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Il primo ministro albanese Fatos Nano (a sinistra) e il ministro della Difesa Pandeli Majko (secondo da sinistra), insieme ad altri alti funzionari del governo albanese, incontrano il segretario alla Difesa Donald H. Rumsfeld (al centro in primo piano) a Tirana, in Albania, il 10 giugno 2003 (WikimediaCommons)
Il 31 ottobre 2025 si è spento all’età di 73 anni Fatos Nano, politico di spicco dell’Albania post-comunista. Nano è stato per quattordici anni alla guida del Partito Socialista d’Albania (PS), attualmente partito di maggioranza del governo guidato da Edi Rama ed erede diretto del Partito del Lavoro di Enver Hoxha. Fu proprio l’ex leader socialista scomparso venerdì a traghettare il partito dall’ortodossia marxista-leninista alla socialdemocrazia europea. La sua figura è stata spesso al centro di accesi dibattiti politici e vicende giudiziarie che ne hanno minato la credibilità.
I primi passi in politica
Nato a Tirana nel 1952, Fatos Nano era figlio dell’ex direttore della Radio Televizioni Shqiptar (RTSH), Thanas Nano, e di una funzionaria governativa, Maria Shuteriqi. Grazie allo stretto legame tra la sua famiglia e il regime, frequentò la “Sami Frasheri”, la scuola riservata ai figli della nomenklatura comunista.
Con una laurea in economia politica, tra il 1984 e il 1990 lavorò a stretto contatto con Nexhmije Hoxha, moglie del dittatore, presso l’Istituto di studi marxisti-leninisti di Tirana.
La sua carriera politica iniziò alla fine del 1990, in un momento particolarmente delicato per il paese. La morte nel 1985 di Enver Hoxha, al potere dal 1945, aveva portato solo parziali cambiamenti. Il suo successore, Ramiz Alia, aveva infatti avviato una timida apertura sia in campo economico che nei rapporti con i paesi occidentali.
La caduta dei regimi comunisti nell’Europa centro-orientale e le proteste che si diffusero anche in Albania a partire dal 1989 spinsero Alia a liberalizzare il sistema politico, rompendo il cordone ombelicale che univa il Partito e lo Stato e aprendo le porte al multipartitismo.
Ricoprendo il ruolo di Segretario generale del consiglio dei ministri, Nano ebbe un ruolo centrale nell’organizzazione delle prime elezioni multipartitiche del 1991. Il risultato elettorale vide la netta vittoria del Partito Socialista d’Albania e la conseguente nomina di Nano a primo ministro. Il suo mandato durò però appena un anno, fino alla cocente sconfitta elettorale del marzo 1992 con il Partito Democratico d’Albania che ottenne oltre 600mila voti in più dei socialisti. Seguirono anni bui per Nano e per il paese delle aquile.
Nel 1993 l’ex primo ministro venne infatti arrestato con l’accusa di corruzione e rilasciato solo quattro anni dopo. Intanto, il fallimento dei cosiddetti “schemi piramidali”, con cui imprenditori e politici senza scrupoli avevano raschiato gli ultimi risparmi dei cittadini albanesi, aveva prodotto un esodo di massa verso l’estero e portato il paese a una vera e propria guerra civile nota come “anarchia albanese” (1997).
La carcerazione non impedì comunque al leader socialista di guidare il partito e spingerlo ad abbandonare qualsiasi legame con la tradizione marxista-leninista in favore di posizioni più vicine a quelle espresse dai Socialisti Europei. Nel 1997, l’amnistia generale permise a Nano di uscire di galera e guidare il Partito Socialista verso la vittoria elettorale di giugno.
Nel suo secondo mandato da primo ministro, Nano adottò una politica di riforme e aperture al mondo occidentale. In un intervento al workshop sulla sicurezza globale di Vienna del giugno 1998 rivendicò di aver riportato la pace e di aver avviato una stretta collaborazione con la Nato e l’Unione Europea, con un unico obiettivo:
la completa integrazione con la comunità euro-atlantica […] per dare all’Albania il posto che merita nel mondo sviluppato.
Negli stessi mesi sostenne apertamente l’indipendenza del Kosovo e un intervento armato dell’Alleanza euroatlantica.
La grave crisi economica aveva intanto spinto l’Albania nelle braccia di organizzazioni come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che, in cambio di sostegno finanziario, imposero riforme economiche di stampo neoliberista, con la privatizzazione di numerose imprese statali, tra cui Telecom Albania, e soprattutto del sistema bancario, cui si affiancò un’apertura agli investimenti esteri e una più forte tutela della proprietà privata.
Nonostante il crollo dell’inflazione e una ritrovata stabilità macroeconomica, il welfare e i servizi pubblici registrarono scarsi progressi.
Fatos Nano, ancora lui
Accusato di aver svenduto il paese, il primo ministro dovette fronteggiare una nuova ondata di proteste che portarono all’uccisione di un deputato d’opposizione, Azem Hajdari. Cosi com’era già successo a inizio decennio, Nano si trovò costretto a rassegnare le dimissioni ad appena un anno dalla sua rielezione. Ma la sua carriera non era ancora finita.
Dopo un breve ritiro dalla vita politica tornò nuovamente alla guida del paese nel 2002. Riprese quindi da dove aveva lasciato pochi anni prima, con una nuova ondata di privatizzazioni e una forte spinta all’ammodernamento infrastrutturale grazie anche al sostegno europeo.
Il suo governo avviò inoltre la fase di negoziazione preliminare per l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA) con l’Unione, il primo passo concreto verso l’integrazione europea. Nello stesso anno l’Albania partecipò alla missione Nato in Afghanistan, mentre nel 2004 avviò formalmente il Membership Action Plan (MAP).
L’artista Noizy ha pubblicato una canzone dal titolo Fatos Nano
La fine di un’epoca
Le sempre più nette divisioni interne al governo portarono alla sconfitta del partito alle elezioni del 2005. Per Fatos Nano, il rottamatore del comunismo albanese, si trattò di un segnale inequivocabile: il suo tempo era ormai finito.
Negli anni successivi tentò senza successo di farsi eleggere alla presidenza della Repubblica ma nuovi leader carismatici, come l’attuale primo ministro Edi Rama, avevano ormai aperto una nuova stagione politica.
La transizione dal comunismo si era conclusa definitivamente e il paese aveva ormai bisogno di nuovi volti. Il 2 novembre, Tirana ha reso omaggio alla memoria di Fatos Nano con un funerale di Stato alla presenza delle più alte cariche pubbliche.
Dottore di ricerca in Studi internazionali e giornalista, ha collaborato con diverse testate tra cui East Journal e Nena News Agency occupandosi di attualità nell’area balcanica. Coautore dei libri “Capire i Balcani Occidentali” e “Capire la Rotta Balcanica”, editi da Bottega Errante Editore. Vice-presidente di Meridiano 13 APS.