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Società e governo al bivio: qual è la prospettiva europea della Georgia?

A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina dello scorso 24 febbraio, Kyiv, insieme a Chişinău e Tbilisi, ha formalmente presentato domanda di adesione all’Unione europea. Lo scorso 23 giugno, il Consiglio europeo ha dato il via libera per l’Ucraina e la Moldova, mentre la Georgia resta indietro, con una lista di riforme da attuare prima di poter proseguire verso l’adesione.

Sebbene Bruxelles abbia apertamente dato una ‘prospettiva europea’ al paese caucasico, la decisione di non concedergli lo status di candidato pone l’intera società georgiana a dover far i conti con se stessa: tra una società civile che fin dalla Rivoluzione delle Rose nel 2003 ha manifestato le proprie ambizioni europee e una classe politica che non è stata in grado di portare avanti queste istanze a causa delle proprie spaccature.

Proteste in Georgia a Tbilisi sul Viale Rustaveli
Proteste a Tbilisi nel marzo 2015: le bandiere di Ucraina e Unione europea sono tra le più visibili in tutte le numerose proteste che popolano le strade della città. (Immagine di Aleksej Tilman)

In Georgia c’è voglia di Europa

Lo scorso 20 giugno, decine di migliaia di persone – secondo alcune stime circa 120 mila – si sono radunate nella capitale georgiana in un corteo, probabilmente il più grande nella storia recente della Georgia, a sostegno delle aspirazioni europee del paese. I dimostranti hanno annunciato che daranno vita a un movimento costituito da gruppi della società civile, mezzi di comunicazione, partiti di opposizione, unioni studentesche e sindacati, che presenteranno al governo una lista di istanze.

Protesta antigovernativa nel centro di Tbilisi a sostegno dell’integrazione europea.

La mobilitazione generale alla piazza è arrivata direttamente dalla presidente Salomé Zourabichvili. Il capo di Stato da sempre affronta critiche sia dalle forze di opposizione per la sua inattività nel controllo dell’azione del governo guidato dal primo ministro Irakli Gharibashvili, che da quelle governative rappresentate dal partito Sogno Georgiano.

In particolare, nel contesto della guerra in Ucraina, si è arrivati alla spaccatura tra presidente ed esecutivo in merito alla posizione da assumere a livello internazionale. Zourabichvili ha condannato apertamente la Russia per l’invasione, mentre Gharibashvili è stato più prudente e la Georgia non si è unita alle sanzioni occidentali contro Mosca.

Anche sulla questione europea non c’è particolare armonia. Se presidente e primo ministro concordano sul fatto che la dichiarazione di Bruxelles di concedere lo status di candidato alla Georgia rappresenti “un giorno storico” per il paese, Zourabichvili ha promesso di porre il veto a qualsiasi norma che porti il paese nella “direzione sbagliata” per il raggiungimento delle ambizioni europee.

Georgia-Unione europea, un lungo percorso

Le relazioni fra Tbilisi e Bruxelles hanno il loro inizio nel 1996 con la firma dell’accordo di partenariato e cooperazione, siglato dall’allora presidente georgiano Eduard Shevardnadze, che prevedeva una prima apertura agli scambi commerciali in cambio di riforme democratiche. Questo rappresentava un primo passo verso la transizione post-sovietica, in un paese che dopo una guerra civile ha dovuto affrontare la secessione unilaterale di Abcasia e Ossezia del Sud. Come espresso in un documento approvato dal Parlamento georgiano nel 1997, il legame fra la Georgia e l’Europa:

Non riguarda solo il ritorno della Georgia nel suo tradizionale ambiente culturale. È una necessità vitale, senza cui il consolidamento dello stato georgiano e la rinascita della vita sociale, culturale e socio-economica del paese sarebbero inimmaginabile.

La Rivoluzione delle Rose del 2003, che ha portato al governo del paese Mikhail Saakashvili, è stata l’antifona di un sempre più radicato processo di integrazione con l’Unione europea in ambito politico, economico e sociale.

Il lancio nel 2004 della Politica europea di vicinato e successivamente nel 2009 del Partenariato orientale hanno dato un’impronta geografica alla politica di vicinato dell’Unione europea, perseguendo lo sviluppo dei paesi ex-sovietici in Europa e nel Caucaso rimasti ai margini dello spazio europeo.

L’ultimo passaggio di questo processo è rappresentato dagli Accordi di Associazione firmati nel 2014 con Georgia, Moldova e Ucraina. Grazie alla firma di questi, i tre paesi hanno ottenuto la liberalizzazione dei visti – ovvero, la possibilità per i loro cittadini di accedere all’area Schengen per un massimo di novanta giorni senza bisogno di visti – e un accordo quadro di libero commercio con lo spazio economico europeo.

I “compiti per casa” per Tbilisi

Il 23 giugno, il Consiglio europeo ha ufficialmente concesso lo stato di candidato all’Unione europea a Ucraina e Moldova. La domanda di Tbilisi, però, è rimasta in sospeso, con una lista di dodici raccomandazioni su cui le istituzioni del paese dovranno lavorare nei prossimi 180 giorni per poter proseguire. Tra questi punti vi sono la riforma tout-court del sistema giudiziario e di una chiara indipendenza delle agenzie anticorruzione, protezione della libertà di stampa e una sistematica de-oligarchizzazione del paese. Sull’ultimo punto non si può far a meno di menzionare il miliardario Bidzina Ivanishvili, già fondatore del partito di governo Sogno Georgiano, ed “eminenza grigia” della politica del paese caucasico.

In merito alla decisione presa a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha affermato:

“Se c’è una volontà politica nel panorama politico della Georgia, sarà possibile per loro compiere questi enormi progressi perché so che loro sanno esattamente cosa è necessario fare per fare passi avanti verso la direzione giusta”.

Sebbene la società si sia sempre dimostrata pronta al cambiamento, le divisioni che attraversano i partiti politici del paese caucasico rappresentano forse il principale ostacolo al raggiungimento degli obiettivi di integrazione europea. L’estrema polarizzazione del sistema partitico fra le due forze principali, Sogno Georgiano e Movimento Nazionale Unito, potrebbe frenare il perseguimento di riforme strutturali che portino ad un vero cambiamento nel paese. Un cammino, quello verso l’adesione all’Unione europea, che, seppur annunciato, resta ancora pieno di ostacoli.

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Marco Alvi
Marco Alvi

Laureato in Studi sull’Est Europa all’Università di Bologna ha studiato e lavorato in Russia, Azerbaigian e Romania. Attualmente vive a Danzica, Polonia. Ha collaborato con East Journal dal 2020 al 2021. Per Meridiano 13 si occupa principalmente dell’area caucasica.