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Il sanatorio
“Medea”, noto anche come sanatorio
“Centrosojuz” a Tsqaltubo (le foto dell’articolo sono state scattate dall’autore tra il 2021 e il 2026)
Tsqaltubo – una cittadina in Georgia occidentale a una decina di chilometri da Kutaisi – è da tempo meta di un particolare turismo. Visitatori georgiani e stranieri arrivano attratti dalle rovine di imponenti sanatori e bagni termali di epoca sovietica, caduti in disuso negli anni Novanta e riutilizzati per ospitare i profughi interni fuggiti dal conflitto nella vicina Abcasia.
Sulla situazione abitativa degli sfollati dell’Abcasia in Georgia, consigliamo questo articolo.
La fascia più anziana della popolazione del posto percepisce tutto ciò con una certa tristezza. Sentimento dettato dal fatto che a Tsqaltubo oggi si vada a caccia di ruderi, mentre viva è, tra queste persone, la memoria della “località turistica sovietica di rilevanza statale” [kurort vsesojuznogo značenija]. Una destinazione agognata in tutti gli angoli dell’impero capace di attrarre circa 120mila turisti l’anno e con un collegamento ferroviario diretto giornaliero per Mosca. Viva è anche la speranza di rivedere il centro urbano tornare ai suoi splendori, di cui appunto rimane solo il ricordo, rappresentato fisicamente dalle rovine delle strutture ricettive progressivamente riconquistate dalla natura.
Una foto di un treno Mosca-Tsqaltubo in uno dei ristoranti dell’area: un’immagine cara tra chi rimpiange il passato (Meridiano 13/Aleksej Tilman)
L’epoca d’oro di Tsqaltubo…
Come raccontano le guide del museo cittadino, la storia di Tsqalutbo è, fin dall’antichità, legata a stretto giro alle proprietà curative delle acque termali che sgorgano in molti punti della zona. La loro alta concentrazione di radon consente, infatti, di lenire malattie circolatorie, nervose, muscolo-scheletriche, ginecologiche e della pelle. Non a caso, aneddoto particolarmente amato dai locali, nel già menzionato polo espositivo esisteva una vera e propria “mostra delle stampelle” di coloro che venivano da lontano a curarsi e abbandonavano gli strumenti di supporto motorio non avendone più bisogno alla fine del soggiorno in Georgia.
Durante il periodo sovietico, le autorità trasformarono la località nella regione dell’Imereti in uno dei centri turistici più grandi dell’Urss. Se la fama del luogo predatava la Seconda guerra mondiale e, negli anni Trenta, a Tsqaltubo soggiornò per curarsi persino Iosif Stalin, fu solo dopo il conflitto che si svolsero la maggior parte dei lavori.
Lo stabilimento termale nº 6, il preferito di Stalin con un bassorilievo del dittatore sulla facciata e i suoi interni lussuosi (Meridiano 13/Aleksej Tilman) Clicca sulle immagini per ingrandirle
Agli inizi degli anni Cinquanta, fu definito un piano generale per la città e iniziò la costruzione di 22 sanatori intorno al grande parco dove si trovavano i bagni termali, con il contributo forzato di prigionieri di guerra tedeschi. In molti si trasferirono poi a Tsqaltubo da altre regioni della Georgia, attratti dalle numerose opportunità lavorative. Il grande flusso di visitatori consentiva anche possibilità di guadagno teoricamente illegali nel sistema comunista, quali ospitare a pagamento turisti nelle proprie abitazioni.
Il parco di Tsqaltubo con alberi provenienti da varie regioni climatiche (Meridiano 13/Aleksej Tilman)
Oltre alla dimensione e al numero delle strutture costruite, da rilevare è lo stile architettonico. Ogni edificio ha delle caratteristiche uniche che ancora colpiscono nonostante i danni del tempo e dell’abbandono. Difficile immaginare l’effetto che il soggiorno nel relativo lusso di Tsqaltubo doveva avere sui cittadini sovietici abituati a uno stile di vita ben più spartano.
Alcuni particolari architettonici dei sanatori “del minatore” e “Medea” (Meridiano 13/Aleksej Tilman) Clicca sulle immagini per ingrandirle
…e la sua fine
La crisi di Tsqaltubo coincise con il crollo dell’Unione Sovietica. Venne meno, infatti, lo stato che aveva finanziato la costruzione e il mantenimento delle strutture ricettive e sovvenzionava i viaggi “curativi” dei suoi visitatori (un punto su cui torniamo).
A tutto ciò si aggiunse la guerra in Abcasia (1992-1994), che vide l’espulsione dalla regione di tra le 200 e le 300mila persone di etnia georgiana, costrette a stabilirsi in altre aree della Georgia. Gli enormi sanatori vuoti di Tsqaltubo erano ideali come collocazione teoricamente “temporanea” per migliaia di sfollati.
Mentre il parco centrale e i suoi bagni termali diventavano luoghi abbandonati e malfamati, il nuovo stato georgiano non aveva le risorse per assistere i rifugiati interni che sarebbero rimasti in questi alloggi di fortuna per oltre trent’anni, in una situazione di non sempre facile integrazione con la popolazione locale.
Nello stesso periodo, la città ha vissuto un sostanziale spopolamento, con i suoi abitanti costretti dalle difficili condizioni economiche della Georgia a cercare fortuna in Russia, Italia, Grecia e altre destinazioni.
I resti abbandonati del bagno termale nº 8 (Meridiano 13/Aleksej Tilman)
Sogni di rinascita
Con l’arrivo di tempi migliori molti, su tutti, le vecchie generazioni, sperano che Tsqaltubo possa tornare al suo periodo di massimo splendore.
E in effetti qualcosa si è mosso negli ultimi anni. Il parco è stato pulito e viene mantenuto con cura dall’amministrazione comunale. Per quasi tutti gli sfollati sono state costruite abitazioni definitive e uno dei sanatori è stato riaperto nel 2011, parimenti allo stabilimento termale nº 6 nel 2018. Ciò permette di rivivere in scala minore gli anni d’oro di Tsqaltubo.
Sono tornati anche i turisti, sia i già menzionati amanti dei luoghi abbandonati che coloro che vengono per motivi sanitari, provenienti soprattutto da Russia, Kazakhstan e Azerbaigian (non a caso, si tratti di paesi in cui sono ancora vivi i ricordi della Tsqaltubo sovietica). Sulla carta ci sono progetti ancora più grandi: nell’edificio del sanatorio “Tbilisi”, ad esempio, sono in corso dei lavori dal 2022, e aprirà un hotel Hilton, grazie a un investimento di 18 milioni di euro.
Questa cifra per il restauro di una singola struttura (non la più grande della città) rende evidente che il futuro di Tsqaltubo sarà certamente diverso dal suo passato. Come detto (e senza cadere in inutili nostalgismi), non esiste più un paese, l’Unione Sovietica, che finanziava le vacanze a basso prezzo per i suoi cittadini. Chi mette i soldi vorrà un ritorno. Ciò significa che, se le strutture ricettive vedranno nuova vita, mireranno a una fascia di turisti abbienti. La speranza è che quantomeno lo stato georgiano abbia il potere di fare in modo che l’architettura unica degli edifici venga conservata.
Dal momento che questo articolo è pieno di nostalgia, concludiamo con la canzone Da Tsqaltubo a Kutaisi,sulle strofe di Galaktion Tabidze. Il tornello recita: “Kutaisi è una città costruttrice dell’industria / Tsqaltubo invece è la zona che la rende più bella”
Nato a Milano, attualmente abita a Vienna, dopo aver vissuto ad Astana, Bruxelles e Tbilisi, lavorando per l’Osce e il Parlamento Europeo. Ha risieduto due anni nella capitale della Georgia, specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell’area caucasica all’Università Ivane Javakhishvili. Oltre che per Meridiano 13, scrive e ha scritto della regione per Valigia Blu, il manifesto, New Eastern Europe, East Journal e altre testate.