Come potrai immaginare, questo progetto ha dei costi, quindi puoi sostenerci economicamente con un bonifico alle coordinate che trovi qui di seguito. Ti garantiamo che i tuoi soldi verranno spesi solo per la crescita del progetto, per i costi tecnici e per la realizzazione di approfondimenti sempre più interessanti:
IBAN IT73P0548412500CC0561000940
Banca Civibank
Intestato a Meridiano 13
Puoi anche destinare il tuo 5x1000 a Meridiano 13 APS, inserendo il nostro codice fiscale nella tua dichiarazione dei redditi: 91102180931.
Copertina di "Abbiamo bisogno di scuole e di maestri!" di Vito Saracino
La scuola, intesa nella sua ampia accezione di insieme organizzato di istituzioni, metodi e pratiche educative, ha spesso svolto un ruolo significativo nella costruzione identitaria degli Stati moderni. Non fa eccezione l’Albania, un paese attraversato nella sua storia recente da dominazioni e influenze culturali diverse, in cui la costruzione di un sistema educativo autonomo ha rappresentato uno strumento fondamentale nella lotta per l’emancipazione e l’indipendenza, non senza profonde contraddizioni.
Nel suo ultimo libro, Abbiamo bisogno di scuole e di maestri! Connessioni fra sistemi educativi e culturali tra Italia e Albania (Solfanelli, 2026), Vito Saracino ripercorre, con dovizia di fonti documentarie, le diverse fasi storiche di questo processo di costruzione di un’identità albanese attraverso il controllo diretto delle istituzioni culturali. Una vicenda che, inevitabilmente, interessa anche l’Italia, vicino ingombrante del paese delle aquile.
Saracino fa iniziare il suo percorso nella seconda metà dell’Ottocento, in una fase storica in cui l’Albania ribadisce il proprio carattere di “regione mai domata” dell’Impero ottomano attraverso continue richieste di indipendenza che vedono l’insegnamento della lingua albanese al centro dello scontro.
Ed è proprio a partire dal contesto educativo che comincia a manifestarsi un articolato intreccio tra indipendentismo albanese, ordini religiosi e potenze straniere, in particolare l’Impero austro-ungarico e l’Italia in competizione per l’egemonia nell’area.
Riproduzione del Collegio Saveriano di Scutari citato in “Abbiamo bisogno di scuole e di maestri!” di Vito Saracino (Wikimedia Commons/Decius)
Ricostruendo le vicende delle principali istituzioni culturali dell’epoca e dei loro rapporti con queste potenze, Saracino restituisce in maniera chiara questa competizione capace di dar vita a un complesso mosaico culturale dell’Albania di inizio Novecento. Vienna impegnata a garantire consistenti flussi economici a centinaia di enti educativi di stampo religioso, Roma capace di sfruttare la presenza nel proprio territorio di nutrite comunità arbëreshe desiderose di mantenere saldi i legami con l’altra sponda dell’Adriatico, ma anche la Francia, che istituisce un proprio lycée a Korçë attivo fino al 1939 e che annovera tra i suoi studenti il futuro leader comunista Enver Hoxha, e la Repubblica di Weimar, che concentra la propria attenzione alla ricerca accademica.
Un’eterogeneità che vede la fine nel processo, storicamente descritto nei minimi dettagli, di fascistizzazione del paese, in parte voluto e in parte subito dal re albanese Zog a cavallo tra le due guerre. Saracino analizza quindi il progetto imperialista italiano che si basa su tre pilastri:
[…] minimizzare la coesione culturale, sociale e politica dell’Albania e il suo funzionamento come entità nazionale autonoma; […] legittimare la pretesa dell’Italia di diventare il protettore naturale dell’Albania, esaltando l’intensità storica delle relazioni tra le due nazioni; […] attrarre investitori privati.
Vito Saracino, Abbiamo bisogno di scuole e di maestri! [pag. 63]
Un tentativo che, con un consistente sforzo ideologico e materiale da parte del regime, otterrà risultati importanti, ma che, paradossalmente, finirà per generare al suo interno i prodromi della resistenza e dell’affermazione delle formazioni comuniste guidate da Hoxha.
Educazione sovietica. Anzi no, cinese
Il periodo comunista, che va dalla vittoriosa lotta di liberazione nazionale del 1945 al crollo della Repubblica Popolare Socialista d’Albania nel 1991, è caratterizzato da un profondo quanto ondivago processo di ideologizzazione del sistema scolastico. La Costituzione del 1945 riconosce il diritto all’istruzione primaria gratuita per tutti i cittadini, mentre nei primi anni del dopoguerra si allarga notevolmente l’accesso a tutti i livelli di formazione. I risultati sono evidenti: in trent’anni il tasso di analfabetismo passa dal 90% al 28%.
L’istruzione viene sottoposta al rigido controllo del partito e segue fedelmente la politica estera del paese. Si passa così da un sistema fortemente legato all’immaginario sovietico degli anni Cinquanta, a uno che guarda invece a Pechino e alla Cina di Mao Zedong come risposta al processo di destalinizzazione sovietica tra gli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta.
Un cambio di prospettiva che coinvolge tanto la scuola quanto l’arte e in particolare il cinema, con l’intensificarsi degli scambi tra Pechino e Tirana. Ma la luna di miele tra i due paesi dura poco e così il sistema scolastico albanese si trova costretto a inseguire nuovi modelli.
Il ritorno italiano
Anche se ufficialmente l’Italia resta un paese nemico in quanto capitalista, l’influenza della cultura italiana si fa con il passare del tempo sempre più penetrante, anche con il sostegno successivo dello Stato albanese interessato ad acquisire quello che oggi viene definito know-how necessario allo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria con il coinvolgimento dei maggiori gruppi imprenditoriali italiani. Un processo che apre la strada a un intervento più diretto sul sistema scolastico durante gli anni della transizione successivi alla caduta del regime.
Saracino passa in rassegna le tante occasioni di scambio tra l’Italia e l’Albania mostrando i movimenti e le tendenze culturali che hanno facilitato quel sentimento di vicinanza tra le due sponde dell’Adriatico che resiste ancora oggi.
Partendo dal caso particolare e unico del sistema scolastico albanese, Abbiamo bisogno di scuole e di maestri! di Vito Saracino permette di riflettere sull’importanza degli scambi culturali e sull’influenza che la politica esercita nella costruzione identitaria e culturale di un popolo. Lo fa intrecciando la Storia con le vicende personali degli intellettuali, le grandi utopie con le necessità materiali di sviluppo di una nazione. E lo fa senza mai cadere nell’italianissimo sentimento bonario e assolutorio del nostro passato coloniale, ma neppure dimenticando e sottacendo l’importante contributo giunto da questo lato dell’Adriatico.
Le numerose e variegate fonti utilizzate restituiscono inoltre una solida credibilità alla ricerca condotta, evidente frutto di anni di sistematico lavoro. Infine, la capacità di intrecciare documenti di archivio, materiali istituzionali e curiosi aneddoti storici contribuisce a dare un quadro completo dei fenomeni analizzati senza mai appesantire la lettura.
Le ricerche raccolte in questo volume saranno ulteriormente sviluppate in una prossima pubblicazione dal titolo The History of Schooling in Albania (Palgrave Macmillian), conclusione di un ciclo iniziato con A Century of the Media in Italian-Albanian Cultural Relationships (2024).
Abbiamo bisogno di scuole e di maestri! Connessioni fra sistemi educativi e culturali tra Italia e Albania di Vito Saracino, Solfanelli, 2026
Dottore di ricerca in Studi internazionali e giornalista, ha collaborato con diverse testate tra cui East Journal e Nena News Agency occupandosi di attualità nell’area balcanica. Coautore dei libri “Capire i Balcani Occidentali” e “Capire la Rotta Balcanica”, editi da Bottega Errante Editore. Vice-presidente di Meridiano 13 APS.