Mark der Deutschen Demokratischen Republik: Marco della Repubblica Democratica Tedesca. Più comunemente per tutti, Ostmark: il marco dell’Est. Tra il 24 giugno 1948 e il 30 giugno 1990 i cittadini della zona di occupazione della Germania prima e della DDR poi hanno avuto in tasca una moneta con caratteristiche particolari.
Un parto d’urgenza
Il 20 giugno 1948, dopo tre anni di occupazione della Germania, gli Alleati occidentali decisero di abolire il Reichsmark e introdurre una nuova moneta, il Deutsche Mark, il marco tedesco. Una mossa che causò una improvvisa inflazione e spiazzò le autorità della zona di occupazione sovietica (SMAD) che il 23 giugno con un procedimento d’urgenza, l’ordine 111, decisero di correre ai ripari.
Non stamparono nessuna nuova banconota, ma consentirono dal 24 giugno ai cittadini della DDR di scambiare i loro Reichsmark con vecchie Rentenmarknoten, divisa con corso legale ai tempi della Repubblica di Weimar a cui venivano applicati degli adesivi con il loro valore attuale. Sono i Klebemarken, come li chiamavano gli abitanti della zona orientale.
Il cambio avveniva con regole ferree, alla cui base stavano anche interessi politici. Ad esempio, le somme in contanti fino a 70 Reichsmark in possesso delle singole famiglie potevano essere cambiate con un rapporto 1 a 1, così come i risparmi fino a 100 Reichsmark e le somme in possesso delle aziende di proprietà statale. Invece risparmi più alti, come quelle da 100 a 1.000 Reichsmark, erano cambiati 5 a 1, mentre per somme più sostanziose il cambio poteva essere rifiutato e in alcuni casi, come per esempio in caso di guadagni legati al mercato nero o alla speculazione, i soldi venivano rifiutati.
Dal 26 giugno le banconote senza contrassegno non avevano più corso legale. Per un mese i Klebemarken furono la moneta della DDR. Tra il 25 e il 28 luglio 1948 gli abitanti poterono infatti cambiare inizialmente solo 70 Klebemarken per persona con una nuova divisa, il Deutsche Mark der deutschen Notenbank, dove la Deutsche Notenbank era la banca centrale della DDR. Stavolta il rapporto tra il DM (curiosamente la stessa abbreviazione della moneta della Repubblica Federale) è 1 a 1. Vengono emesse banconote fino a 1.000 DM con le vecchie monete del Reichsmark che continuavano ad avere corso legale.
Mark der DDR, un nome che cambia
Dalla sua introduzione fino al 1990 la divisa della DDR ha mutato due volte nome. Nel 1964 da Deutsche Mark der Deutschen Notenbank la moneta prende a chiamarsi Mark der Deutschen Notenbank e dal 1 gennaio 1968 Mark der Deutschen Demokratischen Republik. Quest’ultima una denominazione senza l’aggettivo “tedesco” che accompagna il nuovo corso politico della DDR, abbandonando l’idea di una Germania unita (e socialista).
Una valuta interna
Dal punto di vista del suo utilizzo la moneta della DDR era una Binnenwährung, ovvero una divisa che aveva valore solo all’interno dei confini della Repubblica Democratica Tedesca, dove peraltro le valute estere non avevano corso legale, eccetto che negli Intershops, al contrario sempre alla ricerca di denaro “pesante”.
Era severamente vietato e punito introdurre o esportare la moneta della Germania Est, che non era convertibile. Per chi viaggiasse legalmente fuori dalla DDR, ovvero nei paesi socialisti, era consentito cambiare una quantità ristretta di denaro nelle monete locali.
Per quanto riguarda il suo potere d’acquisto, ad esempio, rispetto alla vicina Repubblica Federale, era difficile valutarlo perché i prezzi non erano dettati dalle fluttuazioni del mercato, ma dalle decisioni delle autorità. Per i beni di prima necessità il Marco della DDR, che al mercato libero valeva 1/5 del “cugino” occidentale, aveva un potere d’acquisto maggiore, mentre era minore per beni di lusso.
Banconote socialiste e monete che galleggiano
In più di 40 anni di corso legale i cittadini della DDR hanno visto figure differenti sulle loro banconote, che venivano stampate a Königstein, nella Svizzera sassone: letterati come Friedrich Schiller e Wolfgang Goethe, scienziati come Alexander von Humboldt, ma anche pilastri del socialismo come Karl Marx e Friedrich Engels.
In mezzo, oltre a situazioni di vita quotidiana, macchinari made in DDR e figure singolari. Come Thomas Müntzer, il capo della rivolta dei contadini tedeschi nel 1524. Nato a Stolberg nel Harz, era stato sì un “protocomunista”, ma era anche un teologo, insomma non una figura usuale per uno Stato che si definiva orgogliosamente ateo. In questa galleria mancano le donne, eccezion fatta per Clara Zetkin, attivista comunista e parlamentare al Reichstag per il KPD fino al 1933.
Banconote di tanti tagli, comprese quelle da 200 e da 500 DM, che però, nonostante fossero state annunciate, non sono mai entrate in circolazione. Quella da 500 avrebbe avuto i simboli dello Stato sul fronte e del suo potere (ovvero gli edifici sedi dell’organo di governo) sul retro. Le monete, coniate a Berlino e che fino al 1956 avevano su un lato la scritta “Deutschland”, sono praticamente tutte di alluminio, materiale di poco valore e facilmente reperibile nella Germania Est. Tanto che nella DDR quelle monete, che galleggiano nell’acqua, vengono chiamate Aluchips.
Una moneta mai nata
Tra le tante particolarità della valuta della DDR ce n’è una, molto rara. Il consiglio di difesa della Germania Est aveva pianificato la creazione di una valuta militare. La data di introduzione avrebbe dovuto essere il 1980, ma non è mai entrata in corso legale, al contrario dell’unica banconota commemorativa della storia della DDR, quella emessa il 22 dicembre 1989, dopo la caduta del Muro per l’anniversario dell’apertura della Porta di Brandeburgo.
Morte di valuta
Con la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989 anche la vita del Mark der DDR è segnata. Dal 2 gennaio 1990 fino al 30 giugno ai cittadini della Germania Est è consentito, attraverso la Staatsbank der DDR, di creare conti in marchi della Germania Ovest, con il tasso di cambio di 5 Marchi della DDR per un marco dell’Ovest.
Dal primo luglio rimane possibile continuare a cambiare con tassi diversi, 3 a 1 per i non cittadini della ormai ex Germania Est e 2 a 1 per gli ex cittadini della DDR, mentre alcune categorie possono cambiare in parità per una quantità limitata di denaro.
Anche se dal 1 luglio 1990 la moneta non ha più corso legale e dal 26 giugno non si può prelevare con i bancomat, la valuta dell’ormai quasi defunto stato non sparisce. Almeno fisicamente. Le monete invece sono state fuse a Rückwitz, nell’unico impianto di lavorazione dell’alluminio della DDR. Le banconote rimangono stoccate per più di un decennio vicino ad Halberstadt in Turingia, in cunicoli sotterranei costruiti dai prigionieri del lager e usati dopo la guerra dalla Nationalvolksarmee per conservare (nascoste) armi ed equipaggiamento militare. Nell’aprile 2002 vengono bruciati anche per paura di furti e di incidenti.
È la fine (o quasi) di una storia, iniziata in una giornata di giugno del 1948, un anno prima della nascita dello “Stato degli operai e dei contadini”.