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Ricostruire un’“Europa della poesia” attraverso le parole di autori mitteleuropei e dei loro traduttori in lingua italiana: questo è il progetto triennale del festival Pordenonelegge in collaborazione con Samuele editore che, dallo scorso anno e fino al prossimo, porta in Italia la poesia croata (Poeti croati, 2025, a cura di Marijana Sutič), slovena (Poeti sloveni, 2026, a cura di Francesco Tomada e Ana Geršak), ungherese (Poeti ungheresi, 2026, a cura di Noemi Nagy), polacca (Poeti polacchi, 2026, a cura di Andrea Ceccherelli e Nadzieja Bakowska), serba, ceca e slovacca (queste ultime previste in uscita nel 2027).
L’idea è quella di ricostruire, attraverso una serie di voci poetiche, il tessuto culturale mitteleuropeo, rinnovando il dialogo che caratterizzava in maniera naturale queste letterature nei secoli passati e facendo conoscere autori e autrici poco o per nulla noti al pubblico italiano. Il progetto (inserito nella cornice delle iniziative per Pordenone Capitale italiana della cultura 2027) prevede, inoltre, un dialogo concreto tra poeti italiani e mitteleuropei, anche attraverso la collaborazione degli Istituti italiani di cultura presenti nei Paesi selezionati.
Le sette antologie ospitano ciascuna cinque poeti, introdotti dai curatori con un invito e una guida alla lettura.
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Se nel caso della poesia croata, slovena e polacca troviamo una selezione di voci che ci raccontano in particolare lo sviluppo poetico degli ultimi 30-35 anni, l’antologia di poeti ungheresi curata e tradotta da Noemi Nagy spazia in maniera più ampia attraverso il Novecento. Le voci scelte partono dal modernismo e dalla poesia oggettiva di Ágnes Nemes Nagy (1922-1991), passando per la voce transilvana e femminile di Gizella Hervay (1934-1982) e quella sperimentale, neoavanguardista di Dezső Tandori (1938-2019), per terminare con due autori viventi – Imre Oravecz (classe 1943) e András Gerevich (classe 1976) – la cui poetica, come sottolineato dalla curatrice, si concentra sul corpo e le sue interazioni con il mondo.
Nella poesia di Gerevich, la centralità della tematica a un tempo personale e universale (e dunque politica) dell’esperienza del proprio corpo ribalta la classica formula cartesiana: “Soffro per il desiderio, dunque sono”, si legge in un suo componimento. Gerevich (presente all’incontro con il pubblico a Pordenone il 18 settembre 2026) è anche autore di poesia queer, una scelta estetica espressamente politica nel contesto del suo Paese.
L’antologia polacca presentata quest’anno si concentra sullo sviluppo poetico dal 1989 a oggi, con voci di autori e autrici – Andrzej Sosnowski (classe 1959), Eugeniusz Tkaczyszyn-Dycki (classe 1962), Tomasz Różycki (classe 1970), Julia Fiedorczuk (classe 1975) e Joanna Mueller (classe 1979) – che in qualche modo rielaborano le due linee fondamentali della poesia polacca novecentesca: quella del premio Nobel Czesław Miłosz e quella sperimentale, neoavanguardista di Julian Przyboś. Presenti a Pordenone il 19 settembre 2026, Tomasz Różycki e Joanna Mueller ne sono rispettivamente due esempi.
Se per la polacca Mueller “le poesie nascono dalle esultanze del libero e dal culo che ci hanno fatto in finale”, diverso è il tono dei componimenti dei due poeti sloveni (Miljana Cunta e Jure Jakob) che hanno presentato l’antologia slovena assieme ai curatori Francesco Tomada e Ana Geršak il 18 settembre a Pordenone.
Anche in questo caso, l’antologia si concentra sull’ultimo trentennio di produzione poetica, racchiudendo le poetiche di Peter Semolić (classe 1967), Miljana Cunta (classe 1976), Anja Golob (classe 1976), Jure Jakob (classe 1977) e Ana Pepelnik (classe 1979). L’insieme delle loro voci si presenta come un naturale “passaggio di testimone” (così lo identifica la curatrice Geršak) rispetto alla generazione precedente e anche rispetto alle esistenti antologie di poesia slovena (Nuova poesia slovena, 1998, e Loro tornano la sera, 2011, curate e tradotte da Michele Obit, traduttore tra l’altro anche di Poeti sloveni assieme ad Ana Geršak e Giorgia Maurovich).
Un “passaggio di testimone” che riflette l’esplosione di creatività poetica da parte di autrici donne e la fioritura (anche sincretica) delle arti che ha caratterizzato in particolare gli anni Novanta. Dopotutto, proprio in quel decennio sorsero nel Paese iniziative culturali con vocazione internazionale come le Giornate della poesia e del vino di Ptuj.
L’antologia passa così dal ritmo “tecno” della poesia di Ana Pepelnik alla poesia attenta al dettaglio del mondo esterno di Jure Jakob: “Per i buoni dettagli sono come una formica”, si legge in un suo testo.
“Penso che sia una bellissima iniziativa”, ha commentato Ana Geršak il progetto di Pordenonelegge: “è un’occasione per conoscerci meglio e comprendere come la poesia ci unisce con il suo linguaggio capace di aprire la nostra mente”.
La presentazione dell’antologia Poeti sloveni a Pordenone (Meridiano 13/Martina Napolitano)
Questi i titoli della Samuele Editore che hanno orientato il dialogo alla scoperta della nuova poesia slovena, ungherese, polacca:
Dottoressa di ricerca in Slavistica, è docente di lingua russa e traduzione presso l’Università di Trieste, si occupa in particolare di cultura tardo-sovietica e contemporanea di lingua russa. È traduttrice, curatrice di collana presso la casa editrice Bottega Errante ed è la presidente di Meridiano 13 APS.