Helga Heinrich, la signora dei motori della DDR

17 luglio 1965, circuito del Sachsenring. Nelle gare di contorno al GP della Germania Est, valido per il Motomondiale si corre la “Sonderlauf der Junioren”, una corsa nazionale riservata alla categoria 125, dove si sfidano alcuni dei migliori talenti motoristici della DDR. Al via c’è una ragazza di 26 anni, originaria di Görschnitz, nella regione del Vogtland, nel sud est della DDR. Si chiama Helga Heinrich-Steudel. E questa è la sua storia.

Una passione da bambina

A Helga Heinrich, classe 1939, lo sport piace. Pratica atletica e ginnastica artistica. Avrebbe talento, ma fin da adolescente lavora in campagna insieme alla sua famiglia. L’idea di competere nello sport però le rimane. A 20 anni, nel 1959, la signora Heinrich prende la patente ed entra nel MC Plauen, il motoclub con cui gareggerà nella sua carriera a due ruote. 

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Helga Heinrich, “Rennamazone”

Fin da subito Helga Heinrich si fa notare dagli appassionati. E non solo perché la ragazza di Görschnitz è una delle pochissime donne nella DDR a gareggiare ad alto livello. Nel 1959 a Bautzen, in sella a una cecoslovacca Jawa 350, registra il miglior tempo assoluto in prova, imponendosi su 27 colleghi. Parte in testa e poi si fa male, tanto da dover essere ricoverata in ospedale.

Una Jawa 350 sport come quella guidata da Helga Heinrich
Una Jawa 350 sport come quella guidata da Helga Heinrich (Wikimedia Commons/Simonartz)

Neanche il tempo per riprendersi che, accompagnata da Dieter Steudel allora semplicemente un suo amico va dal Vogtland a Dresda per comprarsi, con i soldi risparmiati una 125er MZ RE. Si tratta di uno dei migliori mezzi dell’epoca, prodotta dalla MZ, la Motorradwerk Zschopau, casa che a quell’epoca nelle classi piccole lottava per i vertici anche nel Motomondiale. Ovviamente made in DDR.

Gare in salita, in pista, in strada. Nel 1963 Helga Heinrich vince a Geyer una competizione in montagna, poi la “Autobahnspinne Dresden”, prestigiosa competizione che si disputava intorno allo svincolo autostradale di Dresda Nord, battendo tra gli altri la leggenda Ewald Kluge, uno che nel 1938 vinse il Tourist Trophy. L’anno seguente sul tracciato di Schleiz tiene testa a Theo Colditz, talentuoso pilota della MZ, poi scomparso qualche mese dopo. A fine anno è campionessa juniores della Germania Est e in classifica generale, uomini e donne, si piazza complessivamente quarta.

Al Sachsenring per la storia

Nel 1965 Helga Heinrich è l’unica motociclista di grande livello nella DDR, ma non può correre in gare internazionali organizzate dalla Fim. La Federazione motociclista internazionale infatti a quell’epoca non rilasciava nessuna licenza per le donne. Così Helga, che avrebbe avuto tutti i numeri per provare ad avere una chance nel motomondiale, può incantare solo gli appassionati della Germania Est e del blocco orientale.

Ce ne sono parecchi al Sachsenring per il GP della DDR, valido per il Mondiale. Nella gare di contorno c’è lei. In prova con pista asciutta ha dato sei secondi a Thomas Heuschkel, secondo classificato, unica a scendere sotto il muro dei quattro minuti sul giro. Parte dalla prima fila, ma al via ha un’avaria al carburatore che la rallenta. Deve rincorrere e mentre è all’inseguimento degli avversari ha un problema agli occhiali da gara.

“La vista era pessima – racconterà al sito Blick.de – non vedevo le indicazioni del box. Cercavo solo di rimanere tra le linee bianche veloce e in maniera regolare”.

Heinrich supera, supera e supera. Quando passa sotto la bandiera a scacchi pensa di essere sul podio, ma non sa di aver vinto, con 0,7 secondi su Klaus Langfritz. Se ne accorge quando tutti la circondano e la festeggiano. Tra di loro Mike “The Bike” Hailwood, forse il più grande motociclista di sempre, che dice: “Migliori piloti del mondo: Helga Staude, secondo Agostini, terzo Hailwood”. Per sua ammissione è la vittoria più importante in carriera, la prima di una donna al Sachsenring. Nel 1966 conquisterà anche la ADMV – Juniorenpokal, trofeo assegnato dall’ente che organizza gli sport motoristici nella Germania orientale.

Una nuova vita… su quattro ruote

Nel 1967 Helga Heinrich, che due anni dopo sposerà Dieter Steudel, si ritira dalle competizioni motoristiche. È solo un arrivederci, perché nel 1970 debutta nelle gare automobilistiche. Ci rimarrà per dodici anni, gareggiando sia nelle competizioni a ruote coperte, ad esempio al volante delle RS 1000 e della TR.Spider B6, entrambe auto costruite dall’Automobilschmiede Melkus o a ruote scoperte, conquistando l’accesso alla Leistungsklasse I, la Serie A dell’automobilismo della Repubblica democratica tedesca.

Corre in pista ad esempio con la MT77 ma soprattutto su strada, come specialista delle corse in salita, vincendo in patria ma anche in Unione Sovietica. Si ritira a inizio anni Ottanta, ma la sua passione non va in pensione. Tanto che per quasi altri trent’anni Helga Heinrich-Steudel è una presenza costante nelle sfilate di auto storiche. Riconosciuta e omaggiata per essere stata una che è arrivata prima di tutti. E non solo sotto la bandiera a scacchi.

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Roberto Brambilla
Roberto Brambilla

Classe 1984, nato a Sesto San Giovanni quando era ancora la Stalingrado d’Italia. Germanocentrico, ama la Spagna, il Sudamerica e la Mitteleuropa. Collabora con Avvenire e coordina la rivista Cafè Rimet. È autore dei volumi “C’era una volta l’Est. Storie di calcio dalla Germania orientale”, “Rivoluzionari in campo” e coautore di “Non solo Puskas” e “Quattro a tre”.