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Viaggio calcistico fra i gagliardetti jugoslavi

Dall’inizio degli anni Novanta non esiste più un campionato jugoslavo che comprenda squadre dalla Slovenia alla Macedonia del Nord. Con la dissoluzione politica della Federazione, anche le sorti calcistiche del Paese hanno seguito lo stesso percorso. Finiva così la storia di uno dei migliori campionati a livello europeo (considerato più o meno il quinto torneo del continente) e prendeva vita tutta una serie di piccoli tornei le cui squadre non hanno mai più avuto la forza di imporsi nelle coppe internazionali. 

Grazie al supporto di Andrea Furlanetto, esperto di vessillologia calcistica e collezionista, vi porteremo in un viaggio fra alcuni interessanti gagliardetti jugoslavi, per raccontare piccole storie e conoscere le squadre che hanno fatto grande quel calcio. Un racconto parziale e che per ovvie ragioni scatta solo delle fotografie, illuminando zone e squadre e tenendone al buio altre. Inevitabilmente ci si concentra solo su alcune vicende, non le più famose, non le più interessanti, ma quelle che possono emergere da questi piccoli triangoli di stoffa, che grandissima importanza hanno per la creazione e la formazione dell’identità di una squadra. Non sarà neanche un tour geografico, ma ci affideremo alla sorte, come il nostro interlocutore vorrà mostrarceli.

Si inizia con il Vojvodina, la principale squadra di Novi Sad e dell’omonima regione. Ha al suo attivo due titoli di campione jugoslavo e una Mitropa Cup. Questo vessillo festeggia il sessantesimo anniversario del club, nel 1974. La stella, circondata da rami d’ulivo, è ancora rossa e non blu, come fu prima e sarebbe stata dopo (in onore dei colori slavi e per distinguersi dallo Slavia Praga, da cui la squadra prese ispirazione).

Istra Pula, squadra che arriverà in prima divisione soltanto con l’indipendenza dalla Croazia, mentre nel campionato jugoslavo rimarrà sempre nelle serie inferiori. Nessuno stemma, soltanto scritte, come la data 1° agosto 1961. Da notare come in quel periodo i colori siano il bianco e il blu-celeste, mentre oggi sono il giallo e il verde.

Železničar Maribor, in un torneo giovanile del 1967. La simbologia presente su questo pezzo è esattamente quella che ci si aspetta per una squadra ferroviaria durante il periodo jugoslavo: colori bianco e blu, ruota alata e stella rossa.

Questo gagliardetto dello Željezničar, la squadra dei ferrovieri di Sarajevo, risalente ai primi anni Settanta, è veramente un pezzo di una bellezza pura. Da notare l’attenzione nella realizzazione dello stemma, visibile nel particolare.

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Rimanendo nella stessa città, si passa ai bordeaux e bianchi del Sarajevo. Il vessillo è realizzato dalla stessa manifattura del precedente ed è dello stesso periodo storico. Porta con sé una scritta in spagnolo abbastanza particolare: “Al nostro amico Don Luis Guijarro G.”.

Ci spostiamo più a nord, verso la Slovenia dove fa capolino questo bel gagliardetto bianco e verde degli anni Settanta, con il drago simbolo dell’Olimpija Lubiana, la più forte squadra della Repubblica settentrionale ai tempi della Federazione.

Poco più a sud, in Croazia, Varteks Varaždin. Un vessillo scambiato per un torneo giovanile svoltosi il 1° maggio 1976, sul quale non sono presenti particolari simboli, ma da notare l’utilizzo del font che era usato proprio dalla ditta Varteks (casa di moda croata) che dava il nome alla squadra.

Andiamo in Serbia, a un passo da Belgrado: Galenika Zemun, progenitore dell’attuale Zemun. In questo periodo la squadra è emanazione della ditta farmaceutica Galenika che dà anche il nome al club. Soffermiamoci sullo stemma, che è cucito e non ricamato e riporta un pallone avvolto dal serpente. L’animale ricorda il Bastone di Asclepio, simbolo della farmacia, e assume la forma di una “G” per andare a rappresentare l’iniziale di Galenika.

Al confine con l’Ungheria gioca lo Spartak Subotica, una squadra ferroviaria che tuttavia prende il nome da un partigiano e atleta, Jovan Mikić detto appunto Spartak. Da segnalare come in questo caso la stella rossa non sia dentro al gagliardetto, ma extra-vessillo, uscendo dalla sagoma in un caso quasi unico. Il ricamo è piuttosto povero, ma parecchio fitto, segno che chi l’ha ricamato ha avuto molto lavoro per realizzarlo.

Vardar Skopje: la datazione è sicuramente precedente al 1963, in quanto, in seguito al catastrofico terremoto che colpì la città, anche la squadra cambiò i colori da bianco-rosso a rosso-nero. In questo caso quindi si tratta di un vessillo precedente. Da notare come il retro del gagliardetto presenti una fascia bianca, con al centro la bandiera jugoslava.

Andiamo sulle rive della Narenta, a Mostar. Al tempo solo una squadra porta il nome della città: il Velež. Ha la sigla Ršd, Radničko športsko društvo, e può essere datato fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Molto semplice, molto rosso, molto in linea con l’estetica del tempo della Federazione.

Torniamo a Subotica, ma stavolta lato bianco-rosso. Bačka, la più antica squadra della Serbia: questo gagliardetto però ha fattezze meno slave e più riconducibili all’estetica ungherese, ma del resto la storia stessa del club inizia ai tempi dell’impero austro-ungarico. Scambiato con la Dinamo Zagabria in occasione del settantennale della squadra.

Radnički Niš, squadra serba. Gagliardetto scambiato in occasione del mezzo secolo di vita del club. Riporta la dicitura Jugoslavia e questo ci fa pensare che sia una partita internazionale, proprio perché il nome dello stato non è riportato secondo la grafia nazionale.

Si sale fin sotto le Alpi, per scoprire questo gagliardetto del Triglav Kranj. Mancano i dettagli, ma probabilmente si tratta di un’amichevole internazionale. Da notare il font utilizzato, molto particolare; così come la totale mancanza di riferimenti socialisti. Soltanto le tre punte del monte Triglav (Tricorno): probabilmente essendo una squadra minore slovena, poteva esserci questo più ridotto ricorso ai simboli “del potere”.

Dalla collezione spunta anche un pezzo che non fa parte della storia della Jugoslavia socialista, ma di quella precedente. È il gagliardetto dell’Hašk, Hrvatski akademski športski klub, fondato a Vienna da studenti zagabresi. Questo pezzo fu scambiato il 25 gennaio 1925 durante un’amichevole con il Rapid. Arriva dal Regno degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, ancor prima che diventasse Regno di Jugoslavia. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale la squadra verrà sciolta da Tito per connivenze con lo stato ustascia. Ha i colori molto simili a quelli che poi adotterà il Mladost, una squadra con una storia molto più limitata. L’eredità di questo club verrà in parte ereditato dalla Dinamo Zagabria, che tuttavia farà in toto parte del sistema socialista jugoslavo.

Spostandosi verso la costa, incontriamo il gagliardetto dello Zadar, che probabilmente viene dalla stessa manifattura di quello dell’Istra, con il quale condivide molte caratteristiche. Da segnalare come il vessillo abbia dimensioni ragguardevoli, quasi sessanta centimetri di altezza, una caratteristica piuttosto inusuale.

Il 6 gennaio 1955 il Nova Gorica affronta in un’amichevole transfrontalieri il Ronchi dei Legionari. Niente simbolo, ma un bel pallone vecchio stile ricamato a punto catenella, probabilmente la provenienza è dalla stessa manifattura di quello del Triglav Kranj, viste alcune lettere molto simili. Il Nova Gorica ancora porta il nome “ferroviario” ŽNK e i colori sono il bianco e probabilmente il blu, anche se effettivamente sembra un verde. Il retro è tutto rosso.

Andiamo a Osijek, sulle rive della Drava. Il Proleter Osijek, come si chiama in quel periodo, affronta in un match giovanile il Subotica. Siamo nel 1953 e da segnalare la pregevolissima fattura con cui sono realizzati i particolari del simbolo, con la torre e il ponte.

Torniamo in Serbia, nella parte centrale del paese, ospiti del Radnički Kragujevac. Dobbiamo sottolineare un particolare: 1969. Ai più non dirà niente, ma proprio in quell’anno in città si tenne la più importante partita della storia del club. Arrivò infatti il Santos di Pelè che volle affrontare i rossi di Kragujevac, dopo averli visti giocare contro il Partizan. Il 1969 è anche il 45esimo anniversario di fondazione della polisportiva, anche se la sezione calcistica è un anno più recente.

Siamo quasi in dirittura d’arrivo ed entrano le corazzate. Andiamo sul mare Adriatico e notiamo questo splendido gagliardetto dell’Hajduk Spalato. 1951, siamo nei primi anni della Federazione socialista, la stoffa con la quale è realizzato il pezzo è davvero povera, un cotone molto pesante, quasi da tuta da lavoro. Ovviamente dove oggi si trova la scacchiera croata, al tempo c’era una stella rossa.

Prima di sbarcare a Belgrado, facciamo un’ultima pausa in provincia e in particolare a Čačak, nella casa del Borac, il guerriero. Siamo di fronte a tutto l’armamentario simbolico socialista: la stella rossa ovviamente, ma anche la ruota dentata nera. Da sottolineare come il nome della squadra sia riportato in cirillico.

La Stella Rossa di Belgrado si presenta a noi con un font molto serbo. Sono caratteri latini, ma giocano molto con la somiglianza a quelli cirillici, come nel caso della “A”. Lo sfondo presenta una forma a taglio, tipico del gagliardetti della Zvezda. Con ogni probabilità si tratta di un pezzo di fine anni Sessanta e usato in ambito nazionale. Questo perché per le partite di coppe europee, sui gagliardetti la dicitura “FK Crvena Zvezda Beograd” veniva sostituito da “FC Red Star Belgrade”.

Questo simbolo della Dinamo è stato usato dal 1951 fino al 1970, per questo il pezzo è databile negli anni Sessanta. Ha un particolare molto interessante con una piccola “D” sull’astina, una cosa molto inusuale per la Jugoslavia del tempo, ma ad esempio più comune in Scozia. Da segnalare anche come la suddivisione dei colori sia fatta con tre triangoli che porta il gioco fino alla punta del gagliardetto.

Concludiamo il viaggio con il gagliardetto del Rijeka del 1967. La squadra ha già perso il doppio nome in italiano e serbo-croato, ma c’è da segnalare lo splendido simbolo con la stella rossa che sorge sulle alture del Quarnaro che si trovano dietro alla città. Il retro del vessillo è quanto di più jugoslavo si possa immaginare. 

Abbiamo realizzato un piccolo documentario sul Rijeka: guardalo qua!
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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” - di cui anima l’omonima pagina Facebook - (Urbone Publishing) e "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Da settembre 2019 a dicembre 2021 ha coordinato la redazione sportiva di East Journal.