Devianti. Storie di persone non conformi in una terra di confine è un podcast che si insinua piano piano negli altoparlanti del vostro pc, nelle casse della vostra auto, nelle cuffie che portate alle orecchie. Inizialmente, forse, non ci fate neanche caso, ma un minuto alla volta vi trovate incollati, come quando vi capita di sentire una conversazione al tavolo accanto in un bar. D’improvviso tutto quello che vi circonda sfuma e non riuscite a liberarvi dalla voglia di scoprire per filo e per segno quello che succederà in quella puntata.
La carica magnetica di questo lavoro, insieme ai territori e alle tematiche a noi care, ci hanno spinto a fare due chiacchiere con chi questo podcast l’ha pensato e realizzato: Riccardo Tabilio (d’ora in poi R.T.), Marco Reglia (M.R.) e Gioele Peressini (G.P.).
Quali sono le due voci principali di questo lavoro?
Le voci di Devianti sono Riccardo Tabilio, autore teatrale, che a fianco alla sua carriera di scrittore per il palcoscenico si occupa da anni di audio-narrazione, storia e territorio. Qui in Friuli Venezia Giulia, insieme a Quarantasettezeroquattro, Riccardo è stato particolarmente attivo, e ha firmato tanti progetti sonori legati al territorio. Audioguide immersive e partecipative dedicate alla memoria di città come Udine, Pordenone, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Sacile. E anche paesaggi come la Val Rosandra/Rožna Dolina o le scogliere del Sentiero Rilke.
L’altra voce che anima Devianti è Marco Reglia, storico triestino, con alle spalle un percorso accademico culminato in un dottorato e in diverse pubblicazioni di storia contemporanea, radicate nel territorio triestino e del Litorale Adriatico. In parallelo alla sua attività di ricerca, Marco si è speso nell’ambito dei diritti LGBTQ+, collaborando con Arcigay Trieste e contribuendo, tra le altre cose, alla posa della targa con il triangolo rosa alla Risiera di San Sabba.
Inoltre, c’è il project manager Gioele Peressini, che non si sente… ma c’è. Gioele è una delle anime di Quarantasettezeroquattro, che ha accompagnato l’ideazione e lo sviluppo del progetto fin dalle sue prime fasi.
Come nasce il podcast e perché?
R.T. Il podcast nasce dalle ricerche di Marco confluite nel libro Mascolinità devianti – Dall’ex
Litorale austriaco all’ex Venezia Giulia (leggibile gratuitamente online). Per me, Riccardo
Tabilio, la scintilla è stata proprio la lettura del libro, che è un libro accademico, ma in
qualche modo, persino… un giallo investigativo. Sì, perché la ricerca di Marco è
essenzialmente una ricostruzione basata su indizi.
E gli indizi sono le tracce presenti nelle cronache e negli archivi giudiziari e di polizia della vita che facevano le persone omosessuali prima del secondo Novecento. Era un tempo in cui per i “devianti” era impensabile una qualsiasi forma di espressione pubblica di sé – come individui e tantomeno come movimento. E, contemporaneamente, era un tempo in cui chi trasgrediva i modelli tradizionali di sessualità, di genere e di famiglia veniva sanzionato.
Le tracce della repressione, quindi, sono tra le pochissime impronte scritte che rendono conto in qualche modo di come doveva essere la vita di questi individui. Quello di Marco – mi permetto di dirlo – è un lavoro immane, con l’ambizione di ricostruire intere biografie e, addirittura, un quadro completo a partire da pezzetti microscopici. Un po’ come ricostruire l’immagine di un mosaico di cui mancano il novanta per cento delle tessere.
G.P. E poi sono arrivati i testimoni…
M.R. Le fonti orali si sono affiancate a quelle scritte, per lo più fonti giudiziarie, e, come spesso capita, si sono sostenute a vicenda. Per esempio in Devianti raccontiamo la storia di alcuni abitanti di Trieste – omosessuali – sorpresi da una sorta di retata la notte di capodanno 1945 e deportati nei campi di lavoro del Terzo Reich. Una storia incredibile. La prima fonte di questa storia è stata per me il racconto orale della “Betty”, omosessuale triestino che era stato tra i protagonisti della vicenda.
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Ecco: senza l’incontro diretto con un testimone, di quell’episodio di arresto di massa avrei avuto tra le mani soltanto qualche accenno ed anche fumoso; ma senza il supporto documentale, il racconto della “Betty” rischiava di essere fallace. Va considerato che la Betty, al momento dell’intervista più che novantenne, stava ricostruendo un lontano ricordo del periodo giovanile. Ed era inevitabilmente una rielaborazione, come accade con i ricordi.
In effetti, già prima della prima fonte orale che ho avuto la fortuna di incontrare, gli stimoli non erano mancati; fu infatti prima ancora la “Babalù” – anche lui parte della cerchia degli omosessuali triestini – a innescare la mia curiosità indagatrice, parlandomi di qualcuno mandato “a spalare la neve in Germania nel 1945”.
La ricerca storica è sempre un’esplorazione del passato, ma quando ci si imbatte nei racconti delle persone coinvolte negli avvenimenti di cui si cerca di far luce diventa anche esplorazione interiore delle persone che si hanno davanti. I loro racconti sono il frutto di un rapporto di fiducia tra ricercatore e testimone costruito in maniera certosina, che spesso tende a sfumare in amicizia.
R.T. E allora, pagina dopo pagina, ascolto dopo ascolto delle voci dei protagonisti registrate da Marco, Gioele e io abbiamo maturato l’impressione di trovarci davanti a una sorta di grande album perduto: una raccolta di storie di tanti uomini e donne che – per via del loro orientamento sessuale e di genere – erano finite tra le maglie della repressione. Erano storie di persone comuni, come noi: storie dolorose, spesso tragiche, in certi casi grottesche, certe addirittura kafkiane. Alcune erano storie di lotta, di ribellione e di resistenza. Di sicuro erano storie che valeva la pena raccontare. E insomma: abbiamo raccolto la sfida anche noi. Così è nato Devianti.
Perché un podcast?
R.T. Il podcast è, in realtà, la terza “reincarnazione” di questo materiale. Prima c’è stato il libro di Marco, come si è detto. Poi c’è stata una rielaborazione da palcoscenico, una lecture-performance ideata e interpretata da Gioele Peressini: La forma del maschio.
G.P. Devianti è parte di un progetto più ampio di divulgazione della storia e della memoria del territorio, portato avanti da Quarantasettezeroquattro e sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia. L’idea non era solo diffondere il lavoro storico di Marco, ma anche tracciare le influenze, le tracce e i legami che queste storie portano fino al presente.
Il progetto si compone di due parti complementari che dialogano ma si muovono anche in direzioni opposte, con l’intento di insinuarsi nei pubblici e, appunto, deviarli. Da un lato, il podcast: l’intimità di una storia da ascoltarsi privatamente, nel proprio tempo e nel proprio spazio. Dall’altro, La forma del maschio: una lecture-performance in cui mi sono occupato di trasformare il materiale di ricerca di Marco, dalle scansioni dei documenti alle trascrizioni dei processi, dallo spoglio delle riviste dell’epoca alle registrazioni delle voci dei testimoni, in una forma scenica, dove le fonti e gli archivi diventano protagonisti.
Qui l’orizzonte si amplia per indagare come il potere costruisce un modello di mascolinità; e alla fine il pubblico è invitato a scoprire direttamente i materiali d’archivio, rielaborati graficamente. L’intimità, qui, è quella di un’esperienza collettiva, un gruppo di persone che si trova insieme a fare i conti con storie che credeva lontane.
R.T. Il mezzo podcast ci è stato suggerito – se vogliamo – dalle storie stesse. Erano storie che chiedevano di essere raccontate a voce. Il formato audio permette di restituire non solo gli eventi, ma anche atmosfere, ambienti, silenzi. La musica e il sound design secondo me permettono a chi ascolta di avventurarsi tra le strade di Trieste, nel porto di Fiume, nei tribunali e nelle stanze chiuse della detenzione, a bordo dei treni destinati ai campi di lavoro nazisti. E poi penso che sia anche il territorio stesso a… voler essere raccontato acusticamente.
L’ambientazione delle storie è il cosiddetto Litorale Adriatico nel primo Novecento: zona di confine attraversata da imperi, nazioni, guerre e trasformazioni profonde. Un luogo dove culture diverse – l’italiana, la slava, la germanica – convivono e si scontrano. Nel disegno sonoro del podcast affiorano lingue diverse, dialetti, e vento e mare. Ascoltare Devianti è anche fare un piccolo viaggio da queste parti.
M.R. La pubblicazione di un testo storiografico è un passo fondamentale per la divulgazione della conoscenza, ma per sua struttura essa è prevalentemente strumento di lavoro per altri storici. Il podcast è un racconto parlato, che ricorda per certi versi, le fiabe della sera… per l’intensità emotiva che le parole parlate portano con sé. Ritengo che la monografia storiografica sia solo un primo modo per divulgare la conoscenza. Tale strumento si completa con il racconto a voce di cui il podcast è veicolo, ma anche con altri mezzi: il teatro, ad esempio.
Chi sono le altre persone che hanno lavorato al progetto?
Devianti è un progetto corale, e due contributi sono stati decisivi per dargli forma. Bruna Di Virgilio ha composto le musiche originali, costruendo l’atmosfera che accompagna ogni storia e permettendo a chi ascolta di immergersi nel tempo e nei luoghi narrati. Alessandro Virgilio Mosetti ha invece curato l’identità visiva del progetto, podcast e spettacolo, rielaborando graficamente i materiali d’archivio originali, dalle fotografie alle trascrizioni dei documenti, per renderli al tempo stesso leggibili e visivamente potenti.
Podcast consigliati?
Consigliamo due podcast a chi vuole approfondire i temi e i territori di Devianti. Il primo è Linea Bianca, curato da Quarantasettezeroquattro e dedicato al racconto della creazione del confine di Gorizia e che, indirettamente, racconta come l’identità in una terra di confine sia un concetto assai labile. Il progetto, firmato da Natalie Norma Fella e Alessandro Cattunar, è ascoltabile gratuitamente su Spotify e su Spreaker.
Abbiamo parlato con gli autori di Linea Bianca in questa intervista
Il secondo è Le radici dell’orgoglio, curato da Giorgio Umberto Bozzo: un racconto monumentale e rigoroso della storia del movimento omosessuale italiano a partire dagli anni Cinquanta, una delle risorse più complete disponibili in italiano su questo tema.