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Eravamo in 100mila… al Zentralstadion di Lipsia

È l’unico stadio situato nella ex Germania Est ad aver ospitato nel 2006 una partita dei Mondiali e il solo che nel 2024 sarà teatro di una partita degli Europei tedeschi. Il Zentralstadion di Lipsia, rinominato nel 2010 Red Bull Arena dopo l’acquisizione dei diritti di sfruttamento da parte dell’omonima multinazionale austriaca, è un luogo abituato a fare la Storia.

La sua è iniziata più di un secolo fa, all’indomani dei Giochi Olimpici di Atene del 1896, i primi dell’era moderna. A cavallo tra il XIX e il XX secolo Lipsia è una città fiorente, ha un’attività sportiva vivace (qui ha sede il VfB Leizpig, primo club campione di Germania nel 1903) e le autorità sognano di ospitare addirittura le Olimpiadi. Per farlo però serve un grande stadio, ma i Giochi in Sassonia non arriveranno mai e per ragioni varie per oltre cinquant’anni quell’impianto non vedrà mai la luce. Prima i nazisti utilizzano la zona designata come luogo di adunate militari, poi la Seconda guerra mondiale impedisce la realizzazione del progetto firmato nel 1939 da Werner March, l’architetto dell’Olympiastadion di Berlino, che aveva pensato a un impianto da 100mila posti.

La costruzione del Zentralstadion

L’idea viene ripescata qualche anno dopo, quando nel 1948, con la Sassonia occupata dai sovietici, viene decisa la costruzione del Leipziger Sportforum, complesso sportivo che comprende una piscina e una pista da hockey, oltre a varie strutture d’allenamento. Nel gennaio 1955 viene approvato poi il progetto di un nuovo stadio di calcio. I lavori vengono diretti da Karl Souradny, l’uomo che qualche anno prima aveva partecipato alla progettazione del nuovo volto della Stalinalle di Berlino Est, iniziano nell’aprile 1955 e durano un anno e quattro mesi.

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Le tribune dell’impianto vengono costruite su un argine alto 23 metri e largo 100, ottenuto accumulando 1,5 milioni di metri cubi di macerie, “eredità” cittadina della Seconda guerra mondiale. Nella costruzione dello stadio sono impiegati più 180mila tra soldati, studenti e lavoratori volontari, tanto che per i media e soprattutto per la propaganda del governo della DDR, il Zentralstadion diventa lo Stadion der Hunderttausend.

Lo Zentralstadion di Lipsia

È un impianto imponente, che può contenere più di 100mila spettatori e che al suo interno, negli edifici destinati all’accoglienza, ha pure un ristorante, il Restaurant Sportforum, arredato e allestito nello stile del “classicismo socialista”. Per inaugurare il Zentralstadion le autorità della DDR pensano di fare le cose in grande. La data prescelta per l’apertura è il 4 agosto 1956, durante la seconda edizione del Turn- und Sportfest der DDR, il Festival di sport e ginnastica della DDR e l’idea è invitare il Kaiserslautern, squadra campione della Germania Ovest e ossatura della Nazionale che nel 1954 aveva vinto il Mondiale in Svizzera. La proposta non si concretizza perché le autorità dell’Ovest non concedono il visto di uscita agli atleti, così si “ripiega” su un’amichevole tra Sportclub Wismut Karl-Marx-Stadt e la Honved di Puskas, vinta dai magiari 3-1.

Un mese dopo, il 9 settembre, va in scena il primo incontro ufficiale. È una partita di Oberliga, la massima serie calcistica della Germania Est, all’epoca disputata nell’anno solare, sul modello dell’Unione Sovietica. È il derby cittadino tra Rotation Leipzig e Lokomotive. Vince la Lok per 2-1, ma il dato più importante è quello registrato sugli spalti. A vedere l’incontro sono arrivati 100mila spettatori, il più alto dato mai registrato all’epoca per un match ufficiale di calcio in Germania. Il primato sarà battuto neanche un mese dopo, il 6 ottobre 1956, quando dopo trattative serrate, finalmente a Lipsia arriva il Kaiserslautern di Fritz Walter per affrontare il Wismut Karl-Marx-Stadt.

I giocatori dei “Diavoli Rossi” sono degli idoli, anche al di là della Cortina di Ferro. L’albergo, dove alloggiano è circondato dai tifosi. I biglietti per la partita sono esauriti da tempo e le richieste sono state più di 300mila per circa 110mila posti. È un’occasione per tutti, anche per i giocatori locali, felici di misurarsi con i campioni del mondo, il cui capitano Fritz Walter è arrivato in ritardo in treno e poi in un auto della polizia per aver perso la coincidenza a Koblenz. Sotto i riflettori si gioca un match divertente e di livello. Finisce 5-3 e il gol più bello, la rete del secolo, secondo i commentatori della Germania Est, la segna proprio Fritz Walter raccogliendo con un tacco volante un cross dalla destra di suo fratello Ottmar.

Quella serata di gala, con il pallone dipinto con vernice a olio per farlo risaltare, è la prima delle tante che vivrà il Zentralstadion. Qui, nel 1973, la Nazionale di Georg Buschner stacca il pass per il suo unico Mondiale, battendo 2-0 la Romania e da qui, casa nelle competizioni europee del Chemie Leipzig prima e della Lokomotive Lipsia poi, passano da avversari grandi campioni. Come Eusebio, sconfitto 3-1 con il suo Benfica negli ottavi di Coppa delle Fiere 1966-1967, come Maradona che con il Napoli pareggia 1-1 nei sedicesimi di Coppa UEFA, in quella che è l’ultima partita europea giocata dalla Lokomotive o come un giovanissimo Paolo Maldini che incontra i gialloblù nel 1985 sempre in Coppa UEFA, perdendo 3-1 ma qualificandosi con il Milan al turno successivo.

Uno stadio multifunzione

Senza dimenticare che l’impianto, che nel 1957 nell’incontro di qualificazione europee contro la Cecoslovacchia si era riempito fino a circa 120mila spettatori, record assoluto per una Nazionale tedesca, ospitava anche altre manifestazioni. Come la Festa dello sport e della ginnastica della DDR, tenutosi in Sassonia per otto volte e che in tre occasioni (1977, 1983 e 1987) coincise con le Spartachiadi, i giochi giovanili della Germania Est. O come gare di ciclismo o riunioni di atletica. In una di queste Renate Stecher corse i 100 metri piani sotto gli 11 secondi, primato poi non omologato.

Uno stadio, che nel 1977 fu profondamente ristrutturato e che perse centralità con la “Riunificazione”, evento che sotto il profilo sportivo voleva essere celebrato peraltro proprio a Lipsia con un incontro tra le Nazionali delle due Germanie, evento poi cancellato per evitare tensioni. Il Zentralstadion fu utilizzato con capienza ridotta a 40mila spettatori nella stagione 1993-1994 come impianto per le gare casalinghe del VfB Leipzig, il club nato dalle ceneri della Lokomotive e che porta, non a caso, lo stesso nome della società, campione del 1903. Con la retrocessione la squadra, che in campo avrà un giovanissimo Marco Rose, attuale tecnico del Rasenball e nipote di Walter, altro monumento del calcio cittadino, si sposterà al Bruno-Plache-Stadion nel quartiere di Probstheida.

Il presente del Zentralstadion di Lipsia

Le folle oceaniche dei tempi della Germania Est sono solo un ricordo e lo stadio diventa un problema, anche perché le strutture non sono in buone condizioni e i costi di manutenzione alti. I vertici cittadini e quelli della Federcalcio tedesca hanno peraltro già in mente di costruire un nuovo impianto al posto del vecchio. È il 2000 e mentre si decide di abbattere il Zentralstadion “originale”, il 28 gennaio, a cento anni esatti dalla fondazione della Federazione calcio tedesca, avvenuta proprio a Lipsia, viene posta la prima pietra del nuovo stadio. Sarà pronto nel novembre 2004 e ospiterà prima la Confederations Cup 2005, la Coppa di Lega tedesca tra il 2005 e il 2007 e soprattutto i Mondiali 2006. Nel 2010 arriveranno i soldi della Red Bull: porteranno di nuovo il calcio di alto livello in Sassonia, ma che cancelleranno anche la storia dello “Stadio dei Centomila”.

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Roberto Brambilla
Roberto Brambilla

Classe 1984, nato a Sesto San Giovanni quando era ancora la Stalingrado d’Italia. Germanocentrico, ama la Spagna, il Sudamerica e la Mitteleuropa. Collabora con Avvenire e coordina la rivista Cafè Rimet. È autore dei volumi “C’era una volta l’Est. Storie di calcio dalla Germania orientale”, “Rivoluzionari in campo” e coautore di “Non solo Puskas” e “Quattro a tre”.