Le scuole slovene in Italia: una risorsa importante del nostro confine orientale

In Friuli Venezia Giulia la scolarizzazione in lingua slovena è storicamente incardinata nel sistema pubblico d’istruzione già dall’epoca pre-unitaria. Ad oggi in regione esistono svariati istituti comprensivi (primarie e medie inferiori) e scuole superiori dove la lingua d’insegnamento è quella slovena. Oltre a essere frequentate dalla comunità slovena, queste scuole vengono scelte anche da italofoni e altre comunità linguistiche per i vantaggi che sa offrire la competenza bilingue oggigiorno.

La storia della scolarizzazione in lingua slovena 

La storia (per molti versi travagliata) delle scuole con lingua d’insegnamento slovena lungo il nostro attuale confine orientale affonda le proprie radici nel periodo asburgico: sotto l’Impero austro-ungarico, infatti, lo sloveno era riconosciuto tra le lingue veicolari della scolarizzazione sul territorio. 

L’istruzione pubblica in lingua slovena cominciò ad affermarsi in maniera organica e strutturata in particolare a partire dal 1866, data in cui venne varata una riforma scolastica che delegò di fatto alle amministrazioni comunali dell’Impero austro-ungarico la scelta delle lingue veicolari per le scuole elementari. 

Da allora, specialmente nelle aree extra-urbane delle provincie di Trieste e Gorizia, si sviluppò un’ampia rete di scuole elementari pubbliche istituite dai comuni. Diversa fu la sorte nei due centri urbani dove, anche per la contrarietà delle amministrazioni comunali allo sviluppo di un’istruzione pubblica elementare, si affermarono prevalentemente scuole elementari private, che fiorirono sino allo scoppio della Prima guerra mondiale. 

Le cose, com’è noto, cambiarono con l’assegnazione al Regno d’Italia del litorale austriaco dopo la Grande guerra, quando agli sloveni fu negato il diritto a studiare nella propria lingua, le scuole con lingua di insegnamento slovena vennero chiuse e si impose un sistema di italianizzazione capillare (un’avvincente lettura, a riguardo, è il romanzo Il figlio della lupa di Anton Špacapan Vončina e Francesco Tomada). 

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, gli sloveni delle province di Trieste e Gorizia riottennero il diritto alla scolarizzazione nella propria lingua madre, con il riconoscimento formale delle scuole slovene nel sistema statale italiano. 

Per quanto riguarda la provincia di Udine, solo nel 1984 venne aperto un istituto comprensivo bilingue a San Pietro al Natisone: inizialmente privato, dal 1997 parificato, solo dal 2001 è un istituto scolastico statale, in seguito alla legge nr. 38 del 23 febbraio 2001 che riconosce e tutela i diritti dei cittadini italiani di lingua slovena della regione Friuli Venezia Giulia. 

Leggi anche il nostro approfondimento: Il plurilinguismo del Friuli Venezia Giulia

Il ruolo della politica 

Non è un caso che la legge n°38/2001 sia stata varata all’inizio del nuovo millennio. Si inserisce infatti in un contesto politico favorevole: tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila si sono registrate ottime relazioni bilaterali tra la Slovenia e l’Italia (in particolare sotto il governo Prodi e la giunta regionale presieduta da Riccardo Illy), che hanno portato anche a una valorizzazione del sistema scolastico con lingua d’insegnamento slovena nei territori di confine e a un generale miglioramento dei rapporti con la minoranza slovena. Rapporti che da allora continuano a essere generalmente buoni, anche a fronte dell’avvicendarsi delle varie amministrazioni locali.

Oggi, in linea con la raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 22 maggio 2019 in merito all’apprendimento della lingua di un paese confinante, le scuole con lingua d’insegnamento slovena promuovono un approccio globale all’apprendimento delle lingue dando la possibilità di avvicinarsi, conoscere e imparare la lingua slovena, nonché di comprendere e valorizzare le caratteristiche culturali, naturali e sociali della Slovenia.

La scuola secondaria di I grado con lingua d’insegnamento slovena “Cirillo e Metodio” di Cattinara, Trieste (Meridiano 13)

Come funzionano le scuole slovene in Italia

Le scuole con lingua d’insegnamento slovena sono istituzioni scolastiche che, al pari degli istituti di lingua italiana, nello svolgimento dell’attività didattica si rifanno alle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”, alle “Indicazioni nazionali per i licei” e alle “Linee guida per gli istituti tecnici”. 

La loro peculiarità è quella di veicolare tutti gli insegnamenti, a eccezione dell’italiano e delle lingue straniere, attraverso l’uso della lingua slovena, considerata prima lingua. Al termine del percorso della scuola secondaria gli studenti raggiungono un livello C1 di conoscenza sia della lingua slovena che di quella italiana.

Chi conclude le scuole con lingua d’insegnamento slovena in Italia può poi continuare il percorso di studi presso qualsiasi università italiana o slovena, avendo assimilato gli strumenti linguistici e le competenze necessarie. Allo stesso tempo, il bilinguismo permette di spendere il proprio curriculum nelle attività economiche, ma anche istituzionali transfrontaliere del territorio, dato che la lingua slovena è prerequisito per alcuni impieghi all’interno delle amministrazioni. Si tratta, d’altronde, di competenze linguistiche che si prevede continueranno a essere importanti e ancor più richieste in futuro. 

Il liceo con lingua d’insegnamento slovena “France Prešeren” di Trieste.
Offre gli indirizzi: scientifico, scienze applicate, linguistico e classico (Meridiano 13)

Ad oggi, sono presenti otto istituti comprensivi (primarie e medie inferiori) e sei istituti superiori, situati nei territori storicamente popolati dalla comunità slovena, come i quartieri di San Giacomo e San Giovanni a Trieste, il borgo di Opicina, i comuni di San Dorligo e Aurisina, la città di Gorizia e le valli del Natisone.

In un contesto generalizzato di calo demografico, queste scuole riscontrano oggi un calo degli iscritti che si fa sentire maggiormente in quanto il bacino d’elezione è quello di una minoranza sul territorio. Una minoranza che nel corso degli ultimi quarant’anni si è anche impoverita, a seguito dei fallimenti della TKB/Banca di Credito di Trieste e di alcune problematiche significative registrate dalla finanziaria KB1909 di Gorizia, istituzioni che svolgono un ruolo rilevante per gli equilibri economici e finanziari della comunità slovena in Friuli Venezia Giulia. Le conseguenze economiche incidono spesso infatti anche sulle dinamiche scolastiche, in quanto coinvolgono direttamente le famiglie e le giovani generazioni.

È così che emergono oggi voci — e qualche relativa polemica — di possibili “fusioni” tra alcune scuole con lingua d’insegnamento slovena. Il rischio è quello di ridurre il numero dei dirigenti scolastici e dei responsabili amministrativi in questi istituti. In opposizione alla proposta proveniente dalle amministrazioni centrali, si sono levate in questi ultimi mesi le voci di dirigenti scolastici, insegnanti e rappresentanti dei genitori, ma anche la senatrice Tatjana Rojc e il partito Slovenska skupnost hanno espresso il proprio malcontento, ribadendo l’importanza di preservare la peculiarità di ciascuna scuola.

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Redazione
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