La voce di Karim Zaimović non dovrebbe perdersi mai

La cosa che in assoluto colpisce di più leggendo Il segreto della marmellata di lamponi. Storie da una Sarajevo assediata di Karim Zaimović è la voce del suo autore. Le storie narrate in questo libro edito da Racconti edizioni risuonano nella testa del lettore come se a parlare fosse proprio lo scrittore in persona. Il suo tono è inconfondibile e ci si affeziona pagina dopo pagina. Si sente tutta la potenza delle storie che racconta, ci si fida di lui e a lui ci si (af)fida.

La storia che sto per raccontarvi appartiene a quelle vicende insolite e bizzarre che molti considerano frutto di un’immaginazione feconda o di una mente incline alle mistificazioni. Tuttavia, io possiedo prove materiali della sua autenticità, sebbene tali prove, in questo momento, si trovino sepolte sotto le macerie della mia stanza di Sarajevo.

Il segreto della marmellata di lamponi

Siamo nella Sarajevo assediata di inizio anni Novanta, un ragazzo poco più che ventenne ha una trasmissione su Radio Zid. Si chiama Giuseppe e i suoi fratelli (“Josif i njegova braća”) e durante questo tempo on air legge delle storie per i propri ascoltatori. Sono racconti scritti da Zaimović stesso, che catapultano chi è dall’altra parte in un mondo nuovo, diverso, lontano. 

L’invenzione di una narrazione alternativa è una sorta di resistenza alla bruttezza del presente, alle sue difficoltà, alla paura di morire. L’ascoltatore viene così portato in una Sarajevo parallela dove la guerra è solo accennata, ma non rappresenta quasi mai il centro dei racconti proposti durante la trasmissione.

La prima volta che lo vidi, pensai a un’allucinazione causata dalla fame e dalla stanchezza di quelle lunghe notti passate in cantina. Ma era lì, immobile sotto la luce fioca del lampione spento. Aveva il corpo di un uomo comune, avvolto in un vecchio cappotto logoro, ma il suo volto… il suo volto era l’esatta, grottesca replica di Pippo, il personaggio dei fumetti. Non era una maschera di plastica o di cartone.

La pelle scura, il muso allungato, i grandi denti sporgenti e quelle orecchie lunghe e flosce che pendevano ai lati della testa si muovevano con una naturalezza terrificante. Mi fissava con occhi tristi, immensi, carichi di una malinconia che non aveva nulla di umano, eppure sembrava contenere tutto il dolore della nostra città ferita. 

L’uomo con la faccia di Pippo

La penna e la voce di Zaimović ci guidano a scoprire la vita del celebre scrittore Nigel Breen, scomparso in circostanze misteriose dopo una vita in giro per il mondo. Oppure quella di Jakob Esalović, l’uomo che aveva il volto di Pippo. Troviamo Dobroslav Mihčić, lo scrivano che in un libro scampato all’incendio della Vijećnica narra la sua battaglia contro il vampiro Hirschfitz. Sarajevo è il filo conduttore di tutte queste avventure, che spaziano soprattutto nel tempo (si pensi ad esempio all’occupazione nazista), mentre il luogo di partenza è la capitale e non può che essere altrimenti perché l’autore ha l’intenzione di parlare ai propri concittadini.

Come anticipato in apertura di questo articolo, a colpire più di tutto nell’opera di Karim Zaimović è il timbro dello scrittore stesso. Il coerente lavoro dei due traduttori, Enrico Davanzo e Dino Huseljić, può dirsi davvero riuscito se anche nella versione italiana si percepisce chiara, potente e riconoscibile la voce dell’autore, con un tono e un ritmo inconfondibili.

Karim Zaimović riesce in queste pagine a riportare alcune sue grandi passioni, come quella per i fumetti (di cui era esperto e critico) in una nuova dimensione, si pensi ad esempio a L’uomo con la faccia di Pippo, dove l’icona pop presa a prestito dal mondo di Walt Disney viene lanciata nella città assediata, diventando un simbolo di insensatezza e assurdità, come solo la guerra può essere.

Per dimostrare ciò di cui abbiamo parlato nell’introduzione, abbiamo deciso di prendere, con il metodo del campione casuale statistico, due nostri concittadini estratti a sorte, apparentemente del tutto slegati e privi di qualsiasi contatto che possa aver permesso influenze dirette dell’uno sull’altro. Quando abbiamo iniziato questa bizzarra indagine, che ci ha portato via parecchio tempo, non sospettavamo minimamente che saremmo diventati testimoni di un finale che solo l’inafferrabile trama del destino e della coincidenza avrebbe potuto tessere.

O forse, in tutto questo, esiste davvero un ordine che, in tal caso, è semplicemente terrificante? Ma veniamo al dunque. Le persone che abbiamo selezionato per la nostra indagine attraverso un sistema di estrazione computerizzata sono i sarajevesi Aleksandar Antonijević e Karim Zaimović.

Racconto senza titolo

Quando si chiudono le pagine di quest’opera si rimane con un senso di incredulità. Cosa è successo nell’ultimo racconto. Davvero è accaduto questo all’autore? Forse è finzione? Forse è solo un espediente narrativo? Oppure una scheggia ha davvero posto fine alla vita di questo giovanissimo scrittore? Siamo di fronte a una profezia che si autoavvera o è soltanto un potentissimo scherzo che Zaimović ci ha giocato?


Il segreto della marmellata di lamponi. Storie da una Sarajevo assediata di Karim Zaimović, traduzione di Enrico Davanzo e Dino Huseljić, Racconti Edizioni, 2026

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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".