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La musica della Perestrojka: una playlist della dissoluzione

di Martina Napolitano, Claudia Bettiol e Aleksej Tilman

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sulla rivista Q Code nel dicembre 2021 per i 30 anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Gli anni della perestrojka e del graduale ma rapido disintegrarsi dell’Unione delle 15 repubbliche sovietiche trovarono una loro eco anche in termini culturali e, non da ultimo, musicali. È in questo periodo che la musica rock e punk coltivata fino ad allora negli ambienti del fertile underground tardo-sovietico diviene un prodotto culturale a tutti gli effetti di successo ufficiale, guadagnandosi un pubblico non soltanto interno all’Urss, ma anche internazionale.

Proprio nel 1989 si svolse il primo festival rock internazionale in Unione Sovietica: a Mosca si esibirono su uno stesso palco sia stelle della musica internazionale (da Bon Jovi agli Scorpions) che gruppi made in USSR, come racconta questo documentario dedicato alla “Woodstock russa”.

Vi proponiamo di seguito degli ascolti selezionati di una serie di band di artisti provenienti da diverse repubbliche sovietiche, i cui brani sono utili a ricreare l’atmosfera musicale, culturale e concettuale di quegli anni. Per alcune di queste canzoni abbiamo tradotto anche degli estratti dei testi. Buon ascolto!

Estonia: Ciao perestrojka – J.M.K.E. (1989)

Tere perestroika – letteralmente traducibile dall’estone come “Ciao perestrojka” – è il primo singolo del gruppo punk estone J.M.K.E., uscito nel marzo 1989 e pubblicato dalla casa discografica finlandese Stupido Records, creata ad hoc per questa band. Oltre ad essere la canzone più famosa della band, è anche parte integrante del processo di indipendenza estone a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Sebbene, almeno secondo le parole del compositore Villu Tammi, il brano non rientri realmente nella cosiddetta rivoluzione canora che ha portato all’indipendenza degli stati baltici, viene descritta come la canzone che ha dato il via alla reazione a catena che ha portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il testo, scritto nell’estate del 1987 parla delle nuove riforme in corso con la perestroika, lanciata dal presidente Michail Gorbačëv nel 1985.

La versione punk fu registrata quando si tenne un concerto di gruppi rock estoni al ristorante Kannas di Helsinki, il giorno dell’indipendenza, nel 1988. Tuttavia, le autorità sovietiche si rifiutarono di rilasciare i visti ai musicisti, e la canzone fu resa nota dal gruppo punk finlandese Fucking World. Ai membri di J.M.K.E. furono ancora negati i visti dalle autorità sovietiche ancora un paio di volte, riuscendo ad esibirsi in Finlandia solo nell’aprile del 1989.

“Ogni uomo respira a pieni polmoni ora,

La falce e il martello non batteranno più nessun uomo.

[…]

Ciao perestrojka, democrazia,

Un paese sta per sfuggire alla dittatura.

[…]

I film vietati sono tutti al cinema ora,

E anche le band bandite stanno suonando.

Ciao perestrojka, democrazia,

È bello essere liberi dalla dittatura,

Ciao perestrojka, ciao libertà.

E restando nei Baltici, un altro consiglio di ascolto è il brano del trio lettone, lituano, estone Viktors Zemgals, Žilvinas Bubelis, Tarmo Pihlap: Bunda jau Baltija (I baltici si stanno svegliando).

Abcasia: Abcasi, Abcasi…- Rustam Xarzisov

Nel Caucaso il periodo che ha portato al crollo dell’Unione Sovietica è coinciso tragicamente con la guerra. In Nagorno-Karabakh (1988-1994), in Ossezia del Nord (1989-1992) in Ossezia del Sud (1991-1992), in Abcasia (1992-1993) e in Cecenia (1994-1996 e 2000-2009) si combatterono conflitti, spesso dimenticati, che, in alcuni casi, portarono all’indipendenza di piccoli territori, mai riconosciuta a livello internazionale.

Ma su cosa, queste nuove entità statali, potevano basare il loro discorso nazionalistico? Prevedibilmente riciclavano quanto già esisteva. Nel caso di questa canzone, i georgiani diventano i fascisti che hanno invaso una terra straniera (l’Abcasia), un rimando all’invasione nazista dell’Urss (uno dei più usati ancora oggi – vedasi anche l’attuale conflitto tra Russia e Ucraina).

Le canzoni degli anni di guerra vennero raccolte nel 2011 in un musical intitolato “Il comandante dei nostri soldati“ (“Ҳара ҳаруаа реиҳабы” in abcaso), in onore del primo presidente de facto dell’Abcasia indipendente, Vladislav Ardzinba.

Abcasi, abcasi siete pochi,

State andando a una battaglia impari,

Ma un carro armato non è peggio di un pugnale,

Quando i tuoi fratelli sono con te!

Abcasi, abcasi avete ragione!

Non avete iniziato voi la guerra

Non per le poltrone e la gloria

Avete invaso un paese straniero.

Non vi siete cuciti le pellicce

Con idee fasciste morte

Non avete preso i soldi dei cadaveri

Delle persone a cui avete sparato.

Sono con voi, sono con voi ragazzi,

Non posso sparare, quindi canto!

So che la vostra battaglia è sacra.

Per favore iscrivetemi ai ranghi!

Abcasi, Abcasi, Abcasi,

Persone amanti della libertà!

Alla gloria del Caucaso coi capelli grigi

Avanti, fratelli miei, avanti!

Georgia: Il paese è nel caos – Soso Toloraia & Marika Txelidze

In Georgia e non solo, gli anni Novanta sono stati anni di caos e povertà. Mentre i negozi di Tbilisi si riempivano di nuove mercanzie scintillanti che quasi nessuno poteva permettersi, cosa rimaneva da fare? Sostenersi a vicenda e sognare.

Una ragazza era sveglia di notte in una stanza,

E il vento gelido e il freddo la derubavano dei suoi sogni,

delle cose pure che aveva nel cuore.

E per strada ha piovuto tutta la notte.

E così Pippi Calzelunghe scappa di casa.

Andiamo, andiamo, camminiamo insieme.

Il cronometro è acceso, passiamo attraverso questo tempo.

Vieni, dammi la mano. Dopotutto, stare insieme non è difficile.

Se il vecchio anno è passato, cominceremo di nuovo.

Colombe affamate sparano sogni,

e con i loro pensieri mi mettono in vena di cantare,

I giorni stanno scorrendo veloci, stanno scorrendo veloci.

E ognuno ci tortura.

I quartieri di Tbilisi ridono per me,

poiché conoscono bene i miei guai.

Stanno cambiando il dolore nel mio cuore in gioia.

Mi aspetto calore.

C’è gente per strada. Case nuove,

pubblicità colorate e stand accattivanti

decorare la città.

E porto questo dolore nel mio cuore.

Cos’altro ho?

Sono un germoglio di canna.

Senza canzone probabilmente scomparirò,

come la canzone è il mio compagno costante.

È quello che prendo al posto del pane e del burro,

e io porto e passo questa vita con esso.

Credo che apprezzerai il mio lavoro,

e così canto.

È nostra, la nostra città è nostra,

Ai poveri, agli affamati dobbiamo provvedere,

Cos’altro c’è per questo paese?

Abbiamo raggiunto il confine.

Non ci vergogniamo di uscire per strada.

I giorni sono, dopo tutto, bellissimi cavalli alati.

Fino a quando la foresta perde tutte le sue foglie,

vivremo con speranza.

Il loro paese si è incasinato e shairi è la cosa più importante.

C’è rumore nelle strade.

La città è impazzita.

Sono un germoglio di canna che cresce dalla palude.

Ho una parola da dire, quindi aprimi la finestra.

Hanno preso tutti i soldi,

Hanno svuotato lo studio.

Dico ad alta voce tutto ciò che sento.

Ti darò un po’ di spiccioli, se tenderai la mano.

È nostra, la nostra città è nostra,

Ai poveri, agli affamati dobbiamo provvedere,

Cos’altro c’è per questo paese?

Abbiamo raggiunto il confine.

Non ci vergogniamo di uscire per strada.

I giorni sono, dopo tutto, bellissimi cavalli alati.

Fino a quando la foresta perde tutte le sue foglie,

vivremo con speranza.

E restando in Georgia, un’eco dei tempi è rimasta anche in brani più recenti:

Irakli Charkviani – Saqartvelo (Georgia, 1999)

Shuqi Movida – Žigulis K’atsi (Uomo Žiguli, 2001)

Erekle Deisadze – Garibta Locva (La preghiera dei poveri, 2012)

Immagine di Igor Mukhin

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Redazione
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