“C’era una volta l’NBA, storia di un amore tradito”, una recensione

Gli appassionati di basket di lunga data hanno visto grandi cambiamenti nell’universo della palla a spicchi. Sono cambiati gli interpreti, sono cambiate le tattiche, il modo di giocare è stato completamente rivoluzionato. Alcuni fan di questo sport hanno accettato questa evoluzione, altri invece definirebbero tutto ciò come un vero e proprio declino. Uno di questi è Sergio Tavčar che nel suo libro C’era una volta l’NBA, storia di un amore tradito muove una critica intellettuale a quello che oggi è il basket, con l’irriverenza e l’ironia che lo contraddistinguono, raccontandone anche la storia recente.

Sergio Tavčar non ha bisogno di presentazioni: è stato commentatore e giornalista per Telecapodistria, nonché grande appassionato di pallacanestro, sport che ha praticato e allenato. Il suo racconto parte dai suoi giorni di gioventù, in una Trieste che stava nel limbo dell’allora Territorio Libero e che ha visto comparire per la prima volta un pallone da basket grazie alla presenza delle truppe americane.

L'uomo che raccontava il basket
L’autore con la nostra Martina Napolitano (Meridiano 13)

Da qui l’autore ci accompagna in quella che è stata la sua esperienza da appassionato, incuriosito e ammaliato soprattutto da quello che succedeva dall’altra parte dell’oceano, confrontandolo e mettendolo su un piano superiore rispetto a ciò che vedeva nello sport italiano:

[…] il mondo americano ci sembrava il paradiso dello sport. Rispetto al calcio di casa nostra praticato da analfabeti, come ci apparivano allora, uno sport che si sviluppa nelle scuole e che non puoi praticare da professionista se prima non hai completato un ciclo di studi ci sembrava una cosa molto più nobile e soprattutto intelligente.

Il punto di vista di Tavčar si trova in una posizione particolare perché, essendo lui sul confine orientale, ha accesso a quella è stata una delle migliori scuole cestistiche del pianeta, ovvero quella della Jugoslavia. Infatti, nel libro, mette a confronto sia le due mentalità diametralmente opposte che i risultati delle squadre nelle varie competizioni internazionali. Sono proprio questi risultati che gli mettono la proverbiale pulce nell’orecchio e che iniziano a fargli dubitare della così tanto decantata superiorità degli americani nel basket.

Si prosegue poi attraversando quella che, a detta dell’autore, è l’epoca d’oro dell’NBA, ovvero la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta con da una parte, l’ascesa di Michael Jordan e dall’altra gli arrivi di giocatori europei negli Stati Uniti – soprattutto jugoslavi – come Vlade Divac, Dražen Petrović o Toni Kukoč.

L’autore analizza anche i rapporti tra il basket internazionale e l’NBA che si distesero proprio in quel periodo e culminarono con la presenza del Dream Team – la squadra più forte mai assemblata – ai Giochi Olimpici di Barcellona del 1992.

Da questo punto Tavčar ci descrive quello che, secondo lui, è l’inizio del declino del più importante campionato cestistico del mondo, legandolo ai risultati statunitensi in campo internazionale e, soprattutto, alle scelte fatte dagli scout nei Draft NBA, che lui arriva a definire “psichedeliche” per la loro capacità di farsi sfuggire grandi talenti solamente in base ai pregiudizi che gli americani avevano – e in certi casi hanno ancora – dei giocatori internazionali.

La parte finale del libro è un crescendo sempre più elevato della frustrazione dell’autore che non riconosce più lo sport che amava, popolato oggi da “superatleti” che sembrerebbe abbiano dimenticato qualsiasi fondamentale del basket, e dal quale rimase ammaliato da ragazzino, che diventa, senza mezzi termini e come da sottotitolo “un amore tradito”.

Se poi a questo deserto tecnico, nel quale anche gente che non corre e non salta, come i suddetti Dončić e Jokić, ma che sa giocare a basket, semina morte e terrore, aggiungiamo la deriva spettacolare che ha preso l’NBA con enormi interessi economici e pubblicitari in ballo […], allora qualcuno dovrebbe spiegarmi perché dovrei assistere a questo scempio di uno sport nobile, […] ora giocato da squinternati tiratori a segno che molto altro non sanno fare. Saltano, corrono? E chi se ne frega. Vadano a battere finalmente i record atletici di salto senza attrezzi […] ma, per favore, non ci rompano più le scatole maltrattando una palla da basket.

C’era una volta l’NBA, storia di un amore tradito di Sergio Tavčar, Bottega Errante Edizioni, 2026

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Tobias Colangelo
Tobias Colangelo

Laureato in Scienze della Comunicazione, si occupa principalmente di calcio e basket specificatamente nell'area balcanica, avendo vissuto in Serbia nel periodo tra agosto 2014 e luglio 2015. Ha collaborato da giugno 2020 a dicembre 2021 con la redazione sportiva di East Journal. É stato co-autore del podcast "Conference Call" e autore della rubrica "CoffeeSportStories" sul podcast "GameCoffee". Attualmente, è autore del canale YouTube "Storie di Gente Sportiva".