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In Slovenia di Aleš Šteger (Meridiano 13/Gianni Galleri)
La Slovenia è un paese per lo più poco conosciuto agli italiani, esclusi probabilmente quelli che vivono nel nord est del nostro stato. Sembra come avvolta in un mistero banalizzante, terra di passaggio e mai di destinazione. Eppure questo nostro vicino post-jugoslavo nasconde al suo interno una densità e una complessità di ricchezze culturali, paesaggistiche e naturalistiche che meritano un approfondimento: In Slovenia di Aleš Šteger è il libro che vi aiuterà a recuperare il tempo perduto.
Sgomberiamo subito il campo da qualsiasi dubbio. Queste 224 pagine non sono una classica guida turistica tipo una Lonely Planet o una Routard. Sono invece un viaggio dello stesso autore lungo le rotte del proprio paese, ma anche – e forse soprattutto – nella mente della propria gente. Perché accanto alla Slovenia, il libro affronta anche un tema non banale come quello di provare a dare una risposta alla domanda:
“Ma chi sono gli sloveni?”
Non è tuttavia un libro psicologico e non risponde completamente a questo quesito, aprendo però degli interessanti punti di vista che per lo straniero possono anche non apparire affatto scontati. È un libro leggero, che prova anche a non prendersi così tanto sul serio: d’altronde come riassumere l’anima di una popolazione e le caratteristiche di un territorio in due centinaia di pagine? Sarebbe un compito davvero ingrato e probabilmente irraggiungibile.
La complessità della Slovenia
La Slovenia si distingue per l’intensità dinamica delle più grandi differenze in uno spazio minuscolo. Lascia senza fiato chiunque conosca soltanto una realtà diversa e per sperimentarne un’altra come questa a casa propria sia costretto a viaggiare molto, molto lontano. È un paese per quelli che sanno apprezzare e leggere le piccole differenze, che nel dettaglio non vedono solo un misero inizio, bensì la chiave nascosta, il disegno, leggibile soltanto con pazienza e attenzione, dell’insieme.
p. 11
Risiede proprio qui, a nostro avviso, la ragion d’essere di questo libro. Se osservata da vicino questa terra di passaggio offre al visitatore (ma anche al suo abitante) una moltitudine di sfaccettature da scoprire. Altrove serve allontanarsi chissà quanti chilometri dalla propria casa, qui invece basta solo avvicinarsi e guardare da vicino.
Chi ha viaggiato in Slovenia, da Nova Gorica a Lendava, da Velenje a Novo Mesto sa che è esattamente così. Cambiano i colori, cambiano le architetture, cambiano i paesaggi e in fondo e in fine cambia anche la gente. Rimane slovena, certamente, ma con caratteristiche e peculiarità proprie del posto dove è nata e cresciuta.
La struttura del libro
Il libro è organizzato in brevi capitoli che possono essere letti in maniera ordinata, dal primo all’ultimo, ma possono anche avere una propria dignità ed essere letti da soli, qualora la curiosità superasse la pazienza.
Nella prima parte “In generale sul particolare” si parla fra le altre cose del tempo, del rapporto con la religione, di sicurezza e della lingua. La seconda parte chiamata “dei sensi” affronta i temi del cibo, delle bevande, della musica e della Jugonostalgia, tema sempre interessante quando si parla di una repubblica “post-yu”.
Lago di Bled (Pixabay)
Si passano poi in rassegna “I paesaggi”. Questo è, infatti, il nome del terzo capitolo: colline, bosco, acqua, Carso, pianura, mare ecc. Infine si chiude con “I luoghi”. Qui si apre un’interessantissima carrellata sulle città, quasi sempre affrontate a coppie (forse un richiamo al duale della lingua slovena?): Lubiana e Maribor, Celje e Ptuj, Capodistria e Pirano, Lendava e Murska Sobota, Velenje e Nova Gorica, Tolmino e Caporetto, Novo Mesto e Kocevje, Kamnik e Slovenj Gradec, Bled e Skofja Loka, Trieste e Klagenfurt. Anche quest’ultima coppia di luoghi offre al lettore un’occasione non banale per riflettere su appartenenza, identità, nazioni e confini.
Chi sono l’autore e il traduttore
L’autore del libro, Aleš Šteger, è poeta, scrittore, editore e ideatore di numerose iniziative letterarie e culturali. Con oltre sessanta libri tradotti in più di venti lingue, è uno degli autori sloveni più riconosciuti a livello internazionale.
Pubblica su quotidiani e riviste come The New Yorker, Boston Review, Neue Zürcher Zeitung, Lettre International. Nel 2017 è diventato membro a pieno titolo della German Academy for Language and Literature. Con Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Le finestre di Berlino (2019). In Slovenia ha vinto il premio ITB Berlin Book Award 2023 come miglior reportage di viaggio.
Federico Scarpinsi è formato alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste, e successivamente all’Università degli Studi di Udine dove si è specializzato in traduzione dal tedesco e dalle lingue serba, croata, bosniaca e montenegrina. Ha già tradotto Gli innamorati di piazza Oberdan di Christian Klinger ed Eravamo come fratelli di Daniel Schulz.
In Slovenia di Aleš Šteger, traduzione di Federico Scarpin, Bottega Errante Edizioni, 2025
Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".