L’attivismo ambientale russo ai tempi della guerra: il lavoro di Anton Lementuev e del Green Think Tank

In un contesto in cui l’attivismo ambientale è sempre più sotto pressione, e in alcuni paesi apertamente represso, continuare a difendere il diritto a un ambiente sano diventa non solo una scelta, ma un vero e proprio atto di resistenza. È da questa prospettiva che si inserisce il lavoro di Anton Lementuev, attivista ambientale russo e redattore del Green Think Tank, che oggi porta avanti la sua battaglia dall’esilio, cercando di dare voce a una crisi ecologica spesso oscurata dalla guerra e dalla repressione politica.

Leggi anche: Incendi: salvare la Russia spegnendo i fuochi

Quando Anton parla della crisi ambientale russa non lo fa solo da esperto, ma da persona che è cresciuta in un contesto che ha visto e continua a veder cambiare, e non in meglio. Ex ingegnere minerario, oggi attivista, Anton vive in esilio in Germania dopo aver lasciato la Russia nella primavera del 2022.

Eppure, anche a distanza, il suo impegno nei confronti del pianeta non si è affievolito: al contrario, Anton ha rafforzato la sua missione, denunciando il degrado ecologico del paese e difendendo il diritto a un ambiente sano, anche in uno dei momenti più difficili per la società civile.

“Aver vissuto per molti anni in una delle regioni industriali più inquinate del paese ha formato la mia visione delle questioni ambientali, e mi ha fatto capire quanto l’ecologia sia strettamente legata ai diritti umani e alla politica.“

Centrale elettrica a carbone operativa in Siberia, il cui inquinamento è al centro del lavoro di attivismo ambientale
Centrale elettrica a carbone in funzione in Siberia (Anton Lementuev)

Lementuev è co-fondatore e redattore capo del Green Think Tank, una comunità di esperti russi che si occupa di protezione ambientale, energia e trasformazione ecologica del paese. Oggi il gruppo opera a livello internazionale ed è composto da specialisti che in passato collaboravano con alcune delle principali organizzazioni ambientaliste russe, e che ora cercano di colmare il vuoto informativo causato dalla repressione interna del paese.

“La nostra missione è raccogliere e diffondere informazioni affidabili sulla situazione ambientale in Russia, inclusi i rischi di inquinamento che oltrepassano i nostri confini, rivolgendoci al pubblico europeo e sviluppando strategie per la futura transizione ecologica del paese.“

Dal Kuzbass all’attivismo ambientale

Anton è nato e cresciuto a Novokuzneck, nel cuore del bacino carbonifero del Kuzbass, nella regione di Kemerovo della Siberia sud-occidentale, una delle aree più inquinate di tutta la Russia. Lementuev descrive Novokuzneck come una città “dominata dall’industria pesante: impianti metallurgici, produzione chimica, centrali a carbone e riscaldamento domestico basato sul carbone”.

Un’auto ricoperta di residui di carbone a Kiselyovsk, una città dell’oblast’ di Kemerovo in Russia, attivismo ambientale
Un’auto ricoperta di residui di carbone a Kiseljovsk, una città dell’oblast’ di Kemerovo (Anton Lementuev)

Nonostante la sua formazione da ingegnere minerario, specializzato nell’estrazione del carbone, Anton non ha mai lavorato nel settore. Nel 2010 ha invece intrapreso il percorso dell’attivismo ambientale, diventando in seguito coordinatore di Ecodefense, una delle più importanti organizzazioni ambientaliste russe.

Tra il 2014 e il 2022 ha organizzato un tour stampa per giornalisti russi ed europei e ha prodotto il documentario Condemned (2014), che denuncia le violazioni dei diritti delle popolazioni indigene da parte delle compagnie minerarie nel Kuzbass.

Secondo i dati riportati da Ecodefense nel rapporto del 2020 Race to the Bottom, il tasso di mortalità nel Kuzbass nel 2019 era del 16% superiore alla media nazionale. Anche la mortalità per malattie respiratorie supera da decenni la media russa, mentre l’aspettativa di vita nella regione è, in media, inferiore di circa tre anni.

“Per me è stato naturale avvicinarmi all’attivismo ambientale nel 2010. Volevo aria più pulita e una vita più sana per le persone che mi circondavano.”

Il team di Lementuev ha anche promosso una campagna pluriennale per chiedere all’Unione europea di interrompere l’importazione di carbone russo, definendolo un commercio “immorale”, perché reso possibile dalla violazione dei diritti umani che c’è dietro.

Nonostante l’attenzione globale si sia spostata dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, la motivazione di Lementuev resta costante, ritenendo che l’impatto ambientale creato dalla Russia abbia delle gravi conseguenze sul pianeta che non possono più essere ignorate:

“I rischi ambientali di oltre frontiera sono estremamente elevati, e il nostro pianeta è troppo piccolo per ignorarli, anche in tempo di guerra.”

Per approfondire, leggi qui i nostri articoli sull’ambiente.

Le politiche ambientali e le sue sfide nella Russia in guerra

Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, lo spazio per l’attivismo ambientale in Russia si è drasticamente ridotto. Secondo Anton, le principali sfide in questo contesto sono la repressione crescente da parte del governo russo, con la chiusura delle principali Ong ambientaliste tra il 2022 e il 2023, l’espulsione dei finanziatori stranieri e il sistematico soffocamento delle proteste ad opera dello stato e dei servizi di sicurezza (FSB).

Procedimenti penali, perdita del lavoro e sorveglianza costante gravano oggi su chiunque sollevi questioni ambientali, costringendo molti attivisti e ricercatori a lasciare il paese.

“Organizzare un lavoro ambientale strutturato all’interno della Russia è diventato quasi impossibile.”

Questa situazione, tuttavia, non è del tutto nuova: si inserisce in un processo che è iniziato con l’ascesa al potere di Vladimir Putin nel 2000. Nonostante ciò, alcuni attivisti e scienziati continuano a operare, anche se in modo prudente e su piccola scala.

“È un lavoro in cui bisogna essere cauti e l’impatto che si crea, a volte, è limitato, ma resta comunque di grande importanza.”

Emissioni di carbonio in Russia rilevate tramite monitoraggio satellitare, lavoro di attivismo ambientale
Emissioni di carbonio rilevate tramite monitoraggio satellitare (Anton Lementuev)

Un ruolo centrale lo giocano anche la legge sugli “agenti stranieri” del 2012 e sulle “organizzazioni indesiderabili” del 2015, leggi formalmente pensate per garantire trasparenza, ma che in realtà vengono utilizzate per stigmatizzare e neutralizzare le Ong e i media, inclusi quelli che denunciano i danni ambientali e gli abusi industriali. Come sottolinea Lementuev, essere etichettati come “agenti stranieri” riduce drasticamente la possibilità di raggiungere il pubblico: non solo per i blocchi imposti dallo Stato, ma anche perché i lettori stessi rischiano gravi conseguenze per l’accesso a tali contenuti.

A ciò si aggiungono la diffusione di discorsi politici anti-occidentali, spesso alimentati dalla propaganda governativa, e le difficoltà di collaborazione internazionale per gli esperti del settore, che si trovano ad essere sempre più isolati.

Infine, l’agenda ambientale è sempre più marginalizzata: in tempo di guerra, i danni ecologici vengono considerati secondari rispetto a quelli visibili e che gravano in maniera diretta e tangibile sulla vita quotidiana delle persone. Eppure, avverte Anton, “l’inquinamento, i rischi radioattivi e i pericoli industriali non si fermano certo durante la guerra”.

Il lavoro attuale del Green Think Tank e un messaggio alle nuove generazioni

Per Anton, la tutela ambientale in Russia è inseparabile dalla politica e per questo secondo lui, in una futura fase post-putiniana, la trasformazione ecologica della Russia dovrà diventare una priorità politica centrale e non rimanere, come lo è adesso, un tema marginale.

“Il fondamento del regime di Putin è lo sfruttamento massimo della natura. Questo danneggia la salute umana, distrugge gli ecosistemi e accelera il cambiamento climatico.”

Lavorare in contesti politicamente complessi richiede un certo grado di cautela, responsabilità e integrità morale. Il consiglio di Anton ai giovani ricercatori e futuri attivisti è semplice, ma fondamentale: “Non fare danni”.

Tra le competenze essenziali, sottolinea l’importanza di verificare sempre le informazioni, raccogliere dati in modo rigoroso e riconoscere l’incertezza, invece di affidarsi a supposizioni non fondate, poiché “è così che nasce la fiducia” afferma Lementuev, “anche in un mondo in cui la ricerca della verità è posta sotto pressione”.

L’esperienza di Lementuev dimostra che, nonostante i tentativi del regime russo di soffocare la ricerca scientifica e l’attivismo, la lotta per la giustizia ambientale continua. Il suo obiettivo, condiviso anche da molti russi in esilio, resta quello di poter tornare un giorno nel proprio paese.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato in lingua inglese su Human Writes con il titolo: Green Think Tank’s fight for environmental justice: the work of Anton Lementuev in wartime Russia. 

Traduzione e adattamento in italiano di Chiara Luccioli.

Condividi l'articolo!
Chiara Luccioli
Chiara Luccioli

Laureata in studi sull’Est Europa (MIREES) dell’Università di Bologna, svolge un master in diritti umani presso il Global Campus of Human Rights. Ha vissuto a Tbilisi, Parigi e Francoforte e si occupa principalmente di diritti umani e identità nello spazio post-sovietico. Parla inglese, francese, russo e un po’ di georgiano e farsi (livello base).