Giro di Bosnia ed Erzegovina: la nuova corsa nel panorama ciclistico dei Balcani

Ormai non è più uno scoop: la mappa del ciclismo nei Balcani è in piena evoluzione. Da anni, infatti, un progetto politico, turistico e culturale ha preso forma attorno alla bicicletta come strumento di racconto e promozione del territorio. E se diversi paesi vantano corse ormai affermate, nel calendario dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) dal 17 al 19 aprile 2026 trovate in programma la prima edizione del Giro della Bosnia ed Erzegovina, classe 2.2.

Decodificando la lingua dell’UCI, il primo 2 indica una corsa a tappe; il secondo 2 identifica una competizione ciclistica professionistica inserita in circuiti continentali, in questo caso nello Europe Tour, aperta a squadre ProTeam, Continental, nazionali e regionali. Un buon inizio su cui investire per il futuro.

Un lavoro pluriennale di associazioni ciclistiche, federazioni e istituzioni

L’idea del Giro di Bosnia ed Erzegovina nacque all’interno dell’associazione HerzegovinaBike, impegnata da anni nella promozione del cicloturismo, e ha poi trovato una sponda naturale nella Federazione ciclistica della Bosnia ed Erzegovina. La figura centrale è Toni Zorić, presidente federale e direttore di gara, affiancato dal responsabile del progetto Branislav Stojkić. Attorno a loro si è strutturato un comitato organizzatore che coinvolge il Comitato olimpico nazionale e un ampio arco di interlocutori istituzionali.

La prima fase è stata politica e diplomatica. Il ministero federale dell’Ambiente e del Turismo ha accolto il progetto come un esempio di turismo sostenibile capace di unire sport e valorizzazione del paesaggio. Dal ministero degli Affari Civili è arrivato il supporto necessario per muoversi a livello internazionale e avviare l’iter di iscrizione nel calendario UCI. Parallelamente si è attivato il Comitato olimpico della Bosnia ed Erzegovina, che ha visto nella corsa un’occasione per rafforzare il profilo sportivo del paese.

Sono seguiti mesi di riunioni tecniche e tavoli di lavoro con i governi locali delle città attraversate dalla gara, con gli enti turistici cantonali, con il ministero dell’Interno per definire la logistica, la copertura mediatica e la sicurezza.

La presentazione ufficiale a Mostar

Si è arrivati così alla presentazione ufficiale del Giro di Bosnia ed Erzegovina, avvenuta a Mostar il 21 gennaio scorso con una conferenza stampa che ha riunito ministri, sindaci, importanti imprenditori e rappresentanti delle istituzioni sportive.

In questa occasione è stato anche firmato un memorandum di cooperazione sul progetto del Giro di Bosnia ed Erzegovina 2026 che unisce le comunità locali in una missione condivisa per promuovere il potenziale del Paese.

Zorić ha sottolineato come l’avvio della corsa rappresenti un momento storico per la Bosnia ed Erzegovina, definendo un onore poter contribuire alla nascita dell’evento e rimarcando la volontà di valorizzare un territorio caratterizzato da forti contrasti, ricco di storia e di natura incontaminata, per offrire un palcoscenico all’altezza dei migliori corridori del panorama mondiale.

21 gennaio 2026, Mostar. Presentazione del Giro di Bosnia ed Erzegovina (Tour BiH)

Stojkić ha poi insistito sulla centralità della dimensione mediatica: le immagini televisive raggiungeranno un pubblico internazionale, trasformando la corsa in uno strumento di marketing territoriale. Un messaggio condiviso anche dalle istituzioni, che vedono nella bicicletta non solo uno strumento di competizione, ma anche un mezzo per raccontare un paese complesso e stratificato, nel quale montagne, fiumi e città storiche saranno in primo piano.

E sul fronte dell’importanza mediatica, dopo una visita a Londra degli organizzatori, è arrivata anche una sorpresa. Un asso nella manica. Il celebre commentatore e autore britannico Ned Boulting, che per 23 anni ha guidato la cronaca del Tour de France sul canale inglese ITV, ospiterà infatti il racconto del Giro di Bosnia ed Erzegovina sul proprio canale radiofonico e podcast Never Strays Far, seguito da appassionati in tutto il mondo.

Tre tappe di bellezze paesaggistiche e siti Unesco

Il disegno del percorso di gara riflette chiaramente l’ambizione narrativa del paese dichiarata dagli organizzatori e dalle istituzioni.

La prima tappa, da Sarajevo a Mostar, 148 km, è la più lunga e simbolica. Parte dalla capitale e, accedendo anche a un tratto autostradale, scende veloce verso sud lungo la valle della Neretva, attraversando Konjic e Jablanica. La corsa entra poi in un tratto paesaggistico spettacolare, il canyon del fiume Neretva, prima di giungere sul circuito urbano di Mostar per tre giri conclusivi. Qui, sullo sfondo dello Stari Most, si assegna la prima maglia gialla di leader della generale.

La seconda tappa, da Mostar a Ljubuški, 122 km, sposta l’attenzione sulle colline rocciose dell’Erzegovina. Il profilo altimetrico è piuttosto nervoso, fatto di continui saliscendi, con un terreno che potrebbe favorire fughe e attacchi da lontano. Circa a metà strada, i corridori attraversano la cittadina di Čapljina e poi costeggiano il Parco Naturale di Hutovo Blato, un’area paludosa protetta, situata nel bacino della Neretva e conosciuta per i suoi laghi e i canali che ospitano un’eccezionale biodiversità.

La terza tappa, da Ljubuški a Neum, 118 km, è forse la più scenografica. Dopo ancora una serie di strappi sulle colline carsiche, la corsa scende verso l’Adriatico. E lungo la strada si attraversa Boljuni, conosciuta per il sito Unesco degli stećci, una necropoli costituita da pietre monumentali risalente al medioevo. Si arriva poi alle cascate di Kravica e all’attraversamento dell’imponente viadotto dell’Erzegovina sopra il fiume Neretva, prima dell’arrivo a Neum, unico sbocco al mare del paese.

Come in ogni corsa a tappe UCI che si rispetti, oltre alla maglia gialla della classifica generale sono previste anche le classifiche degli scalatori (maglia rossa), a punti (maglia blu) e dei giovani Under 23 (maglia bianca).

Nonostante si tratti di un’edizione di esordio, l’interesse per il Giro di Bosnia ed Erzegovina è arrivato da tutto il mondo. Al via sono attesi 171 corridori, appartenenti a 24 squadre tra UCI ProTeam, Continental e compagini nazionali e regionali. Le squadre rappresentano un totale di 16 paesi, tra cui l’Italia, che parteciperà con la formazione bresciana Gallina EcoTec Lucchini. Presente anche la famosa squadra slovena voluta e finanziata dal campione Pogačar, il Pogi Team Gusto Ljubljana.

Il ricco contesto ciclistico dei Balcani

C’è da dire che il Giro di Bosnia ed Erzegovina non nasce nel vuoto. Soprattutto negli ultimi quindici anni il ciclismo balcanico ha rafforzato la propria presenza nel calendario internazionale, spesso come preparazione per le corse WorldTour. Il Giro di Slovenia, nato nel 1993, è in programma nella prima metà di giugno, in vista del Tour de France.

Nel 2000 è andata in scena la prima edizione del Giro di Croazia, conosciuto col nome di Cro Race, che si corre sul finale di stagione, di solito prima dei mondiali. Entrambe le gare si sono affermate velocemente nel panorama ciclistico come appuntamenti credibili e tecnicamente interessanti. Al contrario, il Giro di Serbia e il Giro d’Albania, giunti rispettivamente alla loro 65° e 82° edizione, sono rimasti più ai margini delle competizioni europee.

Un’altra realtà emergente che promette di guadagnarsi spazio è la corsa transnazionale Belgrado-Banja Luka, tra Serbia e Bosnia ed Erzegovina. Si corre dal 2007, inizialmente nella formula di due corse in linea distinte. Poi, dal 2018, è stata trasformata in una breve corsa a tappe del calendario ciclistico UCI. È considerata uno degli eventi sportivi più importanti dell’anno in Serbia e il successo mediatico cresce a ogni edizione.

Infine, l’Istrian Spring Tour, che si snoda lungo gli splendidi scenari dell’Istria dal 1961. Per decenni è stata riservata ai dilettanti e si chiamava Jadranska Magistrala. Dal 2005 è anch’essa una breve corsa a tappe UCI in programma nel mese di marzo. Tra coloro che se la sono aggiudicata negli ultimi anni, anche nomi che gli appassionati oggi conoscono bene, come l’austriaco Felix Gal, nel 2019, e lo statunitense Matthew Riccitello nel 2022, mentre nel 2021 l’ex campione italiano Filippo Zana si prese la seconda piazza.

L’effetto Slovenia e la nuova centralità regionale

Siena, il campione del mondo sloveno Tadej Pogačar vincitore della sua 4a Strade Bianche (LaPresse/ufficio stampa RCS Sport)

Certo, un ruolo decisivo nella legittimazione internazionale dell’area è stato giocato dai campioni sloveni. I successi di Tadej Pogačar e Primož Roglič hanno trasformato la Slovenia in una potenza ciclistica globale, ma hanno anche prodotto un effetto di trascinamento simbolico su tutta la regione. Se un paese piccolo e periferico può esprimere vincitori di Tour de France e grandi giri, allora l’intera area balcanica può aspirare a un ruolo più centrale nel panorama ciclistico.

Non è un caso che nel 2026 la Slovenia ospiterà i Campionati Europei su strada, un evento che conferma anche la maturità organizzativa raggiunta. Le gare si svolgeranno dal 3 al 7 ottobre a Lubiana, con alcune anticipazioni che parlano di un percorso cittadino impegnativo.

Mountain bike, gravel e cicloturismo

Il contesto in cui nasce il Giro di Bosnia ed Erzegovina, come accennato all’inizio, è segnato anche dall’espansione del ciclismo non competitivo. La costa adriatica dei Balcani è sempre più frequentata da cicloturisti, mentre le Alpi Dinariche stanno diventando un nuovo orizzonte per mountain bike e gravel. Vecchie strade militari, piste forestali e sentieri sono stati recuperati e segnalati, creando una rete sempre più ampia di itinerari. In Bosnia ed Erzegovina gran parte di questo lavoro è stato portato avanti da HerzegovinaBike.

Segnaletica del percorso ciclabile Ćiro (Wikicommons/Maga)

Un esempio noto è il percorso Ćiro, un itinerario di 157 km che collega Mostar a Dubrovnik seguendo il tracciato dell’antica ferrovia austroungarica costruita alla fine del XIX secolo per collegare i porti della Croazia con l’Europa centrale.

Di recente Toni Zorić, organizzatore del Giro, ha assunto anche il ruolo di coordinatore nell’ambito del progetto EuroVelo, con l’obiettivo di connettere il paese alla rete europea di piste ciclabili. Proprio lo spettacolare percorso Ćiro potrebbe costituire una parte significativa di questo collegamento.

Sul progetto EuroVelo, leggi anche: Da Danzica al confine con Kaliningrad: una pedalata lungo la costa baltica

Un’altra possibilità è raggiungere la Bosnia nell’ultima settimana di luglio per partecipare al Blidinje Bike Festival: tre giorni di eventi nel Parco Naturale di Blidinje dedicati alla mountain bike, con attività ricreative e laboratori a tema, insieme a momenti di intrattenimento e iniziative legate alla gastronomia locale.

Per chi cerca itinerari più lunghi c’è infine la Trans Dinarica, un percorso che attraversa le Alpi Dinariche dalla Slovenia all’Albania per circa 5.500 chilometri. Il tracciato è organizzato in 95 tappe, con il 20% di strade sterrate e un dislivello complessivo di 94mila metri. Testa bassa e pedalare.

Qui la brochure ufficiale del Giro di Bosnia ed Erzegovina


Ringraziamo gli organizzatori del Giro di Bosnia ed Erzegovina e del Blidinje Bike Festival per aver concesso la pubblicazione delle foto dai siti https://tourbih.ba e https://bbf.ba/en/

Condividi l'articolo!
Laura Carletti
Laura Carletti

Appassionata di Balcani, ciclismo ed età medievale. Giornalista ed esperta di comunicazione, collabora attualmente con la testata Liguriaday dove si occupa di sport, arte e storia romana.