorio dell’Ucraina continentale.

A Novotatarivka, almeno fino alla primavera del 2022, c’erano una moschea, un ensemble di danza tradizionale e una scuola con classi in lingua tatara, l’unica di questo tipo fuori dalla penisola crimeana.

Il 7 aprile 2022, però, le truppe russe hanno circondato il centro abitato e aperto il fuoco sui palazzi residenziali del centro. Da allora Novooleksiivka si trova sotto occupazione. L’edificio della scuola tatara di Crimea esiste ancora, ma le lezioni si tengono ormai in russo: nei territori occupati, Mosca ha imposto subito la russificazione del sistema scolastico.

A circa cinquecento chilometri più a nord, nella località di Čajka, alla periferia ovest di Kyiv, esiste un’altra scuola tatara di Crimea. Si chiama Birlik – “unità” in tataro di Crimea – ed è nata da un’iniziativa volontaria della comunità locale, senza finanziamenti statali.

Le due scuole non si assomigliano quasi per niente. Eppure, raccontano la stessa storia: quella di un popolo che ha perso la propria terra più volte e che continua a lottare per preservare la propria identità.

scuola di lingua tatara di Crimea
Elementi di cultura tatara di Crimea – Biblioteca scientifica statale di architettura e costruzione Zabolotnyj di Kyiv (Meridiano 13/Claudia Bettiol)

Una comunità radicata ma sempre in fuga

Per capire cosa rappresentasse Novooleksiivka bisogna tornare indietro di ottant’anni. Il 18 maggio 1944, oltre 32mila agenti del Commissariato del popolo per gli affari interni (NKVD) dell’Urss bussarono alle porte di tutte le case tatare della Crimea. Nel giro di appena tre giorni quasi 200mila persone – inclusi donne, bambini e anziani, mentre gli uomini erano al fronte – furono caricate su treni merci e deportate in Asia centrale, accusate falsamente di collaborazionismo con i nazisti.

Nei mesi successivi morirono decine di migliaia di deportati solo in Uzbekistan; secondo alcune stime di attivisti e storici, le cifre sfiorano il quarantasei per cento dell’intera popolazione colpita.

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Il parlamento ucraino ha riconosciuto quella deportazione come genocidio nel dicembre 2015 e ha istituito il 18 maggio la Giornata della memoria delle vittime del genocidio del popolo tataro di Crimea. Nella Crimea occupata questa ricorrenza è oggi vietata nonostante, nel giugno 2024, la Corte europea dei diritti umani abbia stabilito che l’amministrazione russa ha violato in modo sistematico i diritti fondamentali dei tatari attraverso la chiusura forzata delle loro istituzioni politiche e culturali e la persecuzione dei loro rappresentanti.

Il ritorno in Crimea fu lento e parziale. Molte famiglie, negli anni Settanta, si fermarono a Novooleksiivka, a soli ventisei chilometri dal confine amministrativo con la penisola. Dopo l’annessione russa del 2014, una nuova ondata di tatari di Crimea – quelli che non volevano vivere sotto la nuova occupazione – lasciò di nuovo la terra natia. Secondo stime non ufficiali, circa 50mila persone si rifugiarono nel resto dell’Ucraina.

La comunità di Novooleksiivka raggiunse i settemila abitanti: la scuola con le classi in tataro di Crimea era la testimonianza di un radicamento durato generazioni. A Čajka si stabilirono circa trecento famiglie, senza però nessuna radice storica preesistente. La comunità qui ha costruito tutto da zero: la moschea, gli spazi comuni, la scuola. L’edificio di Birlik è stato alzato mattone dopo mattone dai volontari del villaggio, e ancora oggi la scuola sopravvive esclusivamente grazie alle donazioni e al contributo diretto delle famiglie.

Cofanetto porta-Corano dei tatari di Crimea – Biblioteca scientifica statale di architettura e costruzione Zabolotnyj di Kyiv (Meridiano 13/Claudia Bettiol)

La legge che fa la differenza (e i suoi limiti)

Al di là di guerre e occupazioni, l’esistenza di una scuola come Birlik in Ucraina non è da dare per scontata. La legge sulla lingua del 2019, firmata dall’ex presidente Petro Porošenko (2014-2019), stabilisce che l’ucraino è la lingua veicolare in tutte le scuole dell’obbligo; le lingue minoritarie possono essere insegnate come materie, ma non usate come lingua di insegnamento per le discipline curricolari. Una norma che ha suscitato tensioni con le comunità ungherese, rumena e altre minoranze presenti in Ucraina.

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Tuttavia, i tatari di Crimea – la cui lingua appartiene al ceppo turcico ed è oggi classificata come lingua a rischio dall’Unesco – non sono una minoranza come le altre e godono di uno status giuridico speciale.

Il 1° luglio 2021 la Verchovna Rada (il parlamento ucraino) ha approvato la legge “Sui popoli indigeni dell’Ucraina”, che riconosce come tali i tatari di Crimea, i caraiti e i crimciacchi, i tre gruppi etnici autoctoni della penisola crimeana. La distinzione rispetto alle minoranze è precisa: mentre una minoranza nazionale può avere uno Stato di riferimento altrove – l’Ungheria per gli ungheresi, la Romania per i rumeni – i tatari di Crimea non hanno nessun altro Stato (la Crimea è la loro unica patria). La legge li riconosce come “una comunità etnica autoctona che si è formata sul territorio dell’Ucraina, che si distingue per l’originalità della lingua e della cultura” e che “non ha una propria formazione statale al di fuori dell’Ucraina”; perciò, in base a questo, garantisce loro il diritto all’istruzione nella propria lingua lungo tutto il ciclo scolastico.

Una nuova scuola tatara di Crimea: il modello Birlik

Nella pratica di Birlik, però, questo diritto si scontra con un ostacolo strutturale: non ci sono abbastanza insegnanti specializzati in lingua tatara di Crimea e non ce ne sono abbastanza in tutta l’Ucraina (e nemmeno, per assurdo, nella stessa Crimea) per costruire un programma didattico autonomo. Per questa ragione, tutte le materie curricolari si insegnano in ucraino – con alcune discipline anche in inglese – e il tataro di Crimea viene usato soltanto nelle lezioni di lingua, cultura, storia e musica tradizionale. A ciò si aggiunge la difficoltà di apprendimento di questa lingua di alcuni alunni, poiché viene studiata solo come seconda lingua straniera (dopo l’inglese).

Il programma scolastico di Birlik è quello ministeriale standard. “Non abbiamo abbastanza specialisti”, spiega la direttrice della scuola, Ol’ha Rustamova. “È il nostro limite principale. Non è una scelta: è una conseguenza di quello che è successo alla nostra comunità”.

È un paradosso amaro: la legge riconosce il diritto, ma la diaspora e le persecuzioni hanno eroso le risorse umane necessarie per esercitarlo.

La scuola ha ottenuto il riconoscimento ufficiale e la licenza per operare come istituto d’istruzione solo nel 2023. Prima di quella data, Birlik funzionava in una zona grigia: accoglieva bambini, organizzava lezioni, costruiva una comunità educativa, ma senza lo status legale necessario a rilasciare titoli validi. Il percorso per il riconoscimento è stato lungo e non privo di ostacoli burocratici.

La scuola è oggi aperta a tutti i cittadini ucraini, indipendentemente dall’origine etnica o dalla fede religiosa: è stata concepita come uno spazio in cui l’identità tatara di Crimea viene studiata, preservata e trasmessa a e da tutti.

scuola di lingua tatara di Crimea
Alcune parole in lingua tatara di Crimea con le rispettive traduzioni in russo e ucraino (Meridiano 13/Claudia Bettiol)

Tuttavia, l’invasione russa su larga scala ha di nuovo cambiato le carte in tavola. Molte famiglie che si erano stabilite a Čajka sono dovuto ripartire: si trovano ora in Polonia, in Germania, in altri paesi europei. I loro figli continuano a seguire le lezioni di Birlik in collegamento video, facendo diventare la scuola un “filo digitale” che tiene insieme una comunità geograficamente dispersa.

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Due scuole, una sola storia

Novooleksiivka e Čajka sono agli antipodi per origine e per forma. La prima era una realtà perfettamente inserita nel sistema scolastico ucraino: riconosciuta dallo Stato, integrata nel territorio, l’espressione di una comunità che aveva trovato un posto nel mondo. Birlik appartiene a un’altra categoria, quella delle istituzioni della diaspora, tenuta in vita dalla volontà collettiva di chi non ha più una terra su cui contare. Eppure, è l’unica delle due che ancora può dirsi libera, come ricorda Rustamova.

La sopravvivenza culturale di un popolo, infatti, non dipende necessariamente dalla solidità delle sue istituzioni, ma dalla capacità di ricostruirle ogni volta che vengono distrutte. I tatari di Crimea hanno già dovuto ricominciare dal niente nel 1944, poi nel 1989 con il ritorno in Crimea, poi di nuovo nel 2014 e, infine, nel 2022.

“Il rischio che ci sovrasta, questa volta, forse non sono i carri armati ma l’assimilazione silenziosa”, dice Rustamova.

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Claudia Bettiol
Claudia Bettiol

Traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, dal 2017 vive a Kyiv e collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e Valigia Blu. Nel 2022 ha tradotto dall’ucraino “Mosaico Ucraina” di Olesja Jaremčuk (Bottega Errante). È socia AISU (Associazione italiana di studi ucraini) e fa parte del direttivo dell’associazione Rescue Team.