L’Impero russo a colori: la fotografia di Sergej Prokudin-Gorskij

Nel 2013, poco dopo il mio primo viaggio in Georgia e in Armenia, un amico mi girò un articolo pubblicato da Rivista Studio sul fotografo russo Sergej Prokudin-Gorskij (1863-1944). Grazie a quel pezzo, scoprii la collezione online delle sue fotografie sul sito della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Passai delle ore ad ammirare quei lavori assolutamente ipnotizzanti, un potere che ancora conservano su di me. Ad attirare la mia attenzione furono innanzitutto le immagini dei luoghi nel Caucaso che avevo appena visitato: un caposquadra cinese in una piantagione di tè a Batumi, un panorama di Tbilisi, il resort termale di Borjomi e le montagne dell’Armenia. Da lì mi persi in quella raccolta infinita, che spaziava dalla Russia all’Asia centrale per concludersi con degli scatti del Duomo di Milano.

Prokudin-Gorskij viaggiò per l’Impero russo tra il 1908 e il 1915 su incarico dello zar Nicola II, anche lui evidentemente folgorato dalla novità tecnologica di cui il protagonista della nostra storia fu tra i pionieri a livello mondiale: la fotografia a colori.

Ecco quindi che l’ultimo emiro di Bukhara con la sua splendida veste celeste, i contadini russi con i loro abiti dai colori vivaci e i paesaggi di città e di campagna, le chiese e le moschee appaiono improvvisamente molto più vicini a noi. Basta, però, un dettaglio di quelle immagini di altissima qualità (ad esempio, un’uniforme o l’assenza di automobili e cavi elettrici) per accorgersi di quanto sia lontano quel mondo che di lì a poco sarebbe scomparso per effetto della Prima guerra mondiale e della Rivoluzione del 1917. 

Sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa trovate una galleria con una selezione delle fotografie.

La vita di Sergej Prokudin-Gorskij

Sergej Prokudin-Gorskij nacque da una famiglia nobile nell’attuale oblast’ di Vladimir. Studiò a San Pietroburgo chimica (tra i suoi insegnanti Dmitrij Mendeleev, quello della tavola periodica), pittura e musica. Nel 1890 si sposò con Anna Lavrova, figlia di un industriale che mise Prokudin-Gorskij a capo di un impianto siderurgico di sua proprietà.

Ma la fotografia era la sua passione e l’arte che gli diede notorietà. Nel 1901 aprì uno studio e un laboratorio fotografico a San Pietroburgo. L’anno successivo passò sei mesi a Berlino imparando una nuova tecnica della fotografia a colori dal fotografo e chimico Adolf Miethe che l’aveva inventata. Il suo lavoro gli diede fama crescente, soprattutto quando immortalò Lev Tolstoj nella sua tenuta di Jasnaja Poljana nel 1908.

Anche grazie a questo exploit ebbe la possibilità di mostrare le sue fotografie alla famiglia imperiale e allo zar Nicola II nel 1909. Fu così che ottenne il permesso e i finanziamenti per riprodurre sistematicamente la Russia a colori, qualcosa che Prokudin-Gorskij considerava il lavoro più importante della sua vita. I viaggi si svolgevano soprattutto lungo le ferrovie, con al seguito uno speciale vagone/camera oscura.

Il suo lavoro proseguì nonostante lo scoppio della Prima guerra mondiale e si interruppe solo dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1922, Prokudin-Gorskij, come migliaia di russi, si rinsediò a Parigi. Aprì uno studio lì con i suoi figli, morendo nel 1944, poche settimane dopo la liberazione della città dall’occupazione nazista.

Nel 1948, la famiglia vendette le sue opere alla Libreria del Congresso degli Stati Uniti per paura che si rovinassero. E le immagini rimasero più o meno dimenticate fino agli anni Ottanta. Era infatti tecnicamente complesso ottenere delle fotografie colorate dai negativi e solo un centinaio di immagini (delle 1902) erano disponibili al pubblico.

Tutto cambiò con la digitalizzazione che permise di combinare insieme gli originali più rapidamente per ottenere le fotografie a colori. Fu così che negli anni Duemila Prokudin-Gorskij ottenne fama crescente, con le sue immagini che riportavano in vita l’Impero russo che aveva conosciuto un secolo prima.

Tra le altre cose, il fotografo scattò l’unica immagine di Tolstoj a colori e immortalò il Duomo di Milano per la prima volta non in bianco e nero.

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Aleksej Tilman
Aleksej Tilman

Nato a Milano, attualmente abita a Vienna, dopo aver vissuto ad Astana, Bruxelles e Tbilisi, lavorando per l’Osce e il Parlamento Europeo. Ha risieduto due anni nella capitale della Georgia, specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell’area caucasica all’Università Ivane Javakhishvili. Oltre che per Meridiano 13, scrive e ha scritto della regione per Valigia Blu, il manifesto, New Eastern Europe, East Journal e altre testate.