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“L’uomo che raccontava il basket” di Sergio Tavčar, una recensione

L’uomo che raccontava il basket è una telecronaca. Anzi, è probabilmente la più lunga telecronaca di Sergio Tavčar. Parte dalla nascita del basket jugoslavo e arriva fino a quando questo sport diventa post-jugoslavo. Inizia in un momento in cui nessuno si interessava alla palla a spicchi e termina in un periodo storico in cui, nonostante tutti i cambiamenti che sono occorsi, fare canestro è rimasto uno degli interessi principali di tutte le genti dal Tricorno al Vardar.

L'uomo che raccontava il basket - Sergio Tavcar
La copertina del libro nell’edizione di Bottega Errante

La voce che guida il lettore lungo questi decenni di rimbalzi e schiacciate è inconfondibile ed è quella di uno dei più grandi giornalisti europei di basket, senza dubbio il migliore quando si parla di quello blu-bianco-rosso con la stella in mezzo. Ma L’uomo che raccontava il basket è anche un libro su Sergio Tavčar. Chi segue il suo sito, ad esempio, sa benissimo come la sua personalità e la sua opinione siano parte integrante di quello che racconta. Potremmo dire, senza rischio di essere smentiti, che il libro edito da Bottega Errante è prima di tutto un’opera sul suo autore. Ci sono momenti in cui sembra di leggere un’autobiografia, ma non c’è neanche un istante in cui si può pensare che quelle non siano le storie di Sergio Tavčar.

Per quei pochi che non lo sapessero, ma quando avranno finito di leggere il libro lo sapranno benissimo, Sergio Tavčar è stato il telecronista dell’emittente jugoslava di lingua italiana Telecapodistria. In Jugoslavia, ma anche nell’odierna Slovenia, dove il medium è ancora attivo, c’erano delle trasmissioni che andavano in onda nella lingua delle minoranze, come quella italiana a Capodistria; oggi ad esempio nella parte orientale della Slovenia si trasmettono trasmissioni in ungherese. Nel corso della sua lunga carriera Sergio Tavčar ha visto evolversi il basket jugoslavo, e anche la professione di telecronista, fino a diventare una delle migliori scuole mondiali, sicuramente la migliore in Europa.

Le pagine de L’uomo che raccontava il basket percorrono in ordine cronologico l’evoluzione di questo sport e compongono una galleria di ritratti fantastica. Uno su tutti, il “mormone” Ćosić, che l’autore considera il più influente giocatore di basket jugoslavo:

Non me ne vogliano i tifosi di qualche altro grandissimo campione, penso soprattutto a Dražen Petrović, se affermo categoricamente che Krešimir Ćosić fu di gran lunga il più grande giocatore che il basket jugoslavo abbia prodotto e che tale rimarrà per sempre, se non altro perché i tempi in cui si affermò sono assolutamente irripetibili.

Ma non mancano anche giocatori meno importanti di Ćosić, eppure ugualmente iconici, come Kičanović, Delibašić, Kukoč, Obradović e molti altri. Accanto a questi volti, affiorano naturalmente dalle righe de L’uomo che raccontava il basket anche partite epiche condite dalle trasferte nel palazzetto dannato di Skopje o da risse da bar, portate avanti con mezzi di fortuna, come le famose “forbici di Limoges”. Si parla di basket, ma non solo di basket, perché lo sport è un’ottima lente per leggere la società. Senza scadere nel pregiudizio e nel luogo comune, Tavčar offre uno sguardo dall’interno per leggere i popoli della Jugoslavia, con le loro abitudini, i loro pregi e le loro qualità.

L'uomo che raccontava il basket - Krešimir Ćosić
Krešimir Ćosić con la maglia dello Zadar

Uno dei pregi di quest’opera – piuttosto inatteso per un libro di sport – è che oltre a raccontare l’epopea del basket jugoslavo in maniera puntuale e avvincente, concede al lettore anche una gran quantità di risate. Non manca infatti l’ironia, talvolta autoironia, così come non mancano le battute. Uno dei passaggi che ricorrre più frequentemente e con un tono sempre divertente è l’amore mai sbocciato fra l’autore e il basket NBA. Non è un mistero che Tavčar non ami affatto la pallacanestro d’oltreoceano, ma talvolta lo ribadisce con una passione che strappa al lettore una risata di gusto.

Guarda anche l’intervista video a Sergio Tavčar realizzata da Martina Napolitano

Rispetto alla prima uscita del libro, pubblicata in autoproduzione dallo stesso Tavčar (con una copertina davvero discutibile in quanto a bellezza), questa seconda edizione contiene anche un aggiornamento sul primo ventennio del nuovo millennio. È l’occasione per l’autore di parlare di quello che è successo negli ultimi tornei, che hanno visto anche la sua Slovenia trionfare. Eppure si percepisce proprio in queste pagine una nostalgia per i tempi jugoslavi. Sportivi, non politici, che sia chiaro. È evidente come “quel” basket sia finito, come la parabola tecnica abbia già toccato il suo apice e adesso si trovi in una fase di discesa, seppur lenta. L’amore di Tavčar per questo sport è probabilmente rimasto immutato, quello che è cambiato è forse l’oggetto stesso di questo amore, che il giornalista non riesce più ad apprezzare come un tempo. Ed è comprensibile. Forse – per sfociare nella metafora calcistica – anche chi ha visto giocare Dragan Stojković e Dejan Savičević, oggi riesce più a emozionarsi allo stesso modo, anche se in campo ci sono Luka Modrić e Sergej Milinković-Savić.

La prefazione a L’uomo che raccontava il basket è di Gigi Riva

La prefazione è a cura del giornalista Gigi Riva, già autore de L’ultimo rigore di Faruk, edito da Sellerio, libro che ripercorre le ultime gesta della nazionale jugoslava di calcio. In poche righe Riva riesce a inquadrare perfettamente l’opera di Tavčar, meglio di qualsiasi recensione:

Sergio Tavčar prosciuga il linguaggio fino all’essenza, fulmina il lettore con tagliente sincerità e con la disinvoltura di chi non è incline al politicamente corretto e preferisce la verità, o almeno la sua verità, anche se può risultare amara. È questa schiettezza che seduce chi legge.

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L’uomo che raccontava il basket, Sergio Tavčar, Bottega Errante Edizioni, 2022

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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” - di cui anima l’omonima pagina Facebook - (Urbone Publishing) e "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Da settembre 2019 a dicembre 2021 ha coordinato la redazione sportiva di East Journal.