Guardare la Bosnia ai Mondiali in un bar della profonda provincia italiana

Evidentemente la nazionale di calcio della Bosnia ed Erzegovina si trova a suo agio quando è data praticamente per spacciata. Fu così con il Galles, lo è stato con l’Italia, con il Canada all’esordio e nell’ultima partita del proprio girone del Mondiale 2026. “Deve vincere con molti gol, non può arrivare fra le migliori terze”, e invece ha di nuovo stupito tutti staccando lo storico pass per i sedicesimi di finale, dove affronterà i padroni di casa degli Stati Uniti in una partita oggettivamente complicata.

Alle 21, gioca Bosnia-Qatar

Ordino una birra e un panino. Sono le 20:45 e sono l’unico avventore. Chiedo al proprietario del bar se è possibile vedere Bosnia ed Erzegovina contro Qatar, anziché Canada contro Svizzera, che è la partita di cartello ed è passata in chiaro sulla Rai. Lui gentilissimo mi accorda la richiesta, prende un telecomando speciale, armeggia un po’ con menu e autorizzazioni e poi mette sulla partita richiesta. Si gira e mi fa l’occhiolino. Borbotta qualcosa sul fatto che nel suo bar fa come gli pare, diritti o non diritti di trasmettere.

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Non gioca la mia nazionale, ma in qualche modo sono emozionato per questa importante partita della Bosnia. Inutile negarlo, dopo l’incontro con l’Italia, dopo tutti questi viaggi, qualcosa di particolare si è creato. Gli amici da Sarajevo, Zenica e Tuzla mi mandano messaggi: l’attesa è snervante e mi trasmettono quella sana ansia da pre-partita.

“Dobbiamo guardare questa? Non è meglio l’altra?”
“Stasera si guarda la Bosnia”, replico senza nessuna concessione.

Lo stadio è pieno. Un vecchio collega che vive da anni negli Stati Uniti aveva comprato i biglietti, fiducioso che l’Italia sarebbe passata. Oggi è comunque allo stadio e mi manda dei video. Dalla televisione non si apprezza la grandiosità dell’impianto. Mi indica le poche macchie bianche dove risaltano i copricapo arabi: “Quelli sono del Qatar. Il resto, dove vedi blu, è la Bosnia”.

Primo tempo

Inizia la partita. Barbarez ha osato di più: dentro contemporaneamente Alajbegović e Bajraktarević. La formazione prevede quasi un tridente, mentre a Demorivić, teoricamente la seconda punta, verrà chiesto un enorme lavoro di copertura. Non c’è ancora Mehmić in campo, l’autore dell’unico gol con la Svizzera, ma il mister ha comunque messo in panchina Tahirović, fino ad oggi poco convincente. Gioca Bašić. Radeljić prende il posto dello squalificato Muharemović. “Flopperà ovviamente malissimo, non verrà mai più convocato e diventerà nemico della patria: è già successo a Edin Višća e Eldar Čivić”, mi scrive in un messaggio un amico bosniaco piuttosto ottimista.

Da altri scambi, scopro che Barbarez è abbastanza criticato. O comunque non amato da tutti, come invece mi aspettavo. Gli si rimprovera un gioco davvero modesto e la mancanza di spirito di adattamento tattico. Se, come successo con la Svizzera, l’avversario cambia, il ct bosniaco non sembra avere le risposte. Le cose non cambieranno neanche dopo la vittoria con il Qatar. Anzi.

Bosnia Mondiali 2026
I festeggiamenti per la qualificazione a Zenica (Meridiano 13/Gianni Galleri)

Intanto al bar non sono più solo. I commenti sprezzanti si sprecano. “La Bosnia è proprio scarsa, io non lo so come ha fatto a qualificarsi”. Mi piange il cuore far loro notare che c’è stato uno spareggio e dall’altra parte c’eravamo noi. “Non hanno un giocatore buono, Džeko è finito, non si regge in piedi. Tu che li segui, chi hanno di calciatori decenti?”

Rispondo che manca il centrale dietro, molto buono, e che le due ali sono giovanissime e promettenti, forse il 19 andrà alla Roma. Non fanno in tempo ad arrivare i gesti di scetticismo dei miei interlocutori, che Alajbegović salta due uomini e scaglia uno “scaldabagno” sul primo palo. Cala un divertito – per me – silenzio.

Il raddoppio della Bosnia arriva immediatamente, tanto che la partita sembra mettersi in una discesa sospetta per una squadra (ma non solo una squadra) capace di complicarsi le cose da sola. Il palo di Džeko sembra fare al caso di giornalisti e scrittori che il giorno dopo racconteranno dell’esclusione della nazionale di Sarajevo che fino a quel momento avrebbe potuto…

Infatti, per un quarto d’ora c’è il ritorno del Qatar e la nazionale di Barbarez va in grande ansia. Prende un gol e solo il palo nega la gioia agli arabi. “Se oggi al posto del Qatar c’era la Lazio, vinceva 7-0. Te lo dico io”. Mi tocca incassare la battuta e aspettare il secondo tempo. Sbotto solo quando qualcuno suggerisce che ci siano troppe africane al Mondiale, so dove vuole andare a parare e tronco la conversazione.

Secondo tempo

Ordino una seconda birra, ho ancora fame, ma fa troppo caldo ed è meglio rimanere leggeri. Al tavolo accanto sono arrivati due uomini sulla sessantina, uno sembra un Marco Giallini di periferia. Conosce praticamente tutto lo scibile umano, a partire dal calcio. Vuole vedere Canada-Svizzera, perché a suo dire “questa partita fa schifo”. Chiama il barista, lui guarda me: gli rispondo scuotendo il dito indice. Si resta su Bosnia-Qatar. 

Le squadre fanno nuovamente il loro ingresso in campo. La pausa ha messo un freno alle scorribande qatariote oppure la Bosnia ha trovato la misura, tanto che non rischia poi molto. Cominciano le sostituzioni e finalmente entra anche il tanto atteso Ermin Mahmić, che non ci mette poi troppo a fissare il risultato sul 3-1 complice anche una non impeccabile parata dell’estremo difensore avversario.

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La Bosnia vola sulle ali dell’entusiasmo. Il profumo dei gigli si spande sul campo di Seattle. C’è da fare tutta una serie di conti astronomici, ma il passaggio del turno, l’insperato passaggio del turno, adesso è alla portata della nazionale. Sembra incredibile, eppure è tutto vero. “Vabbè, per forza passano. Questo mondiale è una pagliacciata. Passano tutte”.

Non perdo tempo a rispondere. Non dico che criticare quando non ci siamo qualificati è da perdenti e invidiosi. Non aggiungo che il fatto di aver vinto quattro mondiali non è un credito eterno di superiorità. Non dico neanche che a Usa 94 passammo come quarta e ultima migliore terza su sei gironi. La nostra incapacità di immedesimarsi negli altri è qualcosa di sconvolgente. 

Il mattino seguente

Il mattino al risveglio controllo il cellulare. Qualcuno ha ritrattato e dice che Barbarez va benissimo, anche se gioca male. Qualcun altro mi dice di essere ancora praticamente ubriaco, qualcun altro afferma di aver dormito due ore: “Dovevo controllare che la Scozia non facesse scherzi”. In generale il mio smartphone gronda di felicità, anche fra chi cerca di minimizzare e di dire che tutto sommato la parte migliore è esserci. Ai sedicesimi di finale ci saranno gli Usa, in una partita assolutamente proibitiva. Eppure, chi conosce il calcio sa quanto è bello giocare quando non c’è davvero nulla da perdere.

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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".