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Ruhnama nello spazio e altre follie turkmene

Il libro che ha conquistato i cuori di milioni di persone sulla terra ora conquisterà l’universo

Scriveva così nell’agosto del 2005 un quotidiano turkmeno per celebrare un evento di notevole importanza per il popolo turkmeno: la prima parte del Ruhnama (“Libro dell’anima”) venne lanciata nello spazio a bordo di una navicella spaziale russa, insieme a una bandiera turkmena. Evidentemente, Saparmyrat Nyýazow, detto Turkmenbashi (“Padre di tutti i turkmeni”), primo presidente del Turkmenistan indipendente, aveva trovato un modo alquanto originale per diffondere le sue idee.

Scritto nel 2001 dal Turkmenbashi in persona, il Ruhnama è un’opera corposa e complessa, in cui Nyýazow espone il suo pensiero filosofico e racconta la storia del popolo turkmeno in chiave epica, con l’intento di fornire alle masse una guida morale. In altre parole: il Ruhnama è un’opera di propaganda particolarmente riuscita. Divenuto presto il testo fondamentale del sistema di educazione turkmeno, obbligatorio addirittura per superare l’esame per la patente, il Ruhnama è in realtà un testo confusionario e ripetitivo che si articola in una serie di discorsi al popolo turkmeno.

Il libro punta alla costruzione di un’identità nazionale quasi mitologica: già alla prima pagina, il Turkmenbashi fa risalire le origini del popolo turkmeno nientemeno che a Noè, ovviamente senza riportare nessuna fonte. Alle descrizioni delle innegabili e indiscusse qualità del popolo turkmeno si alternano altisonanti descrizioni del leader in persona, che lega in maniera inestricabile la grandezza del suo popolo alla propria immagine.

In un passaggio, arriva addirittura a dire che è infinitamente grato a dio per aver ereditato dai propri genitori la magnanimità, la pazienza, la nobiltà d’animo, la risolutezza, e… tutta una serie di altre qualità invidiabili, che un leader come lui non può non avere. A questa narrazione altisonante si alternano una lunga serie di istruzioni pratiche, norme di comportamento che il popolo è tenuto a seguire: in questo modo, il Ruhnama diventa un vero e proprio testo sacro dei turkmeni al pari, se non più importante, del Corano.

Per comprendere appieno l’importanza che ha giocato questo libro nella costruzione dell’identità nazionale turkmena, basta considerare che Turkmenbashi fece costruire ad Asghabat un’enorme statua raffigurante il libro. Ogni sera, un meccanismo interno alla struttura permetteva al libro di aprirsi: sulle pagine bianche, veniva proiettato un passo del testo, con un video ad accompagnare le parole.

La fama del Ruhnama iniziò a declinare solo a partire dal 2006, con l’ascesa al potere del nuovo presidente del Turkmenistan Gurbanguly Berdimuhamedow, che mal tollerava lo stretto legame tra l’identità nazionale turkmena e il culto della personalità del suo predecessore. Abolito dalle università nel 2008, il Libro dell’anima inizia ad essere considerato alla stregua di un normale libro di storia. Anche la maestosa statua di Ashgabat ha smesso di aprirsi tutte le sere per mostrare al polo turkmeno la retta via.

La statua del Ruhnama ad Ashgabat (heroesofadventure.com)

Oltre il Ruhnama: una deserta città futuristica

Il lancio del Ruhnama nello spazio, così come la statua enorme a forma di libro, non sono che una goccia nell’oceano se confrontate con la pressoché infinita lista di stranezze che hanno caratterizzato il regime del Turkmenbashi e dei suoi successori.

Quando dovette smettere di fumare per via un problema cardiaco, vietò il fumo negli spazi pubblici: Ashgabat divenne così un esempio più unico che raro di città in cui si può fumare solo al chiuso. Similmente, decise di vietare i cani perché puzzolenti e cambiò i giorni della settimana e dei mesi con parole ideologicamente evocative (gennaio, ad esempio, divenne nientemeno che Turkmenbashi).

La cosa che però sicuramente salta maggiormente all’occhio è il sontuoso stile architettonico che venne adottato per costruire la maggior parte degli edifici di Ashgabat. Ricoperti rigorosamente di marmo bianco, in alcuni casi proveniente addirittura da Carrara, gli edifici della capitale turkmena si ergono luccicanti e sontuosi, ma privi di personalità.

La bellezza imponente degli edifici contrasta, infatti, con un altro dato che difficilmente si può ignorare: ad Ashgabat sembra non esserci anima viva. I parchi, meticolosamente curati, sono attraversati da pochi pedoni; sui marciapiedi larghissimi non cammina nessuno; alle fermate degli autobus, munite di aria condizionata, nessuno sembra fermarsi ad aspettare; rare sono le automobili che percorrono le immense strade ad otto corsie. In altre parole, Ashgabat è una deserta città futuristica che potrebbe fare da sfondo ad un racconto di fantascienza, se solo non esistesse davvero.

Un altro fattore che contribuisce a rendere Ashgabat una città che sembra appartenere ad un altro mondo, è l’ossessione che i suoi leader hanno negli anni sviluppato per il Guinness World Record. Così, la capitale turkmena è diventata ufficialmente la prima città al mondo per densità di edifici ricoperti di marmo. A questo primato, si aggiungono: la torre della televisione di stato, alla cui base c’è la più grande rappresentazione architettonica di una stella, la ruota panoramica coperta più grande al mondo, il più esteso sistema di fontane in un paese in cui l’80% del suolo è desertico.

L’edificio in cui più di tutti si manifestava il culto della personalità del leader Turkmenbashi, però, è il cosiddetto Arco della neutralità. Quando, nel 1995, Saparmyrat Nyýazow riuscì con grande orgoglio a far riconoscere il Turkmenistan come paese neutrale, decise di dedicare a questo nuovo pilastro della sua ideologia un edificio alto 75 metri, sulla cui sommità si ergeva una statua d’oro che lo raffigurava.

Come se l’opera non fosse già abbastanza grandiosa, alla base della statua di Turkmenbashi venne installato un meccanismo che le permetteva di girare, in modo da seguire il movimento del sole. Anche in questo caso, a Gurbanguly Berdimuhamedow non piacque che l’immagine del predecessore fosse così onnipresente: pochi anni dopo la morte di Turkmenbashi la statua venne rimossa e spostata dal centro città ad una zona più periferica, circondata da un enorme parco.

L’arco della neutralità ad Ashgabat (unsplash.com)

Non tutto è marmo quel che luccica

Nel raccontare tutte queste bizzarrie, non bisogna dimenticare che dietro ai capricci di leader eclettici, si cela una delle dittature più repressive al mondo. La svolta autoritaria, avvenne subito dopo la caduta dell’Unione Sovietica per mano del primo presidente, Saparmyrat Nyýazow. Divenuto sulla fine degli anni Ottanta Primo segretario del Partito comunista turkmeno, Nyýazow fu uno dei fermi oppositori delle riforme di Michail Gorbačëv.

Per una repubblica povera come il Turkmenistan, il sostentamento della popolazione era legata a doppio filo con l’esistenza di un’unione solida, in grado di assicurare a tutti un buon livello di istruzione, assistenza sanitaria, e, in breve, condizioni di vita dignitose. Temendo l’imminente sfaldamento del sistema, Nyýazow appoggiò nel 1991 il tentativo di colpo di stato ai danni di Gorbačëv. Quando lo vide fallire, si trovò costretto a cambiare rotta, accompagnando il Turkmenistan verso l’indipendenza.

Da allora, in Turkmenistan si è instaurato un regime autoritario estremamente restrittivo. I diritti civili sono praticamente inesistenti, le lezioni sono controllate e la stampa è interamente nelle mani del potere. La macchina della propaganda è un meccanismo complesso e capillare che, come da manuale, mantiene la popolazione sotto controllo e fedele alla causa turkmena.

Visitare il Turkmenistan è molto difficile: ufficialmente, ai turisti stranieri è permesso entrare nel paese, ma sono obbligati a richiedere un visto che hanno molte poche possibilità di ottenere e, successivamente, ad acquistare costosi tour guidati. Una volta entrati nel paese, sono tenuti a stare sempre in compagnia della guida locale. Meglio non correre il rischio, in sostanza, che l’ingresso in Turkmenistan di numerosi stranieri possa nuocere a una forma di stato come quella turkmena, minuziosamente studiata per essere perfetta.

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Giulia Lisdero
Giulia Lisdero

Laureata in Studi Interdisciplinari e Ricerca sull’Europa Orientale, ha vissuto un po’ ovunque nei Balcani occidentali. Si interessa di tutto quello che è successo e succede al di là del muro di Berlino. Lentamente, sta imparando il serbo-croato.