Ciò che resta di Zmiivka e della comunità svedese ucraina

Situato nel nucleo amministrativo di Zmiivka, Gammalsvenskby significa, in svedese, “vecchio villaggio svedese”. Il nome è già una spiegazione: un villaggio che si è sempre definito attraverso la propria origine.

Con una popolazione di circa 2.300 abitanti fino all’inizio del 2022, il villaggio rappresentava un ecosistema demografico unico in Ucraina: una comunità svedese insediatasi nell’oblast’ di Cherson, a pochi chilometri dal basso corso del Dnipro, da oltre due secoli.

Ad oggi, Gammalsvenskby è una rovina minata. Dal 2022 a oggi ha subito continui shock in rapida sequenza: una occupazione di otto mesi, bombardamenti intensi e il crollo deliberato della diga di Kachovka nel giugno 2023.

Questi disastri hanno trasformato radicalmente le prospettive di una delle minoranze storiche più organizzate dell’Ucraina, sollevando questioni complesse su come preservare un patrimonio immateriale a rischio.

1782, Gammalsvenskby

La storia di Zmiivka inizia nel 1782, quando l’imperatrice Caterina II lancia una campagna di colonizzazione della regione della Novorossija, il territorio tra il Mar Nero e il basso Dnipro appena strappato dalla Russia zarista all’Impero ottomano in seguito alla guerra russo-turca (1768–1774).

In quell’anno, 967 svedesi provenienti dall’isola estone di Hiiumaa (in svedese Dagö), passata sotto il controllo zarista dopo la Grande guerra del Nord tra Impero zarista e Regno di Svezia (1700-1721), intrapresero un viaggio lungo e difficile verso il sud, incoraggiati da condizioni straordinarie: esenzione dalle tasse, terre gratuite ed esenzione perpetua dal servizio militare.

Il viaggio fu catastrofico. Partirono portando con sé cavalli, animali da traino e carretti, affrontando inverno, malattie ed epidemie. Dopo sei mesi di viaggio, solo 535 arrivarono a destinazione nel maggio 1782.

I sopravvissuti fondarono Gammalsvenskby (o Starošveds’ke in ucraino), mantenendo per secoli un dialetto svedese arcaico simile a quella dei dialetti delle coste finlandesi, la fede luterana e tradizioni che nel frattempo, nella madrepatria, stavano svanendo.

Questi primi svedesi gettarono le basi di una comunità che avrebbe mantenuto la propria identità linguistica, culturale e persino genetica in oltre due secoli e mezzo, preservando i cognomi unici derivati dalle fattorie di Hiiumaa: Knutas, Hoas, Buskas, Kotz, Malmas.

Negli anni successivi alla fondazione, la comunità fu integrata da altri svedesi, prigionieri di guerra catturati durante la guerra russo-svedese del 1788-90, inviati dagli zar a popolare i territori meridionali. Nel 1825, il villaggio aveva raggiunto una forma stabile: 114 famiglie con 603 abitanti, sette mulini a vento, 90 aratri.

La comunità prosperò nel periodo 1885-1929, sviluppando una economia basata su agricoltura e pesca. Nel 1927, di fronte alle pressioni della collettivizzazione sovietica e all’ondata di siccità e carestia, gli abitanti del villaggio fecero richiesta alle autorità sovietica per ottenere il permesso di emigrare e, due anni dopo, la maggior parte emigrò in Svezia, a Gotland.

In seguito alla difficile integrazione in patria e all’impossibilità di poter gestire le proprie fattorie in Svezia, una piccola parte si trasferì in Canada, mentre 243 abitanti ritornarono a Gammalsvenskby negli anni successivi, finendo spesso vittime delle purghe staliniane e della dekulakizzazione, nonché del Holodomor. Tra i superstiti si formò così la comunità che avrebbe attraversato la Seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista, l’era sovietica con le deportazioni nei gulag a Vorkuta, e infine l’indipendenza ucraina del 1991.

Di queste storie ne parla anche Olesja Jaremčuk in Mosaico Ucraina, dove compare il dialogo con Maria Malmas, discendente di una delle famiglie fondatrici.

Zmiivka, casa

Dopo l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, il villaggio divenne un caso singolare di multiculturalismo organizzato.

Zmiivka era il risultato di una fusione amministrativa del 1951, che aveva unito quattro insediamenti distinti: Starošveds’ke (il nucleo svedese) e tre villaggi fondati da coloni tedeschi a inizio Ottocento, Schlangendorf, Mühlhausendorf e Klosterdorf, cattolici i primi, luterani gli altri. A questi si era aggiunta, nello stesso anno, una comunità di bojko ucraini trasferiti forzatamente dalle montagne dei Carpazi nel quadro dello scambio di popolazione tra Urss e Polonia, portatori di tradizioni greco-cattoliche e di una lingua propria.

Il villaggio aveva sviluppato una economia basata su agricoltura su piccola scala e una vita comunitaria multiculturale strutturata attorno a quattro chiese (svedese-ortodossa, tedesca luterana, cattolica romana e battista), una scuola, una casa di riposo unica nel suo genere per l’Ucraina (istituita nel 2002 da personale formatosi in Svezia) e una casa della cultura.

Cancello di metallo in una abitazione di Zmiivka (Cultural Environment Plan for Gammalsvenskby)

L’architettura rifletteva questa eterogeneità etnica, combinando tradizioni svedese, influenze russe ottocentesche e adattamenti alle condizioni locali. Le case erano basse e bianche, in calce, con le falde del tetto dipinte di blu intenso o verde. Le finestre avevano profili decorativi in legno. I cancelli erano dipinti di blu, turchese o verde, e decorati con motivi a rombo, che rimanda all’arte bizantina.

Zmiivka dopo il 2022

Il 24 febbraio 2022, quando la Russia lancia l’invasione su larga scala, Zmiivka si trova in una zona immediatamente vulnerabile. Il 25 marzo, le truppe russe entrano nel villaggio, dando via a un’occupazione di otto mesi durante la quale il villaggio è stato, in modi diversi e progressivi, svuotato del suo significato.

Prima della ritirata dell’11 novembre 2022, le forze russe distrussero l’infrastruttura elettrica, saccheggiarono le case, piantarono mine sulle strade e lungo la sponda del fiume.

Dopo la liberazione, l’artiglieria russa dal lato opposto del Dnipro inizia a colpire il villaggio sistematicamente, distruggendo molti edifici pubblici: la scuola, il centro culturale, il municipio, ma anche la chiesa tedesca luterana e la chiesa svedese-ucraina ortodossa, cancellando ogni traccia dell’eterogeneità culturale di Zmiivka.

Il 6 giugno 2023, la deliberata distruzione della diga di Kachovka ebbe conseguenze a catena.

Il serbatoio che alimentava l’irrigazione della regione – una delle più fertili dell’Ucraina – si svuotò in pochi giorni. Le conseguenze per Zmiivka furono immediate e strutturali: i pozzi si prosciugarono, i sistemi di cessarono di funzionare, rendendo impossibili le attività agricole e di fatto eliminando il tessuto economico del villaggio e, con sé, ogni possibilità di ritorno a casa.

Il villaggio oggi (Svenskbyborna/Sofia Hoas)

Ricostruire Zmiivka oggi

Al febbraio 2026, solo due persone rimangono a Zmiivka. Il territorio rimane pesantemente minato e qualsiasi tentativo di fornire aiuti umanitari è ostacolato da droni o artiglieria.

La maggior parte degli abitanti di Zmiivka è divenuta sfollata interna in Ucraina, concentrata nell’area circostante o in altre regioni, nonché all’estero.

Tuttavia, il patrimonio culturale (architettonico, linguistico, demografico) è stato documentato e preservato. Rimane infatti attiva una rete internazionale di supporto, composta dal governo svedese, fondazioni e associazioni della diaspora, che continuano a portare avanti interventi per salvare la comunità a distanza.

La Föreningen Svenskbyborna (Associazione degli abitanti del villaggio svedese), fondata nel 1954 dai profughi del 1929 e dai loro discendenti a Gotland, e oggi guidata da Sofia Hoas che fornisce rapporti regolari sulla situazione del villaggio dall’inizio dell’invasione su larga scala, è il cuore pulsante degli aiuti. Dalla fine dell’Unione Sovietica nel 1991 e soprattutto dopo l’invasione del 2022, questa associazione ha inviato generatori, medicine e fondi per la ricostruzione, mantenendo vivo il legame vitale tra le due comunità.

Il Museo di Gotland, finanziato dal ministero degli Affari Esteri svedese, ha avviato nel 2024 il progetto “Cultural Heritage in Gammalsvenskby” con la collaborazione del rajon di Beryslav (che dal 2001 è gemellato con la regione di Gotland), progetto che ha incluso la documentazione del patrimonio architettonico.

Inoltre, nel 2024 è stata creata la fondazione per il Patrimonio e la Rinascita di Gammalsvenskby, con l’obiettivo di supportare la comunità dispersa e mantenere vivo il legame con il villaggio come concetto e non più come luogo geografico.

Il futuro di Gammalsvenskby è ora affidato a un ambizioso piano di recupero internazionale. Il “Cultural Environment Plan 2025”, redatto dal Museo di Gotland in collaborazione con diverse Ong, non punta solo alla ricostruzione fisica del villaggio, ma alla salvaguardia dell’identità. Il progetto prevede il restauro delle aree storiche, la trasformazione di vecchi edifici in musei e l’uso di tecnologie per permettere il ritorno delle persone sfollate.

La domanda fondamentale che rimane: quando e come il patrimonio di 240 anni potrà essere reintegrato fisicamente in uno spazio sicuro e funzionale? E se ciò avverrà, quale forma di comunità Zmiivka assumerà?

Le risposte dipendono da fattori largamente al di fuori del controllo locale. Per il momento, Zmiivka rimane un villaggio fantasma in cui la memoria collettiva della comunità diaspora globale è il principale valore da preservare.

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Giulia Pilia
Giulia Pilia

Laureata in Scienze Politiche (Studi sull’Est Europa) e in Governance locale all’Università di Bologna, ha studiato e lavorato in Lituania, Slovenia e Ucraina, dove si è occupata di sicurezza energetica, comunità locali e IDP. Lavora nel campo dell’integrazione europea, sviluppo locale e osservazione elettorale.