“I am from Bosnia, take me to America”: la nazionale di calcio della Bosnia ed Erzegovina è pronta per il mondiale

Il rigore senza guardare il portiere di Esmir Bajraktarević da Appleton ha regalato alla nazionale di calcio della Bosnia ed Erzegovina la seconda partecipazione a un Mondiale. La squadra balcanica si era presentata allo spareggio contro l’Italia senza i favori del pronostico, ma ha meritato in pieno la qualificazione per quanto visto sul campo. Dopo l’iniziale vantaggio azzurro, l’undici allenato da Sergej Barbarez ha giocato quasi a una sola porta – pur rischiando qualcosa – raggiungendo prima il pareggio con Haris Tabaković e poi staccando il biglietto per il Nord America ai calci dal dischetto.

In questo articolo avevamo messo in guardia – invano – il calcio italiano che stava snobbando il match: La nazionale di calcio della Bosnia non è da sottovalutare.

Mentre i versi della profetica canzone dei Dubioza Kolektiv riempivano l’aria di Zenica, in una parte del paese scoppiava una festa grandiosa.

I am from Bosnia, take me to America
I really want to see Statue of Liberty
I can no longer wait, take me to United States
Take me to Golden Gate, I will assimilate

Tuttavia, nell’altra metà del cielo bosniaco qualcuno ingoiava un boccone amaro e non si univa ai festeggiamenti, anzi. Soprattutto nelle zone a maggioranza serba e croata del paese, non tutti hanno esultato per il raggiungimento dell’obiettivo. È un problema storico, che il calcio ricorda quasi ogni fine settimana (con il campionato), ma che attraversa tutte le vene che innervano il corpo dello stato nato dagli accordi di Dayton nel 1995.

Nazionale di calcio della Bosnia ed Erzegovina
La coreografia preparata per la vittoria, con il permesso di soggiorno per gli Usa (Meridiano 13/Gianni Galleri)

La nazionale della diaspora

Questa nazionale, tuttavia, è qualcosa di mai visto per la Bosnia ed Erzegovina. La più grande difficoltà che i selezionatori hanno avuto nel corso degli anni è stata quella di convincere – invano – i giovani a rimanere nel paese e a non scegliere Croazia, Serbia, Slovenia (o ulteriori paesi di adozione) come nazionale maggiore. Le promesse di una partecipazione ai tornei più importanti hanno sempre avuto la meglio. Ma non stavolta, perché il cambio di mentalità nell’agire dei selezionatori è stato fondamentale.

Il lavoro dell’allenatore Barbarez e del direttore generale Spahić si è concentrato su chi il paese l’aveva lasciato, soprattutto per motivi legati alla guerra degli anni Novanta, ma anche alla seguente situazione complicata. Agendo su una generazione di ragazzi che non avevano vissuto il conflitto, ma che al massimo ne avevano sentito parlare da nonni e genitori, i due deus ex machina della Bosnia ed Erzegovina hanno scovato una ventina di giovani da tutta Europa (e non solo) disposti e orgogliosi di vestire la maglia gialla e blu della propria nazionale d’origine.

Un compito davvero non facile: convincere ragazzi con un rapporto sempre più flebile (a differenza dei genitori) a scegliere la Bosnia, anche in un momento di scarsissimi risultati, come quello precedente (ma anche iniziale) a Barbarez. Lo stesso è successo sugli spalti, dove giovani da tutto il mondo si sono riuniti nei BiH Fanaticos, per sostenere la squadra e in qualche modo, più o meno simbolicamente, “tornare a casa”. Slovenia, Germania, Austria, Svezia, Norvegia, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti: la nuova rappresentativa ha avuto il merito di cementare tutto questo pulviscolo di uomini e donne in giro per il mondo, utilizzando i ragazzi di Barbarez come collante.

E in Bosnia ed Erzegovina?

Il mondiale è un’occasione decisiva per la Bosnia ed Erzegovina e per la creazione di una nuova identità nazionale. Non più la squadra dei bosgnacchi, ma la squadra dei bosniaci. È questa la principale sfida che si troverà a combattere il gruppo in partenza per il Nord America, una sfida probabilmente più complessa di quelle contro Canada, Qatar e Svizzera.

Dalle reazioni dopo la partita, è sembrato che la diaspora post-jugoslava abbia sostenuto abbastanza compatta la nazionale di Sarajevo, dando un bel segnale di sostegno. Diverso è il discorso in patria, dove poche settimane dopo, ad esempio a Mostar, nel derby in finale di Coppa nazionale, i tifosi dello Zrinjski hanno fischiato in maniera assordante l’inno nazionale.

I festeggiamenti seguiti alla partita (Meridiano 13/Gianni Galleri)

Abbiamo chiesto un parere anche a Alija Alex Čizmić, giornalista italo-bosniaco, fra i maggiori esperti del nostro paese:

Purtroppo la situazione in Bosnia ed Erzegovina mi sembra molto cristallizzata e poco o niente è cambiato con questo risultato storico. Tuttavia bisogna distinguere le realtà urbane da quelle rurali. Nelle prime, pensiamo a Sarajevo, Tuzla, in parte anche Mostar, la nazionale è tifata anche da chi non è bosgnacco. Nelle zone rurali purtroppo non è così, c’è molta più chiusura. Poi certo, ci sono stati soprattutto nelle zone dell’Erzegovina al confine con la Croazia, diverse dichiarazioni di supporto alla Bosnia, ma così come a Belgrado o in Montenegro, ma è più una questione di vicinanza e simpatia.

Insomma, la situazione sembra essere sempre la stessa dell’ultima qualificazione.

Ma come gioca la nazionale di calcio della Bosnia ed Erzegovina?

Non facciamo l’errore di ridurre sempre e tutto alla politica. Il calcio è pur sempre uno sport. La squadra di Barbarez è al mondiale perché ha mostrato un buon calcio, presentando nuovi volti fino ad allora quasi sconosciuti fuori dal circolo degli addetti ai lavori.

Ci siamo fatti guidare ancora da Čizmić, fra i più competenti anche quando si parla del campo:

La Bosnia giocherà sicuramente con il 4-4-2, anche se i principi di questo modulo dipenderanno dall’avversario. Per ora Barbarez ha schierato dei laterali di centrocampo molto offensivi, che trasformano la squadra in un 4-2-4.

Come ci racconta Čizmić, l’allenatore, anche contro Panama, ha inserito sia Bajraktarević che Alajbegović fin dall’inizio, proponendo una squadra iperoffensiva.

In fase di transizione negativa facciamo fatica, mi sorprenderei se li schierasse anche con il Canada. A centrocampo, con Šunjić infortunato, giocheranno Tahirović e Bašić, che è più un play, quindi non so quanto sarà utile in fase di non possesso.

Il rischio è che con una partita in difesa, la formazione soffra la pressione avversaria.

In porta sembrano esserci pochi dubbi sulla conferma di Nikola Vasilj, estremo difensore in quota Sankt Pauli. Difesa a quattro, guidata centralmente dall’uomo di maggiore esperienza, nonostante la giovane età: Tarik Muharemović del Sassuolo. Contro Galles e Italia è stato impeccabile. A destra Amar Dedić del Benfica, a sinistra probabilmente Sead Kolašinac dell’Atalanta, uno dei due reduci del Mondiale brasiliano. L’altro centrale sarà Nikola Katić dello Schalke 04.

A centrocampo, in attesa del rientro del centrocampista infortunato del Pafos, giocheranno l’ex romanista oggi al Brøndby e il titolare dell’Astana, come detto in precedenza. Poi sulle fasce probabilmente ci sarà spazio solo per una delle due stelline, mentre l’altra fascia sarà presidiata da Memić del Viktoria Plzeň. Davanti Demirović dello Stoccarda e, ovviamente, Džeko, che non è al 100%, e per questo non ha fatto un minuto nei due incontri preparatori. Ma non è certo il giocatore che ha bisogno di essere provato.

Ora la parola passa al campo

Saranno almeno tre partite quelle che aspettano la Bosnia ed Erzegovina in Nord America. Oggi nei negozi di Sarajevo, così come all’aeroporto, è impossibile trovare la nuova maglia della nazionale targata Kelme, nonostante il prezzo altissimo imposto dalla Federazione (159 marchi bosniaci, più o meno 80 euro).

Sono rimaste solo le taglie da bambini.

Non rimane che cercarne una contraffatta, tarocca: non mancano le possibilità, nonostante il tentativo di limitarne la circolazione da parte della stessa Federazione. Eppure l’occasione di avere un cimelio di questa esperienza sembra affascinare i più. Bambini e non solo passeggiano per la via Ferhadija della capitale con la loro divisa blu, bordata di giallo. Oltre a Edin Džeko, i nomi più ricorrenti sono quelli dell’ala Esmir Bajraktarević e del difensore Tarik Muharemović. L’attesa è allegra con qualche striatura di tensione, la voglia di ben figurare è tanta: comunque vada sarà un trionfo.

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Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".