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L’Impero asburgico come la California

Questa intervista è stata originariamente pubblicata su Extinguished Countries, un progetto fondato da Giovanni Vale, che per Meridiano 13 ha già scritto di stati scomparsi.

Alla vigilia della Prima guerra mondiale, l’Impero asburgico è ancora un’importante realtà politica che abbraccia gran parte dell’Europa centrale e orientale. Dall’Italia all’Ucraina, dalla Polonia alla Bosnia ed Erzegovina, tredici stati contemporanei fanno allora parte di questo impero multietnico, dove convivono decine di popolazioni di lingue, religioni e tradizioni differenti. Lento, burocratico e votato al compromesso, l’Impero asburgico è stato a volte paragonato all’Unione europea, sebbene aspirasse ad assomigliare di più agli Stati Uniti d’America. Per Francesco Privitera, professore di Storia dell’Europa orientale all’Università di Bologna, «l’Impero Asburgico assomigliava, nel suo melting pot di genti e culture, agli Stati Uniti e alla California contemporanea». Chiara [Marchesini, ndr] lo ha intervistato.
Professor Privitera, perché paragonare l’Impero asburgico alla California?

All’interno dell’Impero si condensavano comunità differenti, provenienti un po’ da tutto lo spazio europeo orientale e dal bacino del mediterraneo orientale in senso lato. Tale dimensione geografica e la sua intrinseca multiculturalità lo rendevano un mondo estremamente vitale, vivace e transnazionale, proprio come l’odierno Golden State. Le diverse comunità si stavano progressivamente integrando; non c’era famiglia che non avesse al suo interno parentele ramificate in ogni parte dell’Impero. Lo stesso imperatore Franz Joseph (1830-1916), nelle occasioni ufficiali, veniva presentato con una lunga lista di titoli (Imperatore d’Austria, re di Ungheria e Boemia, Dalmazia, ecc…) che volevano rappresentare come egli rappresentasse nella sua persona l’identità plurima dell’Impero.

impero asburgico
Castello del Belvedere a Vienna (Meridiano 13/Aleksej Tilman)
E la California?

La California è la realtà contemporanea dove più che altrove si incontrano tutte le genti dell’umanità, genti che lì partecipano alla costruzione di una società postmoderna. In questa società, l’identità dell’individuo non è costruita sui concetti di comunità nazionale o linguistica. Si parla piuttosto di un’identità personale, familiare o legata alla microcomunità. La California, però, è talmente diversificata che anche la microcomunità diventa una sintesi dell’umanità in tutta la sua eterogeneità. Ciò rende la California unica nel panorama americano e, nel tempo, costruisce un’identità nuova, non più etnica, punta avanzata di una umanità globale.

Questo tipo di identità – personale, familiare o legata alla microcomunità – esisteva anche nell’Impero asburgico?

Esatto. Parliamo di due società molto fluide. Ad esempio, nell’Impero asburgico i matrimoni misti erano sempre più diffusi o, e lo stesso vale per la California, che oggi è lo stato con la più alta percentuale di matrimoni interrazziali. In entrambe le realtà politiche, inoltre, la diversità culturale è/era qualcosa di apprezzato e sfruttato economicamente. Le popolazioni dell’Impero erano specializzate e complementari in modo da portare ciascuna il proprio contributo.

Questa diversità si riscontra anche nelle lingue?

Certamente. Nell’Impero – come in California – era normale parlare più lingue, anche nella quotidianità. Josip Broz Tito (1892-1980), ad esempio, il celebre leader della Jugoslavia socialista, è un perfetto esempio di questo melting pot. Nato a Kumrovec [nell’odierna Croazia, nda], Tito parlava serbo-croato, ma anche polacco, poiché aveva fatto il servizio militare in Galizia, conosceva il tedesco, lingua franca dell’Impero, e poteva comprendere il ceco, l’italiano e l’ungherese. Il plurilinguismo era la regola e tuttora è diffuso assai più che in Europa Occidentale. 

impero asburgico
Monumento a Maria Teresa a Užhorod, in Ucraina (Meridiano 13/Aleksej Tilman)
Ma California e Impero asburgico sono comunque due realtà molto diverse…

Naturalmente. Bisogna infatti fare attenzione: la dimensione in cui questi due paesi si somigliano è una dimensione socio-culturale. Dal punto di vista economico, invece, parliamo di due realtà molto differenti. La California è tra le realtà più ricche e avanzate al mondo, mentre l’Impero comprendeva sì delle regioni ricche, come la Boemia o la Moravia, ma era generalmente arretrato. L’impero era una struttura pre-moderna, che si confrontava con l’avvento della modernità e i nuovi parametri identitari tipici ad essa collegati, in primis quello dello stato-nazione. È proprio questa dimensione pre-moderna, in cui l’identità è ancora legata alla microcomunità, che avviene la sintesi con la post-modernità della California contemporanea e la sua identità inclusiva e poliedrica. Nel mezzo si trova il lungo percorso della costruzione dello Stato-Nazione e una dimensione dell’identità esclusiva e conflittuale.

In che modo la modernità contrappone California e Impero asburgico?

Con la modernità, però, emerge anche il principio di una organizzazione della società basata sull’eguaglianza, e questa, a partire dalla nascita e non alla morte (tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio). Ci sono molti elementi che contribuiscono a questa trasformazione. La perdita della fede, il processo di secolarizzazione delle istituzioni, ad esempio, spinge i cittadini a cercare una soluzione alle disuguaglianze nella vita terrena, attraverso le parole d’ordine: libertà, uguaglianza e fratellanza. L’idea contemporanea del welfare poggia su queste basi e non è un caso che sia proprio in California ad iniziare il ‘68 americano, con la grande protesta di Berkeley. Lì nascono i movimenti femministi. A differenza della società imperiale asburgica, quella californiana nasce e cresce in un mondo in cui le disuguaglianze, per quanto diffuse, cercano di essere colmate e il punto di partenza è proprio quello di una identità plurale. Nell’Impero asburgico, invece, per quanto diversi circoli di intellettuali e politici avessero intuito la crisi imminente, il malessere causato dalle disuguaglianze croniche, insieme all’avvento dello stato-nazione, porteranno alla disfatta dell’Impero stesso.

In che modo si passa dal melting pot allo sgretolarsi dell’Impero?

Inizialmente si sviluppa tra le persone un generale atteggiamento di chiusura. Ogni comunità si convince che se le proprie risorse non fossero condivise con gli altri il tenore di vita sarebbe migliore. L’idea dello stato-nazione prende dunque piede e nella società si comincia a pensare che questo modello di stato sia più efficace di quello transnazionale.

Delle conseguenze di questo atteggiamento raccontò bene István Bibó, politico ungherese e autore di “La miseria dei piccoli Stati”, nel quale Bibó narra del tragico epilogo dei piccoli miserabili stati nazione sorti dalle ceneri dell’Impero, presto prigionieri dei loro nazionalismi.

In ogni caso, in quel particolare momento storico, gli Asburgo perdono un’ottima occasione di riforma delle istituzioni anticipatoria, per certi aspetti, dell’Europa contemporanea sintetizzata nella costruzione della Ue.

Quale riforma avrebbero potuto fare gli Asburgo per evitare la fine dell’Impero?

Avrebbero potuto realizzare un sistema differente. Esiste tra l’altro un progetto, mai realizzato, di “Stati Uniti della Grande Austria”. Francesco Ferdinando [l’erede al trono d’Austria ucciso a Sarajevo nel 1914, nda] voleva rivoluzionare i principi fondativi dell’Austria-Ungheria e farne una confederazione composta da stati semiautonomi. Chiaramente, l’arciduca si ispirava agli Stati Uniti d’America, che allora rappresentavano il modello di governo più avanzato e che meglio rispettava, per la cultura dell’epoca, il melting pot culturale dell’Impero. Quella riforma non fu però mai realizzata e l’Impero rimase perciò pencolante tra premodernità e modernità, fino alla sua autodistruzione.

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Redazione
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