Jürgen Nöldner, il Puskas della DDR

Un cross, uno stop e un gran tiro di destro, non il suo piede. Sono da poco passate le 14 del 31 ottobre 1965 e Jürgen Nöldner, centrocampista offensivo della Germania Est è appena entrato nella storia. Dopo meno di un minuto dal calcio d’inizio ha segnato al Zentralstadion di Lipsia in un match delle qualificazioni mondiali contro l’Austria la rete più veloce nella storia della Nazionale della DDR. Un record che non sarà mai battuto.

Un figlio dello Stato

Jürgen, classe 1941, ha seguito le orme di suo padre Erwin che negli anni Trenta aveva militato nello Sparta Lichtenberg, un Arbeitverein, cioè un club affiliato al Rotsport, organizzazione sportiva legata al KPD, il Partito Comunista Tedesco. Un calciatore dilettante ma soprattutto un oppositore del nazionalsocialismo. Fa parte dell’apparato clandestino del KPD e della rete di Robert Uhrig e di Anton Saefkow.

Per la sua militanza Nöldner senior viene più volte arrestato, per l’ultima volta nel 1944. Nello stesso anno, nonostante le richieste di grazia, Erwin viene giustiziato. Jürgen non ha nemmeno tre anni. Sua mamma Lucie lo crescerà nel neonato “Stato degli Operai e dei Contadini” che nel 1951 onorerà Erwin con la sepoltura nel “Memoriale dei Socialisti”, all’interno del Cimitero di Friedrichsfelde.

Nöldner inizia a giocare nello stesso club del padre, lo Sparta Lichtenberg e poi nel BEWAG Berlino. Jürgen è così dotato tecnicamente che a poco più di 16 anni passa al settore giovanile del ASK Vorwärts Berlino, la squadra dell’esercito, con cui realizza in due categorie diverse la doppietta, campionato nazionale e coppa nazionale della DDR. 

Gol e assist

A neanche 19 anni, il 27 settembre 1959, Nöldner debutta in prima squadra. È la diciottesima giornata di Oberliga e contro l’Einheit Dresden realizza la rete del 3-1 finale. Tre giorni dopo Jürgen esordirà anche in Coppa dei Campioni con gli inglesi del Wolverhampton. E lo fa segnando la rete d’apertura nella vittoria 2-1 dei tedeschi che poi verranno eliminati per il 2-0 del ritorno. In pochi mesi diventa la stella della squadra berlinese che per tutti gli anni Sessanta lotta ai vertici della Oberliga.

Sarà per cinque volte campione della DDR e in due occasioni nel 1969 e nel 1971, con quello che nel 1966, è diventato Vorwärts Berlino, raggiunge i quarti di finale rispettivamente della Coppa dei Campioni e della Coppa delle Coppe. Nöldner è un centrocampista offensivo con un sinistro letale e una grande visione di gioco.

Fa correre la palla più che inseguirla, tanto che in un’intervista ha dichiarato:

Non ho mai corso dietro a un pallone che non potevo recuperare.

Nel 1963 “Kuppe”, “fratello maggiore” nel gergo di strada dei berlinesi, come lo chiamano tutti, viene votato in un sondaggio della rivista Deutsches Sportecho come miglior interno offensivo della stagione e nel 1966 viene scelto come Giocatore dell’anno da die Neue Fussballwoche. 

Gloria a Olimpia

Nel 1960 Jürgen Nöldner, dopo alcune presenze nelle selezioni giovanili, viene chiamato dalla Nazionale maggiore. Saranno dieci anni in cui colleziona trenta presenze e sedici reti. Come quasi tutti i giocatori della sua generazione non disputa né un Europeo né un Mondiale. Jürgen però si toglie la soddisfazione di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 1964, dove la Germania Est che formalmente rappresenta la Squadra Unificata Tedesca, fa benissimo. Nöldner, capitano e leader, segna due reti, di cui una nella semifinale persa contro la Cecoslovacchia.

Un grande giocatore che media e tecnici paragonano a Fritz Walter e qualcuno come il ct della Nazionale olimpica il magiaro Karoly Soos a Ferenc Puskas.

Leggi anche: Il sogno interrotto delle Olimpiadi di Berlino 1968

Un finale inaspettato

Nel 1971, per ragioni politiche il Vorwärts Berlino viene spostato in maniera forzata a Francoforte sull’Oder, al confine con la Polonia. Nöldner, nel pieno della sua carriera dice basta. Lui, che è un membro della SED e un ufficiale della Nationalvolksarmee, si ritira.

A differenza di molti suoi compagni di squadra sceglie di non fare l’allenatore. La ragione l’ha spiegata in varie interviste.

Avrei dovuto studiare alla scuola superiore di Educazione Fisica di Lipsia avrei dovuto nuotare e saltare da un trampolino d’inverno. Non faceva per me.

Si iscrive alla facoltà di giornalismo dell’università di Jena, dove si laurea.

Un fuoriclasse, anche con la penna in mano

Nöldner passa dall’altra parte della barricata. Inizia a fare il giornalista. E lo fa benissimo. Parte da Sportecho e passa a Fussballwoche, due istituzioni del calcio berlinese. Nel frattempo il mondo intorno a lui cambia. Jürgen, che nel 1989 a quasi 50 anni nel quarantesimo anniversario della DDR aveva giocato in una All-Star della Germania Est, non ha paura dei cambiamenti. Passa a Kicker, dove si occupa di raccontare il calcio e lo sport nei neue Bundesländer, come venivano chiamate le nuove regioni della Germania riunita.

Sulla capitale tedesca leggi anche “La città senza derby”, un viaggio nel calcio di Berlino. Intervista all’autore

Dal 1997 fino alla pensione nel 2006 sarà il campo dell’Ufficio di corrispondenza di Berlino. Sì, perché lui fino alla sua morte nel 2022, non si è mai mosso dalla sua Lichtenberg dove c’è una strada e una fermata dedicata a suo padre. Ha continuato a vedere e parlare di calcio con una certezza.

Quando critico qualcuno, nessuno può dire che Nöldner non ne sa nulla.

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Roberto Brambilla
Roberto Brambilla

Classe 1984, nato a Sesto San Giovanni quando era ancora la Stalingrado d’Italia. Germanocentrico, ama la Spagna, il Sudamerica e la Mitteleuropa. Collabora con Avvenire e coordina la rivista Cafè Rimet. È autore dei volumi “C’era una volta l’Est. Storie di calcio dalla Germania orientale”, “Rivoluzionari in campo” e coautore di “Non solo Puskas” e “Quattro a tre”.