“La donna sulla pietra” di Ivo Andrić, una recensione

La Donna sulla pietra è la nuova raccolta di racconti di Ivo Andrić pubblicata dalla casa editrice Bottega Errante Edizioni. In questo volume il premio Nobel jugoslavo pone l’attenzione sulla figura femminile, offrendo, come spesso capita nelle sue opere, una moltitudine di sfaccettature legate al carattere umano in generale e della donna in questo caso particolare. I racconti sono stati tradotti da Alice Parmeggiani e il volume è arricchito da una postfazione di Božidar Stanišić.

In una spiaggia assolata Andrić punta il suo riflettore su un’unica persona. Nel caos, nel chiacchiericcio, emerge una figura unica, distesa sulla calda pietra di fronte al mare. Tutto rimane sullo sfondo tranne i pensieri di questa donna che nella sua testa sta combattendo una guerra senza esclusione di colpi contro il tempo che passa.

Lo scrittore riesce a entrare nei meccanismi psicologici dei suoi protagonisti con una credibilità e una profondità davvero impressionanti. Le riflessioni di questa bagnante sono allo stesso tempo personali e generali. Sono sue, in quanto generate dal suo cervello, obnubilato dalla luce solare e dal suono del mare, ma sono anche quelli di tutto il genere umano di fronte allo spietato scorrere del tempo.

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Vita pubblica vs vita privata

Sono i primi piani dell’autore a sconvolgere per vividezza. È come se lo zoom a disposizione dello scrittore nato a Travnik non avesse paura di perdere dettagli avvicinandosi al proprio soggetto. Entra nelle pieghe dell’età, illumina le contraddizioni fra vita pubblica e vita privata.

La coppia di “Parole” che sembra inscalfibile offre, in un momento di grande debolezza, all’interlocutore momentaneo uno spaccato finalmente veritiero di quello che è stato il vivere insieme per così tanti anni. Non si pretenda di comprenderlo dall’esterno, è impossibile. Ma adesso di fronte alla fine, la protagonista di questo racconto svela le sue carte e non c’è nessun poker. C’è solo quello che basta per aver trascorso un’esistenza pacifica e silenziosa.

Non solo. La vita privata e la vita pubblica si scontrano ferocemente anche nell’esistenza de “La maltrattata”. Quello che dall’esterno sembra il raggiungimento della condizione perfetta per ogni donna, fra le mura di casa diventa un incubo. Le violenze non sono fisiche, ma sono morali, psicologiche.

L’uomo arrivato a un punto di grande coscienza del proprio potere economico, riversa sulla moglie le proprie insicurezze, creando un mondo immaginario dove lui costituisce il migliore degli uomini possibili e obbliga la consorte ad ascoltare i propri deliri, senza via di fuga. Lasciare tutto e tornare nell’anonimato rimane l’unica realtà salvezza per la donna. Il prezzo sarà altissimo: vivere per sempre in solitudine, respinta dalla società che non può capire quello che è successo.

La natura

Le ambientazioni si susseguono in un alternarsi di città, di piccoli centri, di località balneabili. Tutte allo stesso modo portano con sé una potenza vivida e importante. Costituiscono non solo il palcoscenico degli avvenimenti, ma con esso interagiscono e ne condizionano i risultati. La natura non sembra essere passiva, la città non rimane sullo sfondo, ma con le sue strade acciottolate, le sue case e le sue luci attrae i protagonisti, li inganna, li mangia e li risputa privi di una reale comprensione di quello che è successo.

Il mare infine costituisce senza ombra di dubbio un attore potente e ammaliante. La sua potenza e il suo profumo in “Ferie al sud” trascinano gli uomini a compiere passi inattesi e a scatenare reazioni incontrollate. Il suo rumore in “La donna sulla pietra” è la musica perfetta per aprire il proprio cuore ai ricordi, alle riflessioni e in fin dei conti alla malinconia. 

Il sogno

Altro elemento fondamentale che muove i personaggi di questo volume è il sogno. Non inteso necessariamente come momento onirico, ma come possibilità legata a qualcosa di misterioso.

L’uomo de “La passeggiata” insegue la conturbante donna fino a luoghi a lui estranei, solo perché lei sembra nascondergli un segreto, che lui vuole in tutti i modi conoscere. Così lascia la sua zona di comfort per avventurarsi in parti della città che non conosce, che non può controllare e si caccia nei guai. Forse alla sua età sarebbe stato meglio riflettere prima di agire, o forse alla sua età non gli importa più di riflettere prima di agire e va bene lasciarsi trasportare anche incontro ai pericoli più inattesi.

Quello che è certo leggendo questi racconti di Ivo Andrić è che ci troviamo di fronte a una piccola porzione della grande produzione dello scrittore jugoslavo. Alla fine della lettura si rimane felicemente affamati di averne ancora, di leggere altri racconti, di sprofondare in ulteriori ambientazioni, di conoscere altri aspetti dell’essere umano e del suo comportamento, consapevoli che Ivo Andrić parla di tutti e tutte noi.


La donna sulla pietra di Ivo Andrić, traduzione di Alice Parmeggiani, Bottega Errante Edizioni, 2026

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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".