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I camionisti polacchi in protesta sul confine con l’Ucraina

Nervosismo crescente al confine tra Polonia e Ucraina: i camionisti polacchi bloccano il traffico in ambo le direzioni a causa di una protesta in corso dai primi di novembre. Un evento che sta provocando non poche tensioni nelle relazioni tra Varsavia e Kyiv.

Dal 6 novembre gli autotrasportatori polacchi bloccano quattro degli otto punti di passaggio al confine tra Polonia e Ucraina chiedendo che venga ripristinato il sistema di permessi per operare nei Paesi Ue per i loro omologhi ucraini, lamentando di aver subito gravi danni economici da quando, a giugno 2022 e fino a giugno 2024, l’Unione europea ha abolito i requisiti di autorizzazione per i camionisti ucraini che entrano ed escono dal blocco europeo.

Da oltre un mese, i manifestanti impediscono così a migliaia di veicoli ucraini l’attraversamento nelle due direzioni del confine, provocando lunghe file di autisti in attesa, in condizioni quasi disumane. I camion che trasportano aiuti umanitari e militari per il fronte ucraino sembrerebbero esenti dal blocco, ma molte consegne urgenti (droni, dispositivi elettronici, carburante, viveri) stanno subendo ritardi enormi. Le code, inoltre, rimangono chilometriche e molti camionisti sono costretti a vivere per giorni nei loro mezzi, con temperature sotto lo zero, neve e gelo, provviste limitate e mancanza di servizi igienici. Dall’inizio delle proteste due ucraini hanno anche trovato la morte all’interno dei loro veicoli, sebbene le autorità polacche abbiano pubblicamente negato che la causa del loro decesso sia connessa al blocco.

Una situazione spiacevole che mette in crisi i rapporti tra i due paesi, i quali si erano già scontrati negli ultimi mesi sull’embargo che la Polonia ha imposto unilateralmente (e in violazione delle regole dell’UE) sull’importazione del grano ucraino , a seguito delle proteste degli agricoltori, che sono solidali con gli autotrasportatori.

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Concorrenza sleale?

Secondo i manifestanti, l’Ucraina è responsabile di concorrenza sleale e di destabilizzare il mercato interno all’Ue. L’ex ambasciatore polacco in Ucraina, Bartosz Cihotsky concorda che le richieste dei vettori polacchi sono giuste ed economicamente giustificate : “Prima dell’invasione su vasta scala della Russia in Ucraina, i vettori ucraini effettuavano 160mila trasporti all’anno, nel 2022 ne hanno effettuati un milione. Nessuno potrà dirmi che sono stati trasportati solo aiuti militari e umanitari. Fino a poco tempo fa, quando ancora lavoravo in Ucraina, in autunno ho cominciato a notare il flusso di auto importate dalla Polonia a Kyiv, ed erano auto ‘di lusso’. Perché queste persone dovrebbero avere le ‘porte aperte’, incondizionatamente al mercato dell’Ue, e non dovrebbero essere soggette agli standard legali che vincolano i vettori polacchi o francesi? Questa si chiama concorrenza sleale. Dobbiamo ripristinare le condizioni di una concorrenza leale, allora questa protesta finirà”.

Ad appoggiare i camionisti polacchi, in un comunicato congiunto del Sindacato Internazionale dei Trasporti Stradali , le associazioni di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Lituania: “Siamo al fianco del popolo ucraino e condanniamo fermamente l’aggressione militare immotivata e ingiustificata della Russia contro l’Ucraina. Siamo pienamente consapevoli della difficile situazione che coinvolge cittadini e aziende ucraine, e sosteniamo il lavoro umanitario e di altro tipo che l’Unione Europea sta fornendo all’Ucraina. […]. Ciononostante, l’accordo Ue-Ucraina sul trasporto di merci su strada è andato ben oltre le intenzioni originarie e sta attualmente causando gravi danni al mercato comune”.

Durante la riunione del Consiglio dei trasporti dell’Unione europea, tenutasi lunedì 4 dicembre a Bruxelles, alla Polonia è comunque stata negata la richiesta di ripristino dei permessi di ingresso nell’Ue per gli autotrasportatori ucraini. “Sosteniamo il diritto alla protesta, ma l’Ucraina, che è in guerra, non può essere tenuta in ostaggio così e vedere il suo confine esterno completamente bloccato”, ha dichiarato la responsabile Adina-Ioana Vălean .

Alcune aziende commerciali di Belgio, Austria, Paesi Bassi e Italia hanno invitato a boicottare i trasportatori polacchi: “Esortiamo tutte le aziende dell’Ue e i rappresentanti dei rispettivi settori dei trasporti a non rinnovare i contratti di trasporto e a non stipularne di nuovi con le aziende di trasporto polacche finché queste continueranno a bloccare il confine polacco-ucraino”, si legge nell’appello pubblicato lo scorso 7 dicembre dalla testata Ukrinform . Gli autori della lettera ricordano infatti che ora l’Ucraina può importare ed esportare merci solo su strada e che i quasi due anni di guerra hanno portato all’impoverimento della popolazione nonché a delle difficoltà economiche significative.

Carichi dimezzati e frustrazione tra i camionisti polacchi

Finora le perdite economiche sono stimate a 400 milioni di euro . A novembre, le esportazioni ucraine su strada sono scese di quasi il 27% e le importazioni del 24%. “Il tempo stimato per entrare in Ucraina al confine polacco è di circa 10 giorni, mentre per uscire ce ne vogliono 13-14”, dichiara Oleksandr Kyryljuk, direttore del dipartimento di trasporti internazionali della società di logistica Zammler.

Da settimane, mentre gruppi di volontari si recano periodicamente sul posto per sostenere gli autisti e aiutarli nelle questioni quotidiane , i governi di Ucraina e Polonia sono impegnati nel trovare un compromesso: il ministro delle Infrastrutture ucraino Serhij Derkač ha dichiarato di aspettarsi che la Polonia riprenda i negoziati dopo che diversi camion vuoti hanno iniziato a passare attraverso il posto di blocco di Uhryniv-Dołhobyczów , grazie a un accordo con l’omologo polacco Rafal Weber stipulato lo scorso 1° dicembre. Qualche giorno fa sono riusciti a concordare anche il passaggio di sette veicoli all’ora e una partenza straordinaria con aiuti umanitari e personale militare verso il fronte. “Anche se tutte le restrizioni saranno abolite domani, i veicoli accumulatisi non riusciranno a passare il confine prima della fine dell’anno”, fa però notare Kyryljuk.

Secondo il neo-eletto primo ministro Donald Tusk l’inazione da parte del governo polacco nel trovare un compromesso sulla questione è imperdonabile, in quanto mette a rischio le relazioni polacco-ucraine in un momento in cui è importante rimanere uniti e allearsi contro Mosca. Il blocco sembra infatti essere una sorta di regalo per la Russia , sottolinea il tenente colonnello polacco Maciej Korowaj, perché il problema non si limita alle ragioni economiche di cui sopra, ma incide anche sulla capacità di difesa e sicurezza dell’Ucraina. Un controllo minuzioso sui rifornimenti inviati al fronte e su eventuali veicoli che trasportano armi e munizioni è fondamentale.

Vagoni carichi di… camion!

Una semi via d’uscita l’ha trovata… San Nicola! Poiché, evidentemente, politici e autorità non sono ancora riusciti a trovare un accordo soddisfacente, sono intervenute le ferrovie ucraine, che ancora una volta hanno dimostrato di essere gli eroi della situazione. Dopo due settimane di pianificazione, un carico con 23 vagoni a pianale ha effettuato il primo viaggio sulla tratta Sknyliv (Ucraina) – Sławków (Polonia) giovedì 7 dicembre, mentre gli autisti dei camion venivano portati oltre il confine in autobus. Lo sdoganamento delle merci è avvenuto al valico ferroviario di Izov-Hrubieszow.

Viaggi simili saranno organizzati nei prossimi giorni anche nella direzione opposta; l’attraversamento del confine richiede più tempo del previsto, anche se gli specialisti stanno cercando di accelerare il processo.

Tuttavia, come dichiara il giornalista polacco di radio Wnet, Pawel Bobolowicz , “non si tratta di una questione umanitaria, ma politica, che prevede l’uso di una componente umanitaria e di uno scudo umano”. I manifestanti, per ora, non demordono.


Questo articolo è stato pubblicato dal nostro partner Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa

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Claudia Bettiol
Claudia Bettiol

Traduttrice e redattrice, la sua passione per l’est è nata ad Astrachan’, alle foci del Volga, grazie all’anno di scambio con Intercultura. Gli studi di slavistica all’Università di Udine e di Tartu l’hanno poi spinta ad approfondire le realtà oltrecortina, in particolare quella russa e quella ucraina. Vive a Kyiv dal 2017, collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e altre testate italiane. Nel 2022 ha tradotto dall’ucraino il reportage “Mosaico Ucraino” di Olesja Jaremčuk, edito da Bottega Errante.