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Monaco 1972: una storia olimpica di spie e canoe

Due terzi posti. Un flop, almeno per gli standard dei tecnici della Repubblica Democratica Tedesca. Sono i risultati ottenuti dai canoisti della DDR, nell’agosto 1971, durante l’inaugurazione del bacino di Augsburg, nel sud di quella che in quel momento era la Germania Ovest. Quelle gare non sono però competizioni qualunque. Lì, nell’Eiskanal, come è stato battezzato, un anno dopo si sarebbero infatti disputate le gare di canoa slalom delle Olimpiadi estive di Monaco 1972. E quei Giochi per i vertici sportivi della Germania Est hanno un valore politico e d’immagine fondamentale.

Nel 1972 infatti la DDR compete per la prima volta sotto la sua bandiera e con il suo inno “Auferstanden aus Ruinen” composto da Johannes Becher, poeta e attivista comunista che a Monaco di Baviera ci era addirittura nato. In precedenza la Germania Est aveva gareggiato tra il 1956 e il 1964 in una squadra unificata con la Repubblica Federale, mentre nel 1968 aveva partecipato con una delegazione propria, ma aveva sfilato insieme ai “cugini” dell’Ovest nelle cerimonie d’apertura e chiusura.

Monaco 1972 è dunque un’occasione d’oro per mostrare la superiorità dello sport socialista, soprattutto in una specialità, la canoa slalom, all’esordio a cinque cerchi e voluta fortemente nel programma olimpico da Walther Tröger, il segretario generale del Comitato Olimpico della Germania Ovest, deciso a far diventare il nuovo evento un serbatoio di medaglie per il suo paese.

L’Eiskanal, un bacino artificiale

Anche per dare un vantaggio agli atleti della Repubblica Federale gli organizzatori di Monaco 1972 hanno costruito l’Eiskanal. Costruito, perché il tracciato su cui si devono svolgere le prove olimpiche, costato 15milioni di marchi, è un bacino artificiale. È una novità assoluta per la canoa slalom. Al di là del disegno, il problema per tutti, in primis, per la selezione della DDR sono le condizioni di gara. “A causa dei pendi ripidi – aveva spiegato a Der Spiegel nel 2011 il canoista Rolf-Dieter Amend – l’acqua variava molto, in modo non paragonabile a quello che succedeva con i bacini naturali”.

Monaco 1972
L’Eiskanal oggi (foto www.canoaicf.com)

Per la squadra della Germania Est si profila un possibile disastro. Serve trovare una soluzione. L’unica possibile, sembra quella più difficile: costruire un bacino simile, al di qua del Muro, per permettere ai propri atleti di allenarsi in condizioni simili. Il primo nodo è capire dove. Dopo aver scartato l’ipotesi di edificarlo utilizzando il fiume Bode nella zona montuosa del Harz per le proteste degli ambientalisti, a Werner Lempert, commissario tecnico della DDR, viene in mente di utilizzare un canale di scolo del fiume Mulde, vicino a Zwickau, già parzialmente colmo di terra. Il problema è però che nessuno conosce la planimetria dell’Eiskanal.

Spiare per vincere

Per scoprirla le autorità sportive della Repubblica Democratica Tedesca decidono di fare quello che già in altri casi avevano fatto: spiare. Sembra un piano azzardato, ma neppure troppo. In quegli anni, alla Cancelleria della Repubblica Federale, l’assistente personale di Willy Brandt, il capo del governo e fautore della Ostpolitik è un efficiente funzionario berlinese. Si chiama Günter Guillaume e nel 1974 si scoprirà che è un agente della Hauptverwaltung A, la sezione del Ministero per la Sicurezza dello Stato della DDR che si occupa delle operazioni all’estero, una notizia che spinge lo stesso Brandt a dimettersi.

Se volete leggere altri articoli sulla DDR: MZ, il mito su due ruote della DDR e BSG Motor Suhl, la peggior squadra della Oberliga

Nel caso dell’Eiskanal di Augsburg non si mobilitano le alte sfere, anche se i primi tentativi di spionaggio sono fallimentari, perché le autorità della Germania Ovest hanno bloccato l’accesso al bacino. Ad Augsburg si decide allora di mandare Werner Lempert, il ct della nazionale della DDR. Nell’era dove le gare non sono sempre trasmesse in TV e dove gli allenatori non sono delle celebrità, Lempert, che da atleta è stato nel ’65 oro mondiale a squadre, è una persona qualunque. Che con uno zainetto con dentro blocco da disegno, macchina fotografica e del metro a nastro, si fa passare per un funzionario della Federazione che sta controllando lo stato dei lavori. Come ricorderà al Der Spiegel nessuno gli farà domande, gli verrà rilasciato un “pass” per poter visitare i cantieri in ogni momento e addirittura qualcuno lo inviterà a prendere un caffè.

Lempert va in Baviera per tre volte e dopo ogni viaggio sulla base delle sue foto e dei suoi schizzi gli operai che l’aspettano a Zwickau si mettono al lavoro. Tra il novembre 1971 e il febbraio 1972 viene realizzato il tracciato del bacino, che è più corto dell’“originale” ma che ne riproduce le caratteristiche. Nella località della Sassonia, dove i dirigenti della DDR hanno fatto costruire degli alloggi per gli atleti, si cerca di riprodurre anche le correnti del tracciato bavarese. È una preparazione al dettaglio, il cui “segreto” viene scoperto a poche settimane dai Giochi dai tecnici della Germania Ovest, selezione che solo undici anni prima, nel 1961 aveva boicottato i Mondiali di Hainsberg.

Un autentico trionfo per la DDR

Sull’Eiskanal per la DDR sarà un trionfo: quattro ori su quattro gare, con il K1 maschile dove la Germania Est fa salire sul podio addirittura due atleti Siegbert Horn e Harald Gimpel, rispettivamente primo e terzo. I “cugini” dell’Ovest, spinti da un pubblico numeroso (ufficialmente 15mila), raccolgono “solo” tre argenti e un bronzo. Alla fine la delegazione della Repubblica Democratica Tedesca festeggerà 66 medaglie, 26 in più della Repubblica Federale. Un successo sportivo e di propaganda, passato anche dall’Eiskanal, il bacino che nessuno conosceva. Werner Lempert, a differenza della canoa slalom che riapparirà ai Giochi solo a Barcellona ’92, alle Olimpiadi ci tornerà in più occasioni, ma in tutt’altra veste. Nella prima, nel 1976, scriverà ancora la storia: è infatti il segretario generale della DFV, la Federcalcio della Germania Est che con la Nazionale olimpica conquista l’oro a Montreal. Nessuna Nazionale tedesca ci era mai riuscita. Né prima né dopo.


Foto di copertina: Wikipedia

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Roberto Brambilla
Roberto Brambilla

Classe 1984, nato a Sesto San Giovanni quando era ancora la Stalingrado d’Italia. Germanocentrico, ama la Spagna, il Sudamerica e la Mitteleuropa. Collabora con Avvenire e coordina la rivista Cafè Rimet. È autore dei volumi “C’era una volta l’Est. Storie di calcio dalla Germania orientale”, “Rivoluzionari in campo” e coautore di “Non solo Puskas” e “Quattro a tre”.