Come potrai immaginare, questo progetto ha dei costi, quindi puoi sostenerci economicamente con un bonifico alle coordinate che trovi qui di seguito. Ti garantiamo che i tuoi soldi verranno spesi solo per la crescita del progetto, per i costi tecnici e per la realizzazione di approfondimenti sempre più interessanti:

  • IBAN IT73P0548412500CC0561000940
  • Banca Civibank
  • Intestato a Meridiano 13

Puoi anche destinare il tuo 5x1000 a Meridiano 13 APS, inserendo il nostro codice fiscale nella tua dichiarazione dei redditi: 91102180931.

L’importanza di chiamarsi Macedonia. Storia di un conflitto identitario

Skopje, settembre 1991

La Macedonia del Nord si separa pacificamente dalla Jugoslavia e si riconosce nella denominazione Repubblica di Macedonia, o più precisamente di FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia).

A dare un volto a questo nome vengono eretti a simbolo nazionale il re Filippo II di Macedonia e il Sole di Vergina, che si distingue per il suo giallo vivo sulla bandiera a sfondo rosso e che rimanda, per estensione, a suo figlio, Alessandro Magno.

Questa scelta viene duramente contestata  dai greci, che dichiarano di essere stati vittima di un furto di identità: la stessa bandiera, ma a sfondo blu, era stata infatti già adottata dalle altre zone amministrative greche, quelle della Macedonia Centrale, della Macedonia Occidentale e della Macedonia Orientale.  

Atene, febbraio 1994

La Grecia impone un embargo di 18 mesi alla Repubblica di Macedonia, che nel 1995 accetta di sostituire la propria bandiera con quella attuale. Ma questa sostituzione non è che la punta dell’iceberg di un’incessante ricerca identitaria di cui la popolazione della Repubblica di Macedonia è protagonista.

In  quanto repubblica post-jugoslava, il territorio è costellato di gruppi etnici eterogenei e frastagliati alla disperata ricerca di riconoscersi e di essere riconosciuti. Il più recente  censimento, condotto nel 2022, ha fotografato la composizione demografica della Macedonia del Nord, rimasta pressoché immutata negli ultimi anni.

La Repubblica, due milioni di abitanti, risulta così composta al 58% da macedoni, al 24,5% da albanesi, al 4% da turchi, al 2,5% da rom e all’1% da serbi. Questa varietà si riflette inevitabilmente a livello culturale e religioso. Infatti, sebbene la fede ortodossa raccolga la maggioranza della popolazione con ben 1,3 milioni di fedeli (65%), la comunità islamica unisce le propaggini albanesi, rom e turche, attestandosi al 36%. 

Skopje, agosto 2006

Il neoeletto primo ministro Nikola Gruevski, leader del Partito Democratico per l’Unità Nazionale Macedone, cavalca l’onda dell’insoddisfazione popolare e propone il progetto “Skopje 2014”, altrimenti conosciuto sotto il nome di antikvizacija (antichizzazione).

L’obiettivo di Gruevski è quello di intessere un filo che legasse la popolazione della Repubblica di Macedonia alla civiltà macedone ellenica antica, andando così a gettare le fondamenta di un’identità nazionale solida e radicata in cui i macedoni potessero riconoscersi. Mosso da uno spirito nazionalista, lungo la durata di tutto il suo mandato (2006-2016) Gruevski fa erigere statue di condottieri, eroi e  filosofi greci nelle piazze delle città, e logicamente non può mancare un’imponente scultura di Alessandro  Magno a cavallo nella piazza centrale della capitale.

Le critiche non tardano ad arrivare. Nel 2015 la testata inglese “The Guardian” definisce Skopje la capitale europea del kitsch. Inoltre, il progetto nazionalistico di Gruevski comincia a superare il budget prefissato inizialmente, pesando fortemente sulle casse statali della Repubblica di Macedonia e aggravando una situazione economica già non particolarmente florida. In un articolo del 2017, “Balkan Insight” si propone di tirare le somme del progetto di Gruevski: invece degli 80 milioni di euro inizialmente devoluti alla causa “Skopje 2014”, ne sono stati spesi 670. Ma le opposizioni non sono solo di natura economica: l’intero processo di “antichizzazione” si basa sul presupposto che Alessandro Magno sia antenato degli odierni macedoni, sebbene questi ultimi avessero origini slave strettamente connesse alla lingua e alla cultura bulgara. La Grecia ritiene la politica di Gruevski inaccettabile e lo accusa di furto culturale.

Skopje, gennaio 2016

A fronte di un lungo anno di accuse perpetrate dal leader dell’opposizione Zoran Zaev, Nikola Gruevski si dimette. Come riporta la BBC in un articolo del 2015, Zaev dichiara Gruevski colpevole di attività illecite quali il controllo della stampa, dell’insabbiamento dell’omicidio di un giovane macedone da parte della polizia e di brogli elettorali.

Il 31 maggio 2017 Zoran Zaev, leader del partito Unione Socialdemocratica di Macedonia, diventa primo ministro. In quanto portavoce dell’opposizione al precedente governo, Zaev inverte la politica estera di Gruevski e si  propone di avviare rapporti diplomatici con gli altri Paesi europei, primi fra tutti la Grecia e la Bulgaria. Nell’agosto 2017, infatti, Repubblica di Macedonia e Bulgaria firmano il Trattato dell’Amicizia, con il quale sanciscono la cessazione di reciproche rivendicazioni  territoriali, impegnandosi inoltre a proteggere i diritti delle minoranze e a non interferire nella politica interna dello Stato confinante. 

Prespa, giugno 2018

Dopo una lunga disputa con la Grecia, che si sentiva da tempo derubata della propria identità e della propria storia, la Repubblica di Macedonia accetta pacificamente di modificare il proprio nome.

Il 17 giugno, Zoran Zaev e il suo omologo greco Alexīs Tsipras firmano sulle sponde del lago di Prespa un accordo che cambia la  denominazione da FYROM a Repubblica di Macedonia del Nord. Il nome viene scelto in  accordo alle altre zone macedoni già esistenti, quelle della Macedonia Centrale, Occidentale e Orientale.

La Repubblica di Macedonia del Nord, inoltre, si impegna a non  utilizzare il Sole di Vergina e simboli riconducibili a un antico passato ellenico, così come  a non riportare errati contenuti storici in documenti e manuali scolastici. In cambio, la  Grecia si impegna a riconoscere la nascita di questo nuovo paese, della sua lingua e non impedisce ulteriormente l’ingresso della Repubblica di Macedonia del Nord nell’Unione Europea e nella NATO. Dopo un referendum fallito per mancato raggiungimento del quorum, la Grecia approva nel 2019 e ratifica l’accordo di Prespa, dichiarando così conclusa la vicenda. 

Skopje, gennaio 2019

Il parlamento macedone vota per cambiare nuovamente  la sua denominazione in Macedonia del Nord, nome col quale entrerà a far parte della NATO il 27 marzo 2020. L’adesione della Macedonia del Nord all’Unione Europea rimane uno degli attuali obiettivi del governo macedone.


Foto di Gianni Galleri

Condividi l'articolo!
Laura Cogo
Laura Cogo

Laureata in Lingue e letterature straniere a Milano con le tesi “Immagini gastronomiche nelle Anime Morte di N. V. Gogol’” e “Le dimensioni dell’individualismo e del collettivismo nella quotidianità in Russia e in Italia”, Laura Cogo è attualmente docente di lingua e letteratura. Collabora con Russia in Translation e Ilnevosomostro.