Soroca: la capitale della comunità rom della Moldova, tra fortezza medievale e Collina dei Rom

Soroca è una città della Moldova settentrionale, con poco più di 20mila abitanti, situata sulle rive del fiume Nistro (Dnestr), proprio di fronte al confine con l’Ucraina. Storico centro strategico lungo il fiume, è celebre per la sua fortezza medievale, uno dei monumenti meglio conservati del paese, e per ospitare una delle più importanti comunità rom della Moldova, concentrata nel caratteristico quartiere noto come Collina dei rom.

Infatti, Soroca è spesso considerata la capitale della comunità rom della Moldova. Il loro barone, una sorta di capo comunità, Artur Cerari, è deceduto lo scorso 4 luglio e i funerali sono stati celebrati lo scorso 18 luglio. La tomba di marmo verde proveniente dall’Italia è stata scelta dallo stesso barone, e la figlia, Ana, vorrebbe trasformare la casa di famiglia in un museo.

Cerari è stato una figura centrale che per quasi trent’anni ha rappresentato un punto di riferimento nella mediazione dei conflitti interni alla comunità e nei rapporti con le istituzioni locali. Il titolo di barone dovrebbe passare a uno dei suoi figli.

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Una giornata di fine giugno alla scoperta di Soroca

Ho visitato Soroca insieme alla mia inseparabile amica Giulia in una sonnolenta e soleggiata giornata di fine giugno del 2023. Durante il viaggio in minibus tra Chișinău e Soroca abbiamo incontrato due donne che vivono in Italia e stavano tornando in città per far visita a dei parenti. Quando hanno scoperto la nostra destinazione, una delle due è scoppiata a ridere, divertita in modo sarcastico dalla scelta del nostro viaggio.

Fin dal primo impatto, Soroca si è rivelata una tranquilla cittadina di provincia, molto diversa da come viene spesso raccontata nei video sensazionalistici di alcuni youtuber e travel influencer, sempre alla ricerca dell’estremo o della provocazione. Racconti che finiscono per ridurre la città alla sola Collina dei Rom, soffermandosi quasi esclusivamente sulle celebri ville kitsch di alcune famiglie.

È vero: sulla collina sorgono case eccentriche, monumentali, talvolta bizzarre e spesso incompiute. Ma Soroca è molto più una città della Moldova, segnata dall’emigrazione, dai limitati investimenti e da un’economia che fa fatica. L’architettura sovietica, ancora ben conservata in molte aree, contribuisce a definirne l’identità ed è particolarmente interessante per gli appassionati dei paesaggi urbani dell’ex Unione Sovietica.

La fortezza vista da una via centrale della città (Meridiano 13/Margherita Gobbat)

La fortezza sul Nistru

Uno dei simboli della città è la Fortezza di Soroca, tra i siti storici e culturali più importanti e visitati della Moldova. Costruita alla fine del XV secolo per volontà di Stefano il Grande e successivamente ricostruita in pietra, costituiva uno dei principali bastioni difensivi del Principato di Moldavia contro le incursioni tatare provenienti dalle steppe ucraine. La sua posizione sulle rive del Nistro ne faceva un punto strategico per il controllo delle rotte commerciali e militari.

A Soroca nel corso dei secoli hanno convissuto comunità ebraiche, poi quasi interamente sterminate durante l’Olocausto, insieme a popolazioni armene, russe, ucraine e moldave. In seguito, durante il periodo sovietico, la città ha conosciuto una forte industrializzazione, rendendola un importante centro produttivo regionale.

La stazione dei bus di Soroca (Meridiano 13/Margherita Gobbat)

Perché proprio Soroca è considerata la capitale rom della Moldova?

La comunità rom di Soroca non è omogenea, ma è composta da famiglie con tradizioni e attività economiche differenti. Come nel resto della Moldova, nel corso dei secoli i rom hanno mantenuto una forte identità culturale, adattandosi però ai profondi cambiamenti politici ed economici che hanno attraversato la regione.

Un elemento che lega la città alla sua comunità rom risale alla Seconda guerra mondiale. Quando la Bessarabia passò sotto l’amministrazione romena, i rom di Soroca furono tra i pochi a non essere deportati e richiusi in campi di concentramento in Transnistria. Questa circostanza permise alla comunità di conservare una continuità demografica e culturale che ancora oggi la distingue.

La loro prosperità ancora visibile passeggiando tra le ville della Collina dei Rom iniziò a svilupparsi durante il tardo periodo sovietico. Già dagli anni Sessanta molte famiglie rom si spostavano stagionalmente in diverse repubbliche dell’Unione Sovietica, lavorando come fabbri e artigiani. Spesso venivano pagate con prodotti agricoli e oggetti, che poi rivendevano in altre regioni dove erano più difficili da reperire, dando vita a reti commerciali informali particolarmente redditizie.

Il vero boom economico arrivò però alla fine degli anni Ottanta, durante la perestrojka, quando la liberalizzazione dell’economia consentì la nascita di cooperative private. A Soroca ne furono create circa trecento, specializzate soprattutto nella produzione di biancheria intima. Il cotone arrivava dall’Uzbekistan, gli indumenti venivano confezionati nelle abitazioni familiari e successivamente venduti in tutta l’Unione Sovietica. I profitti permisero a molte famiglie di acquistare terreni e costruire ville sempre più grandi e appariscenti, alimentando così una vera competizione architettonica tra vicini.

Con il crollo dell’Urss questo ciclo di produzione e vendita si interruppe. La chiusura delle frontiere, la frammentazione del mercato sovietico e la crisi economica degli anni Novanta aumentarono l’emigrazione e la povertà. Per questo numerose ville rimasero incompiute o in stato di abbandono. Tuttora molti degli ex residenti della Collina lavorano all’estero e spediscono rimesse alle famiglie rimaste a Soroca.

La comunità rom in Moldova oggi

Secondo il Censimento della popolazione e delle abitazioni del 2024, i rom rappresentano lo 0,4% della popolazione residente della Moldova, pari a circa 9.500-10mila persone. Si tratta di un lieve aumento rispetto al censimento del 2014, quando costituivano lo 0,3% della popolazione. Questo incremento potrebbe riflettere una maggiore disponibilità a dichiarare la propria appartenenza etnica.

Per molte persone rom, non dichiarare la propria appartenenza etnica costituisce ancora una strategia per ridurre il rischio di discriminazione. Come in molti altri paesi europei, la comunità continua infatti ad affrontare importanti difficoltà socio-economiche: precarietà, discriminazioni nella ricerca di un’abitazione in affitto e nell’accesso alle cure sanitarie, elevati tassi di abbandono scolastico e difficoltà di integrazione sociale.

La notorietà della Collina dei Rom e il crescente interesse turistico per Soroca possono rappresentare un’opportunità economica per la città e per una parte della popolazione, ma difficilmente sono sufficienti a invertire tendenze strutturali come lo spopolamento e l’emigrazione. Come in gran parte della Moldova, anche molti giovani di Soroca lasciano la città in cerca di migliori opportunità a Chișinău o all’estero, contribuendo al progressivo declino demografico.

Uno sviluppo turistico lontano da toni sensazionalistici significa raccontare Soroca andando oltre gli stereotipi, promuovendo un turismo più consapevole e responsabile, capace anche di valorizzare la storia e le tradizioni locali.

Soroca rimane così una città di frontiera dove la storia si è sedimentata in epoche diverse: la fortezza medievale, la memoria della comunità ebraica, l’architettura popolare sovietica, la presenza della più importante comunità rom della Moldova e, oggi, la guerra al di là del fiume, mentre continua l’emigrazione e l’invecchiamento della popolazione.

Monumento in memoria di coloro che sono caduti durante la liquidazione e delle conseguenze dell’incidente nucleare di Čornobyl’, situato a Soroca. (Meridiano 13/Margherita Gobbat)

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Margherita Gobbat
Margherita Gobbat

Ricercatrice al Center for Social Sciences (CSS) di Tbilisi e dottoranda al Research Center For Eastern European Studies (FSO) all'Università di Brema. Dal 2018 si sposta tra vari paesi dell’est Europa.