Libertà di stampa in Lituania in crisi: la LRT sotto attacco

Fino a pochi mesi fa, la libertà di stampa in Lituania era ai vertici del World Press Freedom Index. Tuttavia, negli ultimi mesi una crisi istituzionale senza precedenti ha trascinato il paese in un braccio di ferro che vede da un lato il governo di coalizione e dall’altro i giornalisti, la società civile e le istituzioni europee. Al centro della contesa c’è la Lietuvos nacionalinis radijas ir televizija (LRT), l’emittente pubblica nazionale, diventata il terreno di scontro su cui si gioca il futuro dell’indipendenza editoriale nel paese baltico.

L’ascesa di Nemuno Aušra

La radice del conflitto risiede nel radicale cambiamento degli equilibri politici avvenuto con le elezioni dell’ottobre 2024, esito di una strategia che si è rivelata un clamoroso boomerang per i vecchi equilibri del paese. Il protagonista di questa svolta è il partito Nemuno Aušra (letteralmente “Alba del Nemunas”, il quarto fiume più lungo del Mar Baltico), una formazione populista nata alla fine del 2023 sotto la guida del non poco controverso Remigijus Žemaitaitis.

Žemaitaitis, per anni membro della destra tradizionale lituana, contrario alle sanzioni contro la Russia, alla ratifica della convenzione di Istanbul e sostenitore della pena di morte (di cui aveva proposto la reintroduzione nel 2017), nel maggio 2023 è salito agli onori della cronaca con un post su Facebook contenente dichiarazioni giudicate poi antisemite dalla Corte costituzionale lituana, che hanno portato il suo partito Laisvė ir Teisingumas (Libertà e Giustizia) alla sua sospensione e il parlamento a privarlo dell’immunità con voto unanime.

Žemaitaitis, che ha respinto le accuse sostenendo che la mossa fosse parte di una campagna diffamatoria per ostacolare la sua corsa alle elezioni presidenziali del maggio 2024, ha invece sfruttato politicamente la situazione a suo vantaggio: paradossalmente, il clamore mediatico ha sortito l’effetto opposto, dipingendolo come vittima della “cancel culture” e come un perseguitato dalle élite.

Nel novembre 2023, con la battaglia legale ancora in corso, Žemaitaitis ha fondato un suo partito, riuscendo in breve tempo a intercettare il voto di protesta delle aree rurali, e presentandosi come l’unica alternativa alle élite liberali di Vilnius. Nei mesi successivi il partito ha iniziato a crescere nei sondaggi, tanto che nel luglio 2024 il 36,5% degli intervistati ha dichiarato di guardare a Žemaitaitis con favore.

Non è stata quindi una sorpresa che nelle elezioni di ottobre 2024 il suo partito sia arrivato terzo con il 15% dei voti e 20 seggi su 141, finendo per essere l’ago della bilancia del nuovo governo.

L’alleanza impossibile

I risultati elettorali non sono stati sufficienti per consentire una maggioranza ad alcun partito. Con 52 seggi, il Partito Socialdemocratico (Lietuvos socialdemokratų partija, LSDP) si è confermato la principale forza politica del paese, tuttavia ben lontano dai 70 voti necessari per formare un governo stabile in un parlamento di 141 membri.

Poco dopo le elezioni Vilija Blinkevičiūtė, leader socialdemocratica e volto della campagna elettorale, nonostante le promesse di lasciare Bruxelles per guidare il nuovo governo, ha annunciato che non avrebbe rinunciato al suo seggio al parlamento europeo per assumere il ruolo di primo ministro, motivando la decisione con motivi di salute e di età, cosa che ha profondamente minato la fiducia dell’opinione pubblica. Il testimone è quindi passato a Gintautas Paluckas, vicepresidente dei Socialdemocratici, figura già segnata da una condanna per corruzione risalente al 2010.

Durante la campagna elettorale dell’ottobre 2024, Blinkevičiūtė aveva esplicitamente promesso di non formare una coalizione con Žemaitaitis. Ma nel novembre successivo, nonostante l’impegno assunto pubblicamente, il Partito Socialdemocratico ha firmato un accordo con Nemuno Aušra, scatenando l’indignazione della società civile e la preoccupazione dei governi occidentali.

La coalizione finale comprende quindi i Socialdemocratici (52 seggi), Nemuno Aušra (20 seggi) e l’Unione dei Democratici “Per la Lituania” (15 seggi), per un totale di 87 seggi su 141, numero sufficiente ma precario.

Il prezzo pagato dai Socialdemocratici in termini di credibilità è stato alto, soprattutto per Paluckas: nel 2025 un’inchiesta giornalistica ha portato alla luce nuove prove di corruzione. A luglio dello stesso anno, dopo appena nove mesi di mandato e in seguito a pressioni interne, Paluckas ha rassegnato le dimissioni.

La strategia del governo contro la LRT

Il nuovo governo ha immediatamente puntato i riflettori sulla LRT: a novembre 2025 il partito di Žemaitaitis ha presentato una risoluzione che etichetta LRT come uno “strumento di propaganda”, accusando i media di essere un’istituzione poco trasparente e distaccata dai reali bisogni dei cittadini.

Secondo molti osservatori, tra cui Džina Donauskaitė, a capo del Centro lituano di Giornalismo ed esperta della Facoltà di Comunicazione dell’Università di Vilnius, gli attacchi sarebbero una ritorsione politica in risposta alla copertura mediatica che la LRT ha dato ai processi a carico di Žemaitaitis, che vede nella LRT il principale megafono della “campagna diffamatoria”.

Nell’aprile 2025 il Parlamento (Seimas) ha commissionato all’Ufficio Nazionale di Controllo un’indagine sulla gestione della LRT per il periodo 2021-2024. Tuttavia, il report finale pubblicato a novembre 2025 ha smentito le accuse più gravi: l’audit ha confermato che la LRT opera in modo trasparente.

Tuttavia, sfruttando alcune critiche tecniche sulle procedure d’appalto contenute nel report, il governo ha messo a punto una manovra finanziaria che congela il budget dell’emittente per il prossimo triennio, ufficialmente per dirottare fondi verso la difesa nazionale per far fronte alla minaccia russa.

Il partito ha inoltre proposto una riforma della governance della LRT che avrebbe ridotto il numero di voti necessari per licenziare il direttore generale da 8 (su 12) a 6, passando dalla maggioranza qualificata dei due terzi alla maggioranza semplice.

Considerando che dei 12 membri del consiglio ben 8 sono di nomina politica (4 presidenziali e 4 parlamentari, di cui 2 dai partiti di governo), il passaggio alla maggioranza semplice consegnerebbe di fatto il potere di rimozione nelle mani della coalizione di governo, rendendo il vertice dell’emittente estremamente vulnerabile. Contemporaneamente, la proposta includeva l’introduzione di voti segreti sulla dismissione.

Queste modifiche, presentate come “misure di efficienza amministrativa”, all’atto pratico renderebbero il licenziamento del capo della televisione pubblica un atto processo interno e segreto, senza la necessità di giustificazione pubblica.

In questo clima di tensione, il Partito Socialdemocratico ha scelto di appoggiare la riforma pur di non far saltare gli equilibri della coalizione. Non solo: per accelerare il processo, il governo ha deciso di usare la procedura della “significativa urgenza” parlamentare, riservata, secondo le regole del Seimas, esclusivamente a crisi nazionali e emergenze di sicurezza.

Sotto questa procedura, un disegno di legge non può essere inviato per una revisione pubblica, impedendo la consultazione di pareri di esperti o di altre istituzioni tra cui quelle europee.

Felini e resistenza civile

Questo abuso della procedura di urgenza ha scatenato l’opposizione, che in sede di sessione parlamentare dedicata al voto sulla riforma della LRT ha messo in moto una consistente operazione di ostruzionismo: per rallentare e ostacolare la procedura, i deputati dell’opposizione hanno depositato oltre cento emendamenti deliberatamente assurdi, molti dei quali non avevano nulla a che fare con la LRT ma semplicemente costruiti per consumare tempo ed evidenziare l’assurdità del procedimento legislativo.

libertà di stampa in lituania
Uno dei meme scatenati dalla vicenda: “Nuodėgulis – Adesso licenzio la direttrice”

Tra questi, l’emendamento presentato dalla deputata conservatrice Dalia Asanavičiūtė-Gružauskienė, che proponeva che il licenziamento del direttore generale della LRT richiedesse anche l’approvazione di Nuodėgulis (“carbone”), il gatto della deputata dell’opposizione Agnė Širinskienė:

Il direttore generale della televisione pubblica nominato in concorso pubblico per un mandato di cinque anni è nominato e rimosso dall’incarico dal consiglio tramite voto segreto, e per mancanza di fiducia può essere rimosso dall’incarico solo nel caso in cui il gatto Nuodėgulis della deputata Agnė Širinskienė esprima mancanza di fiducia in lui.

Incredibilmente, nella fretta, l’emendamento del gatto è stato approvato, per poi essere rimosso dalla Commissione Cultura del Seimas. Per un giorno, in Lituania la più importante riforma della governance mediatica ha incluso nel testo legislativo ufficiale il requisito dell’approvazione di un gatto.

La società civile lituana ha risposto immediatamente alla crisi: il 9 dicembre 2025, più di 12mila persone si sono radunate davanti al Seimas al grido “Giù le mani dalla libertà di parola”.

I giornalisti della LRT hanno iniziato ad attuare forme di protesta sottile ma significativa, trasmettendo momenti di silenzio durante i telegiornali e spiegando al pubblico perché la libertà d’informazione era un’arma di difesa tanto importante quanto i carri armati di cui il paese aveva bisogno.

Oltre 143mila cittadini hanno poi firmato una petizione online per fermare l’approvazione della riforma e il congelamento del budget.

La comunità internazionale si è immediatamente messa in allarme. L’Unione Europea di radiodiffusione (EBU) ha inviato una lettera formale alla Commissione Europea, denunciando come le proposte lituane violino apertamente lo European Media Freedom Act (EMFA), regolamento comunitario nato per proteggere l’indipendenza dei media pubblici dai governi nazionali e per scongiurare questo tipo di derive.

Oltre a diverse istituzioni attive nella difesa della libertà di stampa, anche Reporters Without Borders, che aveva sempre annoverato la Lituania tra i paesi europei con la migliore libertà di stampa, ha espresso preoccupazione per l’improvviso cambio di rotta.

Per altri approfondimenti e curiosità sul paese baltico, leggi qui: Lituania

Settimane cruciali per la libertà di stampa in Lituania

Di fronte a questa pressione, la coalizione di governo, anziché forzare il voto a dicembre (e rischiare ulteriori imbarazzi come quello del gatto), ha deciso di rinviare la decisione finale all’ultima settimana di gennaio 2026, motivandolo con l’intenzione di coinvolgere esperti e società civile nel processo decisionale istituendo un gruppo di lavoro composto da deputati e rappresentanti dei media, con la prima categoria in maggioranza.

Se la legge dovesse passare senza modifiche sostanziali (come molti si aspettano che accada) si aprirà una fase di incertezza istituzionale di proporzioni storiche per la Lituania, ponendo il presidente Nausėda davanti alla scelta di apporre la sua firma al provvedimento oppure di esercitare il potere di veto (che comunque potrebbe essere superato dal voto di una maggioranza assoluta, secondo l’articolo 72 della costituzione).

Un eventuale via libera alla riforma potrebbe innescare una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea, segnando una frattura profonda tra Vilnius e Bruxelles proprio nel momento di massima tensione geopolitica ai confini orientali dell’Unione. Per la Commissione Europea, il caso lituano rappresenta il primo vero banco di prova per l’EMFA: se il più fedele alleato baltico dell’Ue riuscisse a passare una riforma che viola chiaramente l’EMFA senza conseguenze significative, si creerebbe un precedente pericoloso per tutti gli altri stati membri.

D’altro canto, se la legge passasse e il presidente non la firmasse, creando uno stallo istituzionale, Žemaitaitis avrebbe carta bianca per ricattare ulteriormente la già fragile coalizione o per bloccare qualsiasi altra legislazione sino al raggiungimento del suo obiettivo.

La Lituania si trova dunque di fronte a un bivio non solo politico: o scegliere di rafforzare le istituzioni democratiche e l’indipendenza dei media, a costo di innescare un’altra crisi di governo, oppure iniziare un percorso di erosione lenta che, come la storia insegna, è sempre più difficile da invertire. Le settimane che seguiranno diranno quale strada avrà scelto di percorrere.

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Giulia Pilia
Giulia Pilia

Laureata in Scienze Politiche (Studi sull’Est Europa) e in Governance locale all’Università di Bologna, ha studiato e lavorato in Lituania, Slovenia e Ucraina, dove si è occupata di sicurezza energetica, comunità locali e IDP. Lavora nel campo dell’integrazione europea, sviluppo locale e osservazione elettorale.