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Poche opere letterarie sono politicamente vive come l’epopea kirghisa Manas. Non si tratta semplicemente di un poema antico, né soltanto di un racconto eroico recitato da esperti del settore. In Kirghizistan, Manas è un punto di riferimento nazionale, una materia scolastica, un monumento, il nome di un aeroporto, un simbolo politico e un linguaggio identitario. Racconta la storia di un popolo che si raccoglie attorno a un eroe, ma aiuta anche a spiegare come il Kirghizistan moderno immagina se stesso: indipendente, montuoso, resiliente, minacciato dall’esterno e sempre alla ricerca dell’unità.
Una storia troppo grande per restare nel passato
Le origini di Manas sono difficili da datare con precisione perché l’epopea è stata tramandata oralmente per secoli prima di essere messa per iscritto. La tradizione kirghisa la presenta spesso come un’opera antichissima, talvolta legata a eventi del IX o X secolo; la storiografia occidentale è stata più cauta, evidenziando come i primi riferimenti scritti siano di molto successivi e che parti della trama possano riflettere realtà politiche dei secoli successivi. Nel 1995, quattro anni dopo l’indipendenza, il Kirghizistan ha trasformato Manas in un evento di costruzione dello Stato: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto ufficialmente quell’anno come la commemorazione del millenario dell’epopea nazionale kirghisa.
Quel che è certo è che questo poema appartiene a una tradizione orale viva. Veniva recitato dai manaschi, narratori epici che cantano la storia senza accompagnamento musicale e che sono rispettati non solo come interpreti, ma come custodi della memoria. L’Unesco descrive la trilogia di Manas, Semetey e Seytek come un’opera che esprime la memoria storica del popolo kirghiso e racconta la riunificazione delle tribù disperse in un’unica nazione.
La storia dietro l’epopea
Come concetto di fondo si tratta di un’epopea eroica che parla di unità, guerra, migrazioni, di leadership e sopravvivenza. La figura centrale, Manas appunto, è un guerriero che raduna e difende il popolo kirghiso da potenti nemici. La trilogia completa prosegue con suo figlio Semetey e suo nipote Seytek, trasformando la storia in una saga multigenerazionale di lotta, successione, lealtà, tradimento e rinnovamento. La trilogia narra di come Manas riesca a unire le quaranta tribù kirghise disperse contro gli attacchi dei potenti vicini, guidando il suo popolo attraverso l’Altai verso la regione dell’Alai.
L’epopea è enorme, ma la sua grammatica politica è chiara: un popolo sopravvive quando si unisce; un leader è legittimo quando protegge la comunità; i nemici sono sia esterni che interni; e l’identità si plasma attraverso la memoria, il sacrificio e la lotta. Per questo motivo Manas non viene letto semplicemente come letteratura, ma è spesso trattato come un vero e proprio codice nazionale.
Perché Manas è così importante per il popolo kirghiso
Per i kirghisi, l’opera è fondamentale perché offre una profonda narrazione delle origini e della continuità. Collega l’identità kirghisa moderna a un passato eroico, alla cultura nomade, alle montagne, alla memoria dei clan e all’idea di unità tra le “quaranta tribù”, motivo richiamato anche dai quaranta raggi sulla bandiera del Kirghizistan. Questo è particolarmente rilevante perché il Kirghizistan, come altri Stati post-sovietici, ha dovuto costruire una narrazione nazionale dopo il 1991. Manas ha offerto qualcosa di più antico dell’Unione Sovietica e di più ampio rispetto ai confini di uno Stato moderno. Ha fornito al Kirghizistan indipendente una genealogia eroica, un ancoraggio culturale e un linguaggio di sovranità. In uno Stato giovane, segnato da divisioni regionali, sconvolgimenti politici e vulnerabilità economica, la promessa di unità dell’epopea è rimasta sempre molto forte.
Manas nelle scuole e nell’istruzione
Sì, Manas si studia in Kirghizistan. È presente nell’istruzione scolastica e universitaria attraverso la letteratura, la storia culturale e gli “Studi su Manas” o Manasovedenie. Nelle scuole con insegnamento in lingua kirghisa, questa epopea si studia in ottava classe [l’equivalente della terza media, n.d.t.]; in quelle con insegnamento in lingua russa, nella nona e nell’undicesima classe all’interno dei corsi dedicati [rispettivamente prima e terza superiore].
L’epopea viene anche utilizzata in senso più ampio come fonte di educazione morale e civica. Le ricerche sul sistema educativo kirghiso collegano l’opera alla formazione degli studenti e dei giovani, in particolare attraverso i temi dell’eredità culturale, della saggezza, dei valori morali e dell’identità nazionale. A livello universitario, l’Università dell’Asia Centrale ha proposto un corso di “Studi su Manas” per esaminare il ruolo dell’epopea nella formazione e nello sviluppo della società e dell’identità nazionale kirghisa.
Questa presenza nell’istruzione ha un’ampia rilevanza politica. Insegnare Manas non significa solo preservare il folklore, ma significa plasmare i cittadini attraverso un racconto nazionale.
Manas nella vita quotidiana
In Kirghizistan, Manas è ovunque. Compare in statue, nomi di strade, lezioni scolastiche, festival culturali, cerimonie pubbliche, branding turistico, discorsi ufficiali e nell’iconografia nazionale. Le esibizioni dei manaschi fanno ancora parte di incontri sociali, celebrazioni e cerimonie comunitarie, preservando questa pratica come una forma d’arte viva piuttosto che come un reperto da museo.
L’epopea è fisicamente presente anche a Biškek. La statua di Manas in Piazza Ala-Too colloca l’eroe al centro simbolico della capitale. Strade, istituzioni e iniziative culturali portano il suo nome. L’aeroporto principale di Biškek è stato intitolato al protagonista dell’opera su proposta dello scrittore Čyngyz Ajtmatov. Manas funziona come il simbolo nazionale più riconoscibile del Paese. Anche chi non ha mai letto o ascoltato l’intera epopea riconosce in questo eroe dell’epopea nazionale l’emblema della forza, dell’unità e della sovranità kirghisa.
La statua di Manas e il museo kirghiso di Storia Nazionale (Meridiano 13/Marco Alvi)
Gli usi politici di Manas
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Manas ha assunto una nuova funzione politica. Il Kirghizistan non era più una repubblica sovietica ma uno Stato indipendente, e la costruzione della nazione doveva conciliare due concetti potenzialmente in conflitto: l’identità etnica kirghisa e la cittadinanza in un Paese multietnico. Per l’etnia kirghisa, l’indipendenza significava diventare il popolo titolare di uno Stato sovrano. Per molti russi, uzbeki, tedeschi, ebrei e altre minoranze, poteva invece creare un senso di improvviso sradicamento in un Paese che avevano a lungo considerato la propria casa.
Il presidente Askar Akaev utilizzò quindi Manas con cautela. Presentò l’epopea come una fonte unificante di valori nazionali, evitando di trasformarla in un’ideologia etnica apertamente escludente. Ciò fu politicamente cruciale dopo gli scontri etnico-nazionali tra kirghisi e uzbeki nella valle di Fergana e di fronte al timore di un’emigrazione di massa di russi, tedeschi ed ebrei. Basandosi sul riconoscimento di Manas come patrimonio culturale già in epoca sovietica, Akaev promosse sette principi ispirati all’epopea come base per l’ideologia nazionale del Kirghizistan indipendente. Questi principi smussarono i temi più divisivi del poema (inclusi i conflitti etnici, gli antagonismi religiosi e le ostilità verso la Cina) ponendo invece l’accento sull’orgoglio etnico, l’amicizia tra le nazionalità, la cultura del lavoro, il rispetto per la natura, l’umanesimo, la nobiltà d’animo e il perdono.
Questo uso politico è continuato in forme diverse. Dopo il 2010, la promozione dell’opera si è intensificata, in parte per questioni legate alle politiche del patrimonio culturale, tra cui la preoccupazione per l’iscrizione nel registro Unesco (avvenuta nel 2009 su iniziativa della Cina) della tradizione di Manas praticata dalle comunità kirghise in Cina. Più di recente è tornato a essere uno strumento di simbolismo statale sotto la presidenza di Sadır Japarov. Nel settembre 2025, Japarov ha firmato una legge per rinominare Jalal-Abad, la terza città più grande del Kirghizistan, col nome di Manas.
È qui che l’epopea incontra l’attualità. Invocare Manas permette ai leader politici di rivestire infrastrutture, centralizzazione, sviluppo regionale, sovranità e unità nazionale con un linguaggio eroico. Può favorire la coesione, ma può anche servire da “teatro politico”: un modo per rivendicare legittimità presentando decisioni contemporanee come il proseguimento di un’antica missione nazionale.
Un’epopea nazionale, ma anche un rischio politico
Il potere politico dell’opera risiede nella sua flessibilità. Può essere usata per promuovere l’unità in un Paese diviso, l’orgoglio culturale in un mondo globalizzato e la sovranità in una regione segnata dall’influenza russa, cinese e geopolitica in generale. Tuttavia, la stessa flessibilità rischia di restringere il dibattito pubblico.
Quando i leader tirano in ballo Manas, prendono in prestito l’autorità del simbolo culturale più profondo della nazione per far apparire scelte politiche ordinarie come sacre o inevitabili. Il cambio di nome di una città, un progetto di sviluppo statale, una campagna morale o un messaggio geopolitico possono così essere presentati non come semplici linee politiche, ma come atti di lealtà verso la memoria degli antenati.
È questo il doppio taglio di Manas: come epopea, custodisce l’immaginario di un popolo; come simbolo politico, può elevare il potere al di sopra di ogni critica.
Perché Manas è ancora importante oggi
Manas conserva la sua rilevanza oggi perché il Kirghizistan si trova ancora ad affrontare molte delle questioni drammatizzate nell’epopea: come tenere unita una società variegata, come difendere la sovranità tra potenze più grandi, come equilibrare le identità regionali, come definire la leadership e come trasformare la memoria in un futuro anziché in un museo.
Il messaggio di unità dell’epopea rimane forte, soprattutto in un Paese con marcate identità regionali e una storia di instabilità politica. Anche i suoi avvertimenti restano attuali: Manas dimostra che l’unità non si riduce a semplici slogan, ma dipende dalla giustizia, dalla lealtà, da una leadership saggia e dalla capacità di tenere insieme una comunità senza cancellarne le differenze.
Ecco perché questo poema non va letto solo come un monumento della cultura kirghisa, ma come un testo politico vivo. È la storia che il Kirghizistan racconta sulle proprie origini, ed è anche uno dei linguaggi attraverso cui il potere, in Kirghizistan, spiega ancora oggi dove il Paese debba andare.
*Maya Ivanova è Caporedattrice di Lossi36. Ha conseguito un Master in Security Risk Management presso l’Università di Copenaghen (Danimarca) e un Master in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università di Aberdeen (Regno Unito) e Sciences Po Lille (Francia). Si occupa di sicurezza, politica di difesa, migrazioni e questioni di genere; ha inoltre un forte interesse per la riforma del settore della sicurezza e per le dinamiche di sicurezza che caratterizzano lo spazio post-sovietico.
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