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“Crossing” di Levan Akin, una recensione

A distanza di cinque anni dal successo internazionale di And Then We Danced (2019), Levan Akin torna sul grande schermo con Crossing, un film che, come l’opera precedente del regista e sceneggiatore svedese, copre temi legati alla terra di origine della sua famiglia: la Georgia.

Il trailer di Crossing di Levan Akin

Il lungometraggio si apre a Batumi, città portuale sulla costa georgiana del Mar Nero, dove Lia, un’insegnante in pensione (interpretata da Mzia Arabuli), è alla ricerca di Tekla, nipote della protagonista. Trovando nel giovane Achi (Lucas Kankava) un improbabile compagno di viaggio, Lia, sulle tracce di Tekla, arriva a Istanbul dove riceverà il supporto di Evrim (Deniz Dumanli), un avvocato che difende i diritti delle persone transgender.

Il georgiano e il turco sono lingue prive di genere grammaticale.

Akin apre Crossing con questa frase per evidenziare il contrasto tra tale particolarità linguistica e quanto poi vedremo nel film. Proprio come in And Then We Danced  il regista racconta infatti con molto realismo, frutto di anni di ricerca, le difficoltà della comunità LGBTQIA+ nel vivere in società tradizionali come quella georgiana e turca. Nei due film si mostra come questa mancata accettazione della diversità vada a creare spaccature in apparenza irrimediabili tra i legami più intimi delle persone.

Crossing copre anche il tema della migrazione legandosi a un altro film recente di un regista georgiano: Brighton 4th di Levan Koguashvili (2021). In entrambi i lungometraggi, si racconta la ricerca di un parente perso all’estero in fuga dalla miseria (e dalla società conservatrice) della terra natia.

Il lavoro di Akin è un’esplorazione su più livelli. Il regista ha spiegato in una recente intervista che il film è una lettera di amore per Istanbul, una città da cui è passato molto spesso nella sua vita viaggiando tra la Svezia e la Georgia e per cui ha un attaccamento particolare. Ma Crossing è anche un’esplorazione interiore nei suoi personaggi che cambiano e arrivano ad accettare la diversità.

L’attualità di Crossing

Nel 2019 con l’uscita di And Then We Danced emersero con forza le divisioni interne alla società georgiana. Centinaia di manifestanti di estrema destra scesero in strada nel tentativo di bloccare la prima del film in sei cinema del paese. In particolare, l’8 novembre 2019 i manifestanti si radunarono davanti al cinema Amirani di Tbilisi scandendo slogan nazionalisti e gridando “vergogna” al pubblico che si era recato ad assistere alla proiezione. Provarono poi a fare irruzione all’interno del cinema, venendo però fermati dalle forze di polizia in tenuta antisommossa. Nel corso degli scontri venne ferita una giornalista e attivista per i diritti della comunità queer, Anna Subeliani e arrestate 28 persone.

Il trailer di And Then We Danced

Da allora le cose non sono migliorate per la comunità LGBTQIA+ in Georgia e al momento è persino difficile pensare che il film venga distribuito nei cinema del paese.

Il 5 luglio 2021, in risposta a un tentativo di organizzare il Pride a Tbilisi, gruppi di estrema destra erano scesi in piazza in difesa dei cosiddetti “valori tradizionali”. I manifestanti attaccarono i giornalisti che seguivano l’evento ferendone più di 50 (uno sarebbe morto nei giorni successivi a causa delle ferite riportate) e pugnalando un turista polacco scambiato per gay in quanto indossava un orecchino.

Ed è notizia recente che il partito di governo, Sogno Georgiano, dopo essere riuscito a far passare la cosiddetta “legge sugli agenti stranieri”, nonostante le forti proteste che si sono protratte per settimane, abbia adesso stretto il cappio intorno ai diritti della comunità LGBTQIA+.

Lo scorso 4 giugno il presidente del parlamento Shalva Papuashvili ha introdotto un pacchetto di riforme sulla “protezione dei valori della famiglia e dei minori” volute dal partito di governo, Sogno Georgiano. Tra le riforme proposte, quella di limitare la fantomatica “propaganda LGBT” rendendo appunto sostanzialmente illegale la proiezione di un film come Crossing in Georgia.

Per tutti questi motivi ne consigliamo la visione, se possibile in lingua originale con i sottotitoli in modo da apprezzare le varie lingue usate nel film (georgiano, turco e inglese).

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Aleksej Tilman
Aleksej Tilman

Laureato in scienze politiche, ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Ha collaborato con East Journal dal 2015 al 2021.