A spasso per il Novo groblje di Belgrado, il “cimitero nuovo”

In un quartiere che porta il nome di “anello nero” – questa la traduzione in italiano del toponimo Karaburma – sorge il Novo groblje di Belgrado, il “cimitero nuovo”, un elegante complesso che occupa ben trenta ettari della capitale tra i municipi di Palilula e Zvezdara. Cinto da una serie infinita di arcate in pieno stile serbo-bizantino, è il terzo camposanto cristiano della città, nonché il primo pianificato dal punto di vista urbanistico e architettonico. 

Ricco di ossari imponenti, viali suggestivi e sculture impressionanti, è un vero e proprio museo a cielo aperto. Racchiude un totale di quasi mille opere realizzate da ottanta artisti jugoslavi e serbi, moderni e contemporanei: statue, targhe, bassorilievi. Il complesso è parte dell’Association of Significant Cemeteries in Europe (ASCE) dal 2004 e dell’European Cemeteries Route dal 2018.

La nascita del Novo groblje di Belgrado

I primi luoghi di sepoltura nel territorio dell’attuale capitale serba nel tardo Settecento erano situati nel sobborgo austroungarico di Zemun, oltre il fiume Sava. Nel 1828, dopo l’indipendenza serba dal dominio ottomano, il principe Miloš Obrenović ordina la costruzione di un nuovo cimitero nell’area dell’attuale parco Tašmajdan. Per la prima volta e contrariamente alle pratiche in vigore fino a quel momento vi è l’intenzione di creare un luogo di sepoltura internazionale, in cui possano trovare riposo anche defunti di altre nazionalità: ungheresi, greci, tedeschi, italiani.

Il progetto non prevede una divisione in appezzamenti, i sentieri tra le sepolture sono improvvisati e tortuosi, e già a fine secolo è vittima dell’incuria e di devastazioni sempre più frequenti. Nel frattempo inoltre la città si è sensibilmente estesa, e il camposanto del “Taš” risulta al contempo troppo piccolo e proprio in centro, quando soltanto un paio di decenni prima era periferia. Nel 1871 arriva dal metropolita Mihailo Jovanović la prima proposta ufficiale di traslare il cimitero, che si concretizza nel 1882 quando il sindaco di Belgrado Vladan Đorđević dona al comune di Belgrado un lotto in una zona molto più distante.

Il 16 agosto 1886, dopo lunghe pianificazioni, dispute e lavori, nonché l’inaugurazione di una nuova linea di trasporto pubblico dedicata, l’appezzamento è finalmente pronto. L’indomani viene sepolto all’interno il figlio del giardiniere del cimitero, Dragutin Dimić. La superficie iniziale è di due ettari. Cominciano a essere traslate le salme già interrate nella zona del Tašmajdan: un processo che durerà varie decine di anni, completato soltanto nel 1927. Un anno prima l’area viene cinta da una serie di arcate che si rincorrono per tutto il perimetro esterno.

Nel 1907 viene costruito il primo monumento a memoria dei soldati serbi caduti nelle battaglie contro gli Ottomani (1876-1878) e nella guerra serbo-bulgara (1885). Nel 1915 il complesso viene danneggiato durante i bombardamenti della Grande guerra, dopo la quale vengono collocati all’interno i caduti sul territorio serbo, per nazionalità: il cimitero militare austroungarico, bulgaro, italiano, francese, la necropoli russa e l’imponente ossario in memoria dei difensori di Belgrado.

L’ossario dei difensori di Belgrado (Wikimedia)

Nel 1959 viene costruito all’interno del Novo groblje un altro cimitero militare che raccoglie i militari morti durante la Seconda guerra mondiale, progettato dagli architetti Bogdan Bogdanović e Svetislav Ličina. Il secondo si occuperà anche di ideare il Viale dei cittadini meritevoli nel 1965, un ampio appezzamento che raduna personalità le quali si sono distinte in ambito artistico, politico e sociale. Nel periodo che va dal 1886 al 2017 sono state sepolte circa 340mila persone. Nel 1983 l’Assemblea nazionale serba dichiara il Novo groblje monumento culturale di rilevante importanza nazionale.

Chi andare a trovare?

Entrando dall’ingresso principale ci si ritrova nella parte più antica del cimitero, affollato di lapidi risalenti al diciannovesimo secolo. Di fronte si staglia la chiesa di San Nicola, costruita nel 1893. A sinistra dell’ingresso si trova il cimitero askenazita, a destra il cimitero militare francese e il Viale dei Grandi, dove riposano figure importanti a livello culturale e politico già sepolte nel cimitero del Tašmajdan.

ivo andric novo groblje belgrado
La lapide di Ivo Andrić (Meridiano 13/Giorgia Spadoni)

Superati i primi appezzamenti lo scenario cambia drasticamente aprendosi del Viale dei cittadini meritevoli, un tripudio di granito opaco e marmo lucido dalle forme piene, tonde e levigate, costellato di lapidi basse.

In quest’area tra gli altri si trovano Ivo Andrić, premio Nobel per la letteratura 1961, i colleghi Danilo Kiš, Meša Selimović, Borislav Pekić e Vasko Popa, gli attori Rade Marković e Milena Dravić, il politico jugoslavo Koča Popović, il primo ministro e filosofo Zoran Đinđić.

La tomba di Zoran Đinđić (Meridiano 13/Giorgia Spadoni)

Oltre il Viale dei cittadini meritevoli si srotola quello dei patrioti giustiziati, dalle linee decise e gli angoli vivi. Più avanti, il resto dei cimiteri militari, l’ossario dei difensori di Belgrado, la necropoli russa. Tutt’attorno si allargano a perdita d’occhio i restanti lotti, affollati come i primi di croci di legno e steli con nomi di persone comuni e figure note, come la toccante lapide di Milan Mladenović, frontman degli indimenticati Ekatarina Velika, scomparso prematuramente nel 1994 e sepolto insieme ai genitori.


Condividi l'articolo!
Giorgia Spadoni
Giorgia Spadoni

Traduttrice e interprete. S’interessa di letteratura, storia e cultura est-europea, in particolar modo bulgara ed ex jugoslava. Ha vissuto e studiato in Russia (Arcangelo), Croazia (Zagabria) e soprattutto Bulgaria, dove si è laureata presso l’Università di Sofia “San Clemente di Ocrida”. Collabora con varie case editrici e viaggia a est con Kukushka tours. È autrice della guida letteraria “A Sofia con Georgi Gospodinov” (Giulio Perrone Editore).