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A Romano Prodi furono sufficienti 24mila voti per sconfiggere Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2006. A Robert Golob ne sono bastati ancora meno per avere la meglio su Janez Janša alle elezioni in Slovenia 2026 di domenica: circa 8mila. I risultati confermano il testa a testa registrato dai sondaggi e complicano la strada per la formazione del nuovo governo.
A partire dal 2000 le elezioni in Slovenia hanno avuto sempre lo stesso protagonista: Janez Janša, leader sempre più trumpiano del Partito Democratico Sloveno (SDS) e per ben tre volte primo ministro. Questa volta, la rimonta è sfumata per una manciata di voti. Al primo posto si riconferma, con non poche difficoltà, il partito del premier uscente Robert Golob, il Movimento Libertà, che ottiene 29 seggi (28,6%) su 90, con l’SDS fermo a 28 (27,9%).
Robert Golob, primo ministro uscente e vincitore delle elezioni in Slovenia (Unione Europea/Wikicommons)
Oltre ai due grandi partiti, altre sei formazioni hanno superato la soglia di sbarramento: l’alleanza dei cristiano-democratici di centrodestra NSI con 9 seggi, i socialdemocratici (SD) e i democratici di Anže Logar con 6 seggi ciascuno, il partito novax e populista Resni.ca con 5 seggi, così come la coalizione tra Levica (Sinistra) e Vesna (Verdi). Gli ultimi 2 seggi spettano di diritto alle minoranze italiana e ungherese.
Per Janša si tratta della seconda sconfitta consecutiva dopo quella del 2022, sempre ad opera di Robert Golob. Una sconfitta di misura che cristallizza una spaccatura dell’elettorato ampiamente prevista durante la campagna elettorale.
Il testa a testa
Reduce da risultati contraddittori nella sua prima esperienza di governo, Robert Golob, imprenditore di ispirazione liberale di centrosinistra vincitore un po’ a sorpresa delle precedenti elezioni, è riuscito a strappare la vittoria al suo sfidante nonostante un calo di circa il 6% dei consensi.
A pesare sono state soprattutto le difficoltà nel tenere unita la coalizione di governo, con numerosi ministri dimissionari, e la lentezza nell’applicazione delle riforme promesse. Tutto ciò non è però bastato a Janša per ottenere la vittoria.
Il leader di centrodestra ha scontato soprattutto la sua vicinanza a Donald Trump e una visione estremamente conservatrice e sovranista. In crescita rispetto a quattro anni fa anche la formazione di destra Resni.ca, che entra per la prima volta in parlamento, mentre quella della sinistra ecologista conferma i seggi del 2022 dichiarandosi disponibile a prendere parte ad un nuovo esecutivo di centrosinistra.
I possibili scenari
Quanto mai incerta la formazione del futuro governo. L’attuale coalizione alla guida del paese, composta dal Movimento Libertà, da Levica e dai socialdemocratici, si ferma infatti a 40 seggi. Per raggiungere la maggioranza di 46 servirebbe, oltre all’appoggio delle minoranze, il sostegno dei sei democratici, che per bocca di Anže Logar hanno già espresso la loro apertura a una grande coalizione, non del tutto scontata vista la differenza di vedute con la sinistra radicale su temi importanti come i rapporti con Israele e la Nato.
Qualora questa alleanza non dovesse prendere corpo, la Slovenia rischierebbe di ritrovarsi in un pericoloso stallo politico, in un momento storico piuttosto delicato.
L’opposizione di centrodestra non riuscirebbe a sua volta a dar vita a una maggioranza fermandosi a 37 seggi tra SDS e NSI. In questo caso non basterebbe nemmeno un eventuale supporto dei democratici ma sarebbe necessario anche quello di Resni.ca che però al momento si è detto indisponibile a un governo guidato da Janša.
Per Lubiana si tratta sicuramente di un passaggio cruciale. Il centrosinistra ha adesso la possibilità di disinnescare definitivamente l’eterno rivale. Al contrario, se anche il prossimo governo dovesse fallire nel mantenere le promesse allora Janša potrebbe nuovamente tornare in corsa per un nuovo mandato da primo ministro. Uno scenario che, se il governo dovesse avere numeri risicati, potrebbe verificarsi anche prima della prossima legislatura.
La palla è adesso nel campo del Movimento Libertà, che dovrà faticare non poco per formare il governo e soprattutto per mantenerlo in vita nei prossimi quattro anni.
Dottore di ricerca in Studi internazionali e giornalista, ha collaborato con diverse testate tra cui East Journal e Nena News Agency occupandosi di attualità nell’area balcanica. Coautore dei libri “Capire i Balcani Occidentali” e “Capire la Rotta Balcanica”, editi da Bottega Errante Editore. Vice-presidente di Meridiano 13 APS.