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Tradurre dal turco: intervista a Giulia Ansaldo

Tra le più attive traduttrici dal turco in Italia c’è Giulia Ansaldo. Livornese, è laureata in scienze antropologiche all’Università di Bologna e in lingua e letteratura turca e persiana all’Inalco di Parigi (Institut national des langues et civilisations orientales), dove si è specializzata in traduzione letteraria. Tornata in Italia dopo diversi anni in Turchia, traduce e fa scouting letterario dal turco, persiano e francese per diverse case editrici e riviste culturali italiane, tra cui Internazionale.

Tra le opere da lei tradotte dal turco ricordiamo Lungo cammino di Ayhan Geçgin (Utopia, 2023), La macchina della pace di Özgür Mumcu (Bompiani, 2020) e Neppure il silenzio è più tuo di Aslı Erdoğan (Garzanti, 2017).
Cosa ti ha portato a scegliere il turco?

Nel 2008 ho vissuto un anno in Turchia per la prima volta nell’ambito del Servizio Volontario Europeo. Ho vissuto nella città probabilmente più a est d’Europa all’interno del progetto, Batman, una città curda del sud-est della Turchia. Dopo 12 mesi trascorsi a cercare di capire in che lingua mi parlassero le persone, turco, o curdo, ho deciso di coniugare quell’esperienza con il mio interesse per la letteratura e le lingue e mi sono iscritta all’Inalco, una scuola superiore di lingue orientali con sede a Parigi. Lì ho studiato turco, persiano e traduzione letteraria per cinque anni, poi sono tornata a vivere in Turchia, a Istanbul questa volta. 

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Come ti sei avvicinata alla traduzione? 

Ho pensato subito che la traduzione sarebbe diventata la mia professione una volta cominciato l’apprendimento del turco a livello personale prima e universitario poi. Sono sempre stata interessata alla letteratura, alle lingue straniere, anche se prima di arrivarci ho intrapreso altre strade, all’Università di Bologna prima di partire per la Turchia avevo studiato antropologia, che in un certo senso è una forma di traduzione anche quella, almeno nel senso di leggere l’Altro.

Qual è stato il primo impatto con la Turchia? 

Diciamo che quando sono tornata a Istanbul nel 2015 mi sono accorta di non conoscere affatto la Turchia. Avevo vissuto 12 mesi in una regione curda, in una città molto conservatrice, molto diversa dalle grande città del paese. Col tempo mi sono resa conto che entrare in Turchia dal Kurdistan si è rivelata la scelta migliore che potessi fare per conoscere il paese in una delle sue molteplici diversità.

Direi che il primo impatto si rinnova sempre, ad ogni ritorno; la variabilità regionale, linguistica, culturale, paesaggistica, architetturale del paese, la complessità della situazione geopolitica, la velocità del cambiamento fanno sì che la scoperta, l’impatto, la sorpresa si rinnovi costantemente.

giulia ansaldo turco lungo cammino
Parlaci della tua parola preferita in turco.

Bilmem, che significa letteralmente “non lo so”.

La parola secondo te più difficile e/o impossibile da tradurre dal turco è…

Quello che trovo molto difficile da tradurre dal turco, più che una parola è un aspetto della lingua, che non è certo specifico del turco ma che rispetto alla maggior parte delle lingue indoeuropee rappresenta una difficoltà a tratti invalicabile, ovvero l’assenza del genere grammaticale, perfino nel pronome personale.

Nel libro che sto traducendo l’autrice si rivolge talvolta a sé stessa alla seconda o terza persona, ma il suo rivolgersi a sé stessa non è esplicito, lo si può intuire nel corso dell’opera, ma resta un’ipotesi, un’interpretazione e quindi mi sto costringendo a non svelare, a mantenere l’ambiguità. Scegliere aggettivi invariabili, evitare il passato e trapassato prossimo e simili strategie rappresentano una sfida costante, costrittiva e perciò non sempre vincente, ma questo testo permette di farlo. 

Raccontaci della tua prima opera tradotta dal turco

Si tratta di un’opera della stessa autrice del libro citato nella risposta precedente, Il Mandarino Meraviglioso di Aslı Erdoğan, edito da Keller nel 2014. Sono molto affezionata a quel libro non solo perché è la mia prima traduzione, ma anche perché sono stata io a proporlo all’editore. Allora Aslı era completamente sconosciuta in Italia, salvo per gli addetti ai lavori, ma Keller ebbe il coraggio e la lungimiranza di puntare su quest’autrice, che era già conosciuta in Europa, anche se a presentarla era una traduttrice al suo primo contratto.

Quel libro inoltre era stato l’oggetto della mia tesi di laurea all’Inalco, e certo, la traduzione contiene qualche imprecisione e ingenuità. Racconta di una giovane donna di 27 anni, come me mentre lo traducevo, partita da Istanbul per andare a studiare in un paese francofono del nord Europa, nel suo caso Ginevra… Ma nella scrittura di Aslı non è la storia raccontata a prevalere, quanto un combattimento estenuante con le parole che ne compongono atmosfere, immagini, sensazioni, stati d’animo, descrizioni, tanto che nel libro che sto traducendo adesso, il quarto di Aslı pubblicato in Italia, la storia praticamente neanche c’è. 

giulia ansaldo turco
Qual è il tuo rapporto con gli autori che scrivono in turco?

Finora ho tradotto molti scrittori viventi, quindi ho sempre avuto la fortuna di poterli conoscere e parlarci, talvolta solo attraverso scambi virtuali, spesso incontrandoli. Con Aslı abbiamo trascorso tre giorni da turiste a Firenze, con altri abbiamo avuto lunghe conversazioni davanti a innumerevoli tazze di tè o boccali di birra, ho accompagnato qualcuno a comprarsi delle camicie, qualcun altro al Salone del libro di Torino…

Nel periodo che ho vissuto a Istanbul è stato molto facile e proficuo per me entrare in contatto diretto con la vita quotidiana degli scrittori e scrittrici che traduco, conoscere il loro mondo reale. Poi talvolta al termine della traduzione li contatto per inviare loro domande o chiedere spiegazioni su una singola parola o passaggio.

Che genere traduci più spesso e/o quale genere ti interessa di più?

Romanzi contemporanei, auto fiction, qualche romanzo storico, letteratura per l’infanzia, reportage letterari, autobiografie politiche, graphic novel. Spesso si tratta di libri proposti da me, e tutti accomunati da una ricerca per la lingua e un alto valore letterario. 

Il nome di un’autrice o un autore che vorresti portare in Italia e/o che avrebbe voluto portare in Italia

Facciamo un’autrice e un autore. Più un libro. Una scrittrice contemporanea di racconti brevissimi e taglienti, come delle istantanee di vita, Sine Ergün, vincitrice nel 2017 del Premio Letterario dell’Unione Europea come rappresentante della Turchia ma che finora non sono riuscita a inserire in nessuna realtà editoriale in Italia.

E Murat Özyaşar, anche lui scrittore prevalentemente di racconti, curdo, che svolge un lavoro molto interessante con la lingua turca lasciando trasparire il curdo sottotraccia, pur restando una lingua letteraria di alto valore. Di entrambi ho tradotto un solo racconto, pubblicati insieme a molti altri sulla rivista Kaleydoskop, Turchia cultura e società di cui sono cofondatrice.

E un libro di uno dei maggiori scrittori della Turchia, Yaşar Kemal, i cui romanzi-epopea sono già stati in parte tradotti in italiano fin dagli anni Novanta, anche se purtroppo solo da lingue ponte; la raccolta di reportage giornalistico-letterari scritti negli anni Cinquanta attraverso tutto il paese.

giulia ansaldo turco
Perché dedicarsi alle cosiddette lingue “minori”? Vantaggi e svantaggi

Non è una domanda che mi sono posta quando ho deciso di fare questo lavoro, ovvero non ho un perché. Sicuramente tra i vantaggi c’è quello di poter attingere da un bacino immenso, una terra quasi inesplorata; esistono moltissime opere di autrici e autori maggiori dagli anni Quaranta in poi da riscoprire, proporre, tradurre e far conoscere. Il lavoro di ricerca e scouting diventa in questo caso essenziale, si ha la possibilità di contribuire alla scelta dei libri da tradurre, degli autori da portare in Italia.

In questi miei primi dieci anni di mestiere ho assistito a una vera trasformazione per quanto riguarda l’accettazione della letteratura di Turchia da parte delle case editrici italiane, più curiosità e interesse, anche per opere puramente letterarie e non solo per quelle che hanno un impatto sull’attualità, meno diffidenza. Però c’è ancora molto lavoro da fare, e uno svantaggio è appunto che si traduce ancora troppo poco e l’accettazione della letteratura di Turchia come letteratura tout-court è ancora da venire.

E poi la quasi totale assenza di opere non letterarie; saggistiche, divulgative, storiche, artistiche…, fatta eccezione forse per i libri culinari, provenienti dalla Turchia ma non solo, in generale dai paesi in cui si parlano lingue “minori”, mette in luce un più ampio problema di natura culturale, storica, economica e di potere.

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Giorgia Spadoni
Giorgia Spadoni

Traduttrice, interprete e scout letterario. S'interessa di storia e cultura est-europea, in particolar modo bulgara. Nel 2018 ha vinto il concorso di traduzione letteraria Leonardo Pampuri, e nel 2023 è stata finalista al premio Peroto per la migliore traduzione dal bulgaro in lingua straniera. Ha vissuto e studiato in Russia (Arcangelo), Croazia (Zagabria) e soprattutto Bulgaria, specializzandosi all'Università di Sofia, dove insegna traduzione editoriale dal bulgaro all'italiano. Da gennaio 2020 a dicembre 2021 è stata autrice per East Journal. Scrive anche per Est/ranei, le riviste bulgare Literaturen Vestnik e Toest, e collabora con l'Istituto Italiano di Cultura di Sofia.