“La casetta del Porcospino” di Branko Ćopić, storia di un grande libro per l’infanzia

Nel 1949 Branko Ćopić regalava al mondo un’opera per bambini e bambine destinata a diventare una pietra miliare della pedagogia jugoslava (e non solo): La casetta del Porcospino (“Ježeva kućica”).

Il libro, portato in Italia grazie alla traduzione di Luči Žuvela e Manuela Orazi nel 2003 (Associazione Lipa), racconta la storia di un piccolo riccio che viene invitato a pranzo dalla sua conoscente volpe e che, nel rientrare a casa, deve fare i conti con tanti animali pericolosi che vivono nel suo bosco. Alla fine, giunto fra le mura amiche, circondato dall’invidia dei suoi antagonisti, si gode la sua piccola dimora, che per lui rimane quanto di più importante ci sia.

Un’opera destinata ai bambini e alle persone sensibili.

Branko Ćopić

La casetta del Porcospino è un’opera che veniva letta nei primi anni della scuola elementare jugoslava. Dal punto di vista letterario, si può parlare di una poesia o di favola in versi, mentre il genere rimanda a quello epico-lirico.

In italiano è reso con una bella traduzione che ne rende la complessità linguistica, senza perdere la metrica e le sfumature del linguaggio. Una delle due traduttrici, Luči Žuvela, parlando del compito svolto lo ha definito “un lavoro molto molto complesso, ma davvero stimolante e sfidante”.

L’opera è stata pubblicata in una piccola tiratura e oggi ne rimangono poche copie a disposizione. Le illustrazioni molto belle e delicate sono di Luca De Marco.

Branko Copic Casetta del Porcospino

La trama de La casetta del Porcospino

Trattandosi di un testo per l’infanzia, raccontarne la trama non pregiudicherà l’apprezzamento del lettore.

Il testo è ricco di simbolismi e metafore e il protagonista è Porcospino Porcospini che ama e difende la sua terra anche di fronte alle parole e all’invadenza degli altri animali del bosco. In questo, considerando gli anni in cui l’opera è stata scritta, si può scorgere un riferimento alla Jugoslavia, alla lotta di resistenza e agli invasori che hanno in tutti i modi provato a denigrare la terra degli slavi del sud in un primo momento e poi direttamente a conquistarla. 

La volpe sussurra:
– Rimani, compare -.
Lo prega, lo tira,
Ma niente da fare.
Porcospino
Porcospini,
testardo com’è,
non cambia idea
e saprete perché.
– La mia casetta
è umile, sì,
ma attraverso
il sentiero,
con la luna che svetta,
sicura sarà,
lo spero.
Sotto il cielo stellato
il Porcospino
mormora fra sé,
beato,
e pensa con un sorriso,
“Casetta mia,
sei un paradiso!”

p. 16

Attenzione, non ci si lasci ingannare: Porcospino non è un animaletto indifeso, tutti conoscono i suoi aculei o li temono: possono essere letali. L’orso, il lupo e il cinghiale immaginano che nella dimora del Porcospino ci siano incredibili squisitezze e rimangono delusi quando arrivano di fronte alla casetta e vedono l’umile giaciglio del loro nuovo amico. Solo la volpe capisce la morale dietro alle parole del riccetto. Per i primi tre la curiosità sarà letale, perché verranno uccisi da cacciatori e api.

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L’autore

Lo scrittore, semplice e delicato, riconosce nel bambino l’uomo di domani, gli parla, lo ascolta, lo incoraggia, si fa portatore e mediatore dei suoi desideri, delle sue fantasie e dei suoi sogni. Sprona le bambine e i bambini a diventare più autonomi e i loro genitori, madri e padri, a capire meglio i propri figli.

Predrag Matvejević, prefazione a La casa del porcospino

Branko Ćopić è stato uno dei più grandi scrittori jugoslavi del secolo scorso. La sua figura è stata complessa sia dal punto di vista letterario che da quello umano e politico. Partiamo dal primo aspetto. La sua produzione non ha varcato con facilità l’Adriatico, eppure possiamo annoverare oltre alla già citata Casetta del Porcospino, anche:

  • Pod Grmečom, “Sotto il Grmeč” (1938)
  • Planinci, “I montanari” (1940)
  • Pjesme, “Poesie” (1945)
  • Izabrane pripovijetke, “Racconti scelti” (1946)
  • Prolom, “La rottura” (1952)
  • Doživljaji Nikoletine Bursača, “Le avventure di Nicolone Bursač” (1956)
  • Gluvi barut, “Sorda polvere da sparo” (1957)
  • Ne tuguj, bronzana stražo, “Non ti rattristare, o guardia di bronzo” (1958)
  • Osma ofanziva, “L’ottava offensiva” (1964)
  • Delije na Bihaću, “Eroi sul Bihać” (1975)
  • Sempre per l’infanzia ha scritto Čarobna šuma, “Il bosco incantato” (1957).

Per tutte queste opere si è scelto di riportare in italiano la traduzione proposta dal sito Treccani. Nella nostra lingua si possono trovare solo tre racconti, inseriti nell’antologia curata da Giacomo Scotti, Racconti dalla Bosnia (Mimesis, 2006) e un quarto, Storia eretica, tradotto da Aleksandra Ivić (qui e qui).

Come detto, alcuni suoi testi furono inclusi nei programmi scolastici jugoslavi e divennero pertanto una lettura obbligatoria per i giovani e le giovani del paese. Era uno fra i pochi scrittori professionisti, che viveva solo grazia al lavoro di stesura dei suoi testi. Era originario della Kraijna serba di Bosnia, nei pressi del monte Grmeč, vicino Bosanska Krupa, e la componente rurale rimarrà sempre presente nella sua opera.

Mio nonno Rada era un uomo speciale. Il suo mondo magico intessuto di favole e di fantasie (…) quando tutto era colmo di storie e di benessere, quando il gatto era sazio e pacioso e il topo pigro e spensierato (…). Queste giornate ottobrine di mio nonno rappresentano un vero tesoro di tutti i miei motivi letterari. Da lì mi sono incamminato e ho iniziato a dipingere il mondo sul personaggio di questo onesto, sensibile e giusto uomo

Branko Ćopić

La parte politica meriterebbe un articolo a sé, ma in questa sede basti dire che Ćopić è stato un partigiano della prima ora, ma che pur condividendo gli ideali del comunismo, non ha mai mancato di far presente al potere ogni deviazione fra vita reale (soprattutto della nomenclatura) e aspirazioni collettive e di giustizia ed eguaglianza. Questo per lui ha significato attacchi durissimi, anche in prima persona da parte di Tito e Đilas. Celebre fu una critica del Maresciallo conclusa con una strana rassicurazione: “Non lo metteremo in prigione”, che lo stesso Ćopić ritagliò da un foglio di giornale e attaccò alla porta della propria abitazione, che non si sa mai.

Branko Copic Casetta del Porcospino

La vita di Branko Ćopić si concluse in maniera tragica nel 1984, quando l’autore de La casetta del Porcospino si gettò nella Sava dal ponte che allora si chiamava “Ponte della fratellanza e dell’unità” (Most bratstva i jedinstva). Era il secondo ponte più lungo di Belgrado, già all’epoca uno dei nomi con cui era conosciuto era Brankov Most, in onore del poeta romantico Branko Radičević. Dopo il gesto di Ćopić quel nome assunse una doppia valenza e divenne il principale appellativo di quella via di comunicazione.

Per chi volesse approfondire gli ultimi momenti della vita terrena di Ćopić, il suo amico Momčilo Srećković ne fa racconto in un articolo comparso su Politika-Magazin, No. 1200, riportato sulla pagina wikipedia di Ćopić.

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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".