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L'Estadio Akron di Guadalajara, in Messico, sede dell'esordio della nazionale della Repubblica Ceca contro la Corea del Sud (Wikimedia Commons)
diAlberto Lioy*
Una fatica tremenda. Ci sono voluti due playoff tiratissimi, giocati a ranghi compatti contro Irlanda e Danimarca e battendo due volte le avversarie ai rigori, per portare la nazionale ceca ai Mondiali 2026, dopo ben due decenni di assenza.
Una qualificazione tutt’altro che scontata
A Praga e dintorni si è abituati per indole nazionale ad affrontare la vita con un certo fatalismo, e la possibilità di saltare anche i Mondiali 2026 era più che contemplata. A qualificazione centrata gli esperti alla televisione e gli avventori dei bar si sono ritrovati un po’ stupiti a parlare di resilienza e di forza mentale, di fegato e cuore.
Il ct Miroslav Koubek, splendido 74enne, ha affrontato tutto il percorso di qualificazione con un atteggiamento pragmatico, senza inventarsi niente e con una rosa tutto fuorché giovane.
Un dato su tutti: ben 17 dei 26 convocati per il viaggio in Nordamerica giocano nel campionato ceco. È un segnale enorme di discontinuità rispetto al passato, basti pensare che all’ultimo mondiale a cui la Cechia si era qualificata – quello tedesco del 2006 – i giocatori che militavano in patria erano la miseria di 2, ed entrambi avanti con gli anni. Erano il 34 enne Karel Poborský (České Budějovice) e la riserva di Petr Čech tra i pali, il 33enne Jaromír Blažek (Sparta Praga). Oggi invece sono le “stelle” dei campionati esteri ad essere l’eccezione: Tomáš Souček al West Ham, Patrik Schick al Bayer Leverkusen, il capitano Ladislav Krejčí al Wolverhampton, e il trio dell’Hoffenheim composto da Coufal, Hranáč e Hložek.
Poi ci sono i portieri, il titolare Matěj Kovař, che quest’anno ha vinto il campionato olandese al PSV Eindhoven, e Lukáš Horniček, che difende i pali dello Sporting Braga. Si tratta di buoni giocatori, ma non certo di squadre di punta del calcio mondiale.
La sconfitta per 2-0 contro l’Italia nel 2006 fu l’ultima partita della nazionale ceca alla fase finale di una Coppa del Mondo
L’ascesa del campionato ceco in vista
A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, sicuramente è il riflesso di un miglioramento generale del livello del campionato, che in questi vent’anni è passato dal 14° al 9° posto nei ranking UEFA e che vedrà lo Slavia Praga già qualificato al girone di Champions League in partenza a settembre. Blocco Slavia che di conseguenza fornisce addirittura 10 giocatori a questa rosa, roba che non si vedeva manco al tempo della Cecoslovacchia.
Di loro vi segnaliamo l’ala sinistra Lukáš Provod, che a 29 anni ha finalmente raggiunto la maturità calcistica e si sta esprimendo al top (ha chiuso la stagione con 7 gol e 9 assist) e il granitico difensore Štěpán Chaloupek, che a 23 anni potrebbe essere un pezzo pregiato del mercato in uscita.
I problemi tra corruzione, derby andati male e fuso orario
Affidarsi così tanto ai giocatori di una squadra sola di certo non aiuta il rapporto con i fan, dato che tra le “quattro grandi” del paese – Sparta, Slavia, Viktoria Plzeň, Baník Ostrava – non corre affatto buon sangue e le accuse di reciproca corruzione si sprecano.
Il derby praghese di fine campionato era inoltre stato sospeso per incidenti in campo e sugli spalti, finendo anche sui notiziari internazionali, e l’opinione pubblica aveva chiesto a gran voce che i giocatori coinvolti fossero puniti. Il ct Koubek non ha fatto un plissé, continuando a convocare chi gli pare e ammettendo sornione davanti ai microfoni “che qualcuno si lamenterà delle sue scelte”. Pare che di pelo sullo stomaco ne abbiano da vendere da queste parti.
Completando il ragionamento, questa nazionale Slavia-centrica non gode quindi di grande credito in patria, e l’entusiasmo potrebbe accendersi soltanto in caso di passaggio del girone con Messico, Corea del Sud e Sud Africa.
Gli orari non aiutano per nulla, dato che due delle tre gare si giocheranno alle 3 e alle 4 del mattino in Europa, con soltanto quella con la nazionale di Pretoria in programma alle ore 18 del 18 giugno (sotto il solleone americano a complicare le cose). Il timore è quello di una nazionale non all’altezza del contesto internazionale che fa figuracce contro nazionali che una volta sarebbero state ampiamente alla portata.
Occhio alla difesa
Nell’amichevole preparatoria contro il Guatemala, vinta 3-1, è stata la difesa a preoccupare, visti i diversi svarioni collettivi, uno dei quali è costato il gol. La difesa a tre consente sicuramente di occupare bene gli spazi in costruzione, ma non sembra al momento essere completamente coordinata nei suoi interpreti.
Il parallelo immediato per i cechi è quello con l’altra nazionale, quella di hockey, che occupa un posto ben più importante nei cuori della popolazione, e che ultimamente ha fatto figure barbine proprio per colpa di una difesa colabrodo. Nei recenti mondiali di hockey non solo non è arrivata una medaglia, ma c’è stata una sanguinosa sconfitta per 2-3 contro una nazionale più modesta come quella slovena, pur avendo dominato il gioco e creato una montagna di occasioni. L’uscita con un secco 1-4 contro la Norvegia è stata la conseguenza di tanto spreco.
Il parallelo è presto fatto, il margine di errore tanto nel calcio quanto nell’hockey sembra davvero risicato per le nazionali ceche: basta un errorino per mandare tutto a monte.
*Politologo e amministratore viennese della pagina Calcio da dietro. Frequenta i campi cechi, austriaci e slovacchi.
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