Il litas tra carta straccia e coupon: nascita e fallimenti della moneta della Lituania indipendente

Il ripristino dell’indipendenza lituana, proclamata l’11 marzo 1990 e riconosciuta de iure dalla comunità internazionale nell’agosto 1991, non fu soltanto una questione costituzionale o diplomatica. Fu anche, e in modo assai concreto, una questione monetaria.

Il crollo dell’Unione Sovietica infatti portava con sé profonde conseguenze sociali ed economiche: le repubbliche appena indipendenti, mentre si affrettavano a smantellare decenni di sistema di economia pianificata e centralizzata, si trovavano ad affrontare un’inflazione senza precedenti e al contempo la necessità urgente di riacquistare la propria sovranità economica.

Per la Lituania, che usciva da quasi cinquant’anni di occupazione sovietica, il percorso verso una valuta nazionale autonoma si rivelò particolarmente insidioso.

Il litas da contrabbando

Al momento della proclamazione d’indipendenza, il paese era ancora completamente vincolato alla zona del rublo sovietico. La Gosbank, la banca statale dell’Urss, deteneva il monopolio sulla stampa e fornitura fisica di denaro contante. Questo significava una dipendenza monetaria totale: Vilnius non aveva alcun controllo sull’offerta di moneta, sul tasso di interesse né sulla politica del cambio.

Man mano che l’Unione Sovietica si avviava verso la dissoluzione, Mosca irrigidì progressivamente la propria politica monetaria, riducendo l’afflusso di contante verso le altre repubbliche nel tentativo di mantenere la propria influenza economica e causando enormi carenze di liquidità.

Contemporaneamente, l’inflazione regionale era schizzata oltre il 1000% trascinando il paese sull’orlo di una paralisi economica totale, tant’è che alcuni lavoratori lituani cominciarono a essere pagati con beni di consumo e i consumatori erano spesso costretti a ricorrere al baratto diretto.

Consapevole che nessuna sovranità sarebbe stata possibile senza autonomia monetaria, già prima della restaurazione dell’indipendenza il governo lituano si era mosso per ripristinare il litas, la storica valuta del periodo interbellico (nel dicembre 1989, infatti, era stata lanciata una competizione per il design del litas sia in monete che banconote).

Subito dopo la ricostituzione della Banca di Lituania, avvenuta il 1° marzo 1990 (dieci giorni prima della dichiarazione di indipendenza), erano stati avviati i preparativi per una valuta nazionale che comprendevano anche l’istituzione della zecca di stato. Così, nel novembre del 1990, a design finalizzato da artisti lituani, vennero avviate trattative con la società americana United States Banknote Corporation per la stampa delle future banconote in litas, conclusesi poco dopo in un clima che già prospettava la confusione dei mesi successivi.

I primi esemplari arrivarono in Lituania alla fine del 1991, trasportati via mare fino al porto di Klaipėda e da lì condotti a Vilnius, dove furono custoditi nei caveau della Banca centrale. Le prime monete metalliche, invece, erano state coniate nel Regno Unito, dalla zecca di Birmingham, e consegnate già nell’ottobre del 1990.

Banconota da mille litas prodotta nel 1991 e raffigurante il compositore e pittore Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (gentile concessione del Museo del denaro della Banca di Lituania)

Tuttavia, nonostante le banconote fossero fisicamente presenti sul territorio nazionale, le autorità ritardarono più volte il momento del loro lancio ufficiale per diversi motivi. Innanzitutto, l’economia del paese era ancora profondamente legata a quella dello spazio sovietico (circa il 90% delle esportazioni e l’80% delle importazioni lituane avvenivano all’interno dell’Urss), la fiducia del pubblico in una nuova moneta era incerta e i fondi di stabilizzazione necessari per ancorare il cambio erano insufficienti.

Ma a questi ostacoli se ne aggiunse uno, imprevisto, di natura tecnica: le banconote stampate negli Stati Uniti erano quasi interamente prive di protezione anticontraffazione.

Nella fretta, e con la totale mancanza di esperienza burocratica nel campo della stampa di sicurezza internazionale, i tagli più piccoli – le banconote da 10, 20 e 50 litas – erano stati prodotti senza fili di sicurezza, filigrane complesse o microstampa. Si trattava di banconote piatte, stampate con una tecnica di stampa ordinaria (la stessa dei giornali, per intenderci), che qualsiasi organizzazione criminale avrebbe potuto replicare con normali macchinari commerciali.

Immettere una valuta così vulnerabile all’interno di un’economia in transizione e altamente instabile sarebbe stato un suicidio economico, sia dal punto di vista della fiducia dei cittadini nelle neoindipendenti istituzioni statili, sia per il rischio di innescare una iperinflazione immediata in un contesto economico già compromesso. Pertanto, il governo prese la decisione di rinviare il ritorno del litas, custodendo le banconote del 1991 in caveau di sicurezza.

Una parte di queste è stata poi utilizzata per un’installazione artistica presso il museo del denaro, mentre un’altra parte è stata messa all’asta nel 2017.

In principio era il talonas

Mentre le nuove banconote di litas venivano frettolosamente riprogettate con le dovute misure di anticontraffazione e ristampate da aziende europee specializzate, nel maggio 1992 si decise di reintrodurre il talonas.

Nell’estate del 1991, il primo ministro Gediminas Vagnorius aveva introdotto una valuta temporanea di emergenza, costituita da buoni, che divenne pienamente operativa come unico mezzo di pagamento legale nell’ottobre del 1992. Traducibile semplicemente come “buono” o “coupon”, questa moneta era stata pensata come misura supplementare temporanea in attesa di immettere i litas.

La stampa di una nuova valuta, anche provvisoria, infatti, era un atto politico che Mosca avrebbe potuto interpretare come provocatorio, pertanto le procedure furono condotte pressoché in clandestinità a pochi mesi dal crollo dell’Urss.

litas
Gli animali raffigurati sul talonas (gentile concessione del Museo del denaro della Banca di Lituania)

Stampati in fretta e furia su carta di pessima qualità presso le tipografie Spindulys e Raidė di Kaunas, con vernici importate dalla Svezia, questi coupon non avevano alcuna pretesa artistica: poiché il governo non disponeva di tempo né di risorse per incidere ritratti di personaggi storici o eroi nazionali, i disegnatori optarono per semplici illustrazioni della fauna selvatica lituana. Le banconote raffiguravano lucertole, orsi, anatre, cervi e lupi grigi.

La cittadinanza, già alle prese con gravi difficoltà economiche e profondamente scettica nei confronti di questa cartamoneta, soprannominò immediatamente i talonas come Vagnorkės, in riferimento al primo ministro che le aveva introdotte, o semplicemente žvėriukai oppure žvėreliai (bestioline, animaletti) per la ricchezza della fauna ritratta, ma anche denominazioni più specifiche legate alle singole specie raffigurate sui vari tagli, come pempės (pavoncelle) o meškutės (orsetti).

Con la prima riforma, i talonas funzionavano come un meccanismo di razionamento parallelo al rublo sovietico in fase di svalutazione. Inizialmente, infatti, era molto simile ai buoni delle razioni: ogni persona riceveva il 20% del proprio salario in talonas fino a un massimo di 200. Per acquistare beni di consumo e impedire ai cittadini delle repubbliche sovietiche limitrofe di acquistare sul mercato interno lituano, gli acquirenti dovevano pagare il prezzo di listino in rubli e corrispondervi un importo equivalente in talonas.

Il sistema, però, generò rapidamente effetti distorsivi, non affrontando in alcun modo le cause strutturali della scarsità di beni. La domanda di beni costosi (come gli elettrodomestici) crollò perché le famiglie impiegavano settimane ad accumulare la quantità di talonas necessaria. I beni esenti dall’obbligo del talonas (alimenti di base e – ovviamente – merce del mercato nero) subirono un’inflazione parallela, alimentata dai rubli in eccesso che i lavoratori accumulavano senza poterli spendere legalmente.

Il rublo continuava a svalutarsi e il talonas, non essendo una moneta indipendente ma uno strumento supplementare ancorato al rublo, non poteva arginare l’iperinflazione. Questo quando, nell’ottobre del 1992, con la completa disgregazione della zona del rublo, i talonas acquisirono lo status di valuta temporanea indipendente, scambiati con un rapporto di uno a uno con la valuta sovietica uscente.

Nonostante tutto, il talonas servì comunque a scollegare la Lituania dal rublo, che fu definitivamente abbandonato il 1° ottobre 1992, e ad assorbire gli shock dell’iperinflazione. I dati comparativi con la Russia confermano che il talonas riuscì ad assolvere almeno parzialmente alla sua funzione: nel 1992 l’inflazione in Lituania fu del 1.100%, grave ma nettamente inferiore al 2.509% russo; nel 1993 il divario si mantenne (409% contro 850%).

Permise inoltre alla Banca di Lituania di attuare politiche monetarie indipendenti, costituire riserve valutarie di base e stabilizzare il mercato interno senza compromettere la credibilità del litas, che non era ancora stato fatto circolare.

Questo fino a quando, nel giugno del 1993, il Lito komitetas (Comitato per il litas istituito nel 1991 dal Consiglio supremo della repubblica di Lituania, che tra i propri membri vedeva anche Vytautas Landsbergis, presidente dello stesso consiglio supremo e figura chiave per l’indipendenza del paese) ritenne che il clima macroeconomico fosse sufficientemente stabile per introdurre una vera e propria valuta nazionale. Nel giro di poche settimane, miliardi di talonas confluirono alla banca centrale per essere scambiati con i nuovi litas, al tasso di cambio di cento talonas per un litas.

Distruzione delle banconote prodotte nel 1993 (gentile concessione del Museo del denaro della Banca di Lituania, “Chronicle of the Bank of Lithuania. 1922–2022“)

Il destino del talonas non si concluse in modo glorioso: le banconote ritirate – a partire dalle primissime serie di piccolo taglio, 2.520 chilogrammi delle quali furono distrutti nella cartiera di Grigiškės già nel 1995 – furono riciclate in carta igienica, in una perfetta ironia simbolica che ovviamente non sfuggì ai lituani dell’epoca.

Come riportato in un servizio di LRT – la televisione di stato lituana – i talonas vissero poco, ma le persone ricordano bene quanti orsetti o alci guadagnavano allora.

Leggi anche: Libertà di stampa in Lituania in crisi: la LRT sotto attacco

Dal rublo all’euro

Tra il 1991 e il 1993, il sistema monetario lituano conobbe ben quattro regimi di pagamento distinti in rapida successione: rublo sovietico, sistema misto rublo e talonas, talonas, litas.

La vicenda dei litas ritirati e dell’uso del talonas mettono in luce le fragilità strutturali di uno Stato appena ricostituito che cercava di mettere in piedi, in tempi brevissimi e in un contesto geopolitico ostile, gli strumenti materiali della propria sovranità economica.

Quando il litas fu introdotto nel giugno del 1993, non fu soltanto la moneta nazionale, ma era anche il prodotto di una catena di errori corretti e di competenze acquisite nel modo più costoso possibile. Fu questa stessa Banca di Lituania, sopravvissuta a quella transizione caotica, a mantenere il tasso di cambio del litas fisso a 3,4528 per un euro dal 2002 al 2015, una stabilità di tredici anni che consentì infine l’adozione dell’euro il 1° gennaio 2015, con la Lituania ultima delle tre repubbliche baltiche a compiere quel passo, ma senza le crisi valutarie che hanno accompagnato analoghe transizioni altrove.

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Giulia Pilia
Giulia Pilia

Laureata in Scienze Politiche (Studi sull’Est Europa) e in Governance locale all’Università di Bologna, ha studiato e lavorato in Lituania, Slovenia e Ucraina, dove si è occupata di sicurezza energetica, comunità locali e IDP. Lavora nel campo dell’integrazione europea, sviluppo locale e osservazione elettorale.